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Elliott Erwitt Icons: un'umanità in bianco e nero

Roma, Trastevere. Il cielo è grigio, e la pioggia continua a battere. La città sembra deserta, e districarsi tra i vicoli significa sbrogliare l’insieme di suggestioni che si arrampicano sulle edere dei palazzi o s’impigliano tra i sampietrini. Essere accolti nell’atrio di WeGil in Largo Ascianghi, lasciandosi alle spalle l’insegna del Nuovo Sacher, è un po’ come entrare in “uno spazio dal cuore antico”, in cui sono stati custoditi con cura frammenti di “tempo perduto”.

La mostra retrospettiva su Elliott Erwitt catapulta dal grigiore di fuori all’intimità di un bianco e nero che sembra racchiudere tutte le sfumature del sentire umano. I settanta scatti raccolti sono stati scelti personalmente, “pezzo per pezzo” dallo stesso fotografo: Erwitt non è dunque solo autore, ma anche curatore, insieme a Giacchetti, della collezione esposta.
E proprio in veste di curatore, Erwitt sembra esercitare la sua peculiare ironia in questo piovoso pomeriggio di marzo, facendo balzare all’occhio dello spettatore la sua Eiffel Tower 100th Anniversary come prima immagine: uno scatto che cattura quel “momento decisivo” ricercato da Henri Cartier-Bresson, in cui un passante salta per evitare una pozzanghera, mentre una coppia si stringe, lottando con il vento che capovolge gli ombrelli.jacqueline kennedy
Le fotografie selezionate testimoniano l’incredibile capacità dell’autore di riconoscere la “goccia di splendore” tra le pieghe della quotidianità, ma anche un’attenzione vigile ai grandi momenti della Storia, ed uno sguardo capace di estrarre umanità e verità dai volti dei suoi protagonisti.
I ritratti di Marilyn ci consegnano un’espressione estremamente dolce e assorta, come se ogni maschera fosse stata lasciata cadere, così come quelli di Che Guevara restituiscono un sorriso sognante ed una “tenerezza del cuore” preservata anche in “tempi duri”. L’obiettivo e la sensibilità di Erwitt colgono la tensione quasi impercettibile nel contegno di Grace Kelly durante il ballo di fidanzamento con Ranieri di Monaco, e si soffermano sui lineamenti del volto alterato dal dolore di Jacqueline Kennedy al funerale del marito.
Il rischio è che il tempismo perfetto con il quale l’obiettivo cattura il suo soggetto, o con cui il fotografo si presenta ad un appuntamento con la Storia, venga tradito se la riproduzione fotografica viene asservita alle logiche del potere e della propaganda. Celebre è infatti lo scatto che ritrae una discussione nata da futili motivi tra Kruscev e Nixon, in cui quest’ultimo appare in una posizione dominante nei confronti del primo: la fotografia venne strumentalizzata a sostegno della campagna elettorale americana, distorcendo la reale dinamica dell’incontro, e suscitando l’amara disapprovazione dello stesso Erwitt.

caniLe fotografie di Erwitt ritagliano il mondo secondo angolature insolite (si vedano i numerosi scatti “ad altezza di cane”), interpretando il mondo attraverso un’ironia pungente, che tuttavia non dimentica di destare un sentimento di profonda empatia

L’intelaiatura del reale rilevata dal fotografo statunitense si riflette in una struttura compositiva che mette in luce curiosi contrasti: una comitiva di ragazze avanza allo stesso passo di un gruppo di oche, un’automobile sembra porsi in competizione con un treno a vapore in corsa, un uccello pare dispiacersi per un aereo che vola più alto di lui. Citando Ferdinando Scianna, nelle fotografie di Erwitt sembra prodursi un “corto circuito di umorismo, intelligenza, surrealtà”, “una corrida tra il caos e il senso”.Eliott Erwitt USA

Lo sguardo di Elliott Erwitt, acuto ed umoristico, conserva anche tutta la delicatezza di chi, riconoscendo una scena d’intimità, la osserva commosso senza osare interromperla. Ammiriamo così il ritratto della moglie mentre osserva con materna dolcezza la piccola figlia appena nata, ci imbattiamo negli accennati passi di danza di due amanti in cucina, fino ad arrivare al celebre California Kiss, in cui un sorridente bacio viene riflesso in uno specchietto retrovisore.
Lo specchio è un elemento ricorrente negli scatti di Elliott Erwitt, e prendere parte ad una mostra come quella allestita negli spazi di WeGil fa comprendere in quale maniera intrinseca esso appartenga alla sua produzione. Le fotografie stesse sembrano divenire superfici riflettenti per chi le osserva, invitando le persone a scambiarsi sguardi e a tenersi per mano, quasi riuscissero a riconoscersi in quell’umanità in bianco e nero, che a volte inciampa e fa sorridere, ma sempre commuove con la sua vita scandita “da miserie e passioni”.

Chiara Molinari 04/03/2020

La mostra fotografica ELLIOTT ERWITT ICONS, a cura di Biba Giacchetti, promossa dalla Regione Lazio e organizzata da LAZIOcrea in collaborazione con SudEst57, sarà visitabile presso l’hub culturale WeGil fino al 17 maggio.

 

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