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Da Gerusalemme a Bologna: "Duchamp, Magritte, Dalì - I Rivoluzionari del '900"

Varcando la soglia di Palazzo Albergati a Bologna, si viene immediatamente rapiti da un’atmosfera bizzarra e sorprendente, grazie alla mostra "Duchamp, Magritte, Dalì - I Rivoluzionari del '900", presentata dal gruppo Arthemisia.

Mostra 2Già nel nome, risiede l'eccentricità del movimento artistico e letterario d’avanguardia, noto come dadaismo, si dice sia una citazione del termine usato nelle lingue slave "da - da" ossia "Sì", un atteggiamento affermativo, dunque, dell'arte verso la vita; la versione più accreditata, tuttavia, ruota intorno alla scelta fatta da T. Tzara che aprendo a caso un dizionario francese, trovò ‘dada’ parola che deriva dalla voce onomatopeica del linguaggio infantile («cavallo»).
Nessun significato trascendentale forse, per una delle più significative correnti artistiche del Novecento, sorta a Zurigo nel 1916, con importanti fulcri a New York, Berlino e Parigi, dove si sciolse nel 1922.

La rottura di ogni schema razionale, di ogni rassicurante certezza, di valori stabili e costituiti, che formano la mentalità dei benpensanti e definiscono le aspettative del pubblico borghese, sono i pilastri del movimento che, coerentemente con questa forte carica anarchica e sovvertitrice, più che elaborare un nuovo sistema di valori e quindi una nuova normativa estetica, si concentra nella demolizione di ogni sistema possibile, e si ribella, in particolare, contro il sistema dell’arte.

I dadaisti, pur utilizzando l’esperienza delle avanguardie cubista, futurista, espressionista e astrattista, se ne distanziano poi sia per la deliberata avversione a ogni programma sia perché più radicalmente mirano all’annientamento di ogni ‘aura’ poetica, in un estremo tentativo di ricomporre la frattura tra arte e vita.

Il gesto, dunque, e conseguentemente lo scandalo sembrano essere i cardini di una coerente poetica dadaista; l’impossibilità di definire in positivo le linee di una ricerca, capace di andare oltre il momento della pura negazione, portò al suo progressivo esaurimento: i protagonisti sceglieranno il silenzio o confluiranno in altre esperienze d’avanguardia.

MOSTRA 23 3E' vero, infatti, che nel dadaismo sono presenti molti dei motivi ripresi dalle successive avanguardie: il rifiuto della mercificazione dell’arte, la riflessione sui nessi arte-vita e arte-rivoluzione, la ricerca di forme espressive derivanti dalla fusione di più linguaggi artistici, l’esaltazione del caso nel processo creativo, l’interesse per la follia e per l’inconscio, la componente ludica e paradossale nell’attività dell’artista.
Ma il merito maggiore del dadaismo sta forse nell’aver promosso
, in virtù della sua ostinata asistematicità, la più ampia sperimentazione in tutti i campi della produzione estetica, compresi il cinema, la danza e la fotografia.
Le tecniche del collage, del frottage e dell’assemblage, il fotomontaggio, i rayographs di Man Ray, i ready-mades di Duchamp e le macchine di Picabia, la poesia tipografica, visiva e sonora, la musica dei rumori, e molte altre innovazioni tecniche ed espressive, anche se in gran parte riprese dalle precedenti ricerche futuriste, costituiscono un patrimonio a cui hanno attinto artisti delle più diverse tendenze.

Il dadaismo pose le premesse non solo del surrealismo, che più direttamente ne raccolse l’eredità, ma anche di molte forme espressive e movimenti, che si svilupparono dopo la Seconda guerra mondiale come: happening, environment, la musica di J. Cage, il gruppo Fluxus, il Living Theatre, certe tendenze concettuali o il neo-dada.

 

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Circa duecento opere giunte dall'Israel Museum e allestite nelle sale di via Saragozza per un meraviglioso "viaggio" costruito attraverso le diverse sezioni dell'esposizione, cinque per la precisione: Accostamenti Sorprendenti; Automatismo e Subconscio; Biomorfismo e metamorfosi; Desiderio musa e abuso; il Paesaggio Onirico.
Fra queste, icone quali Le Chateau de Pyrenees (The Castle of the Pyrenees) del 1959 di Magritte, Surrealist Essay (1934) di Salvador Dalí, Waistcoat for Benjamin Péret (1958) di Duchamp Main Ray (1935) di Man Ray

Sacchi1La mostra è stata curata da Adina Kamien-Kazhdan: "Questa mostra è un viaggio attraverso il Surrealismo e il Dadaismo ed è una grande prima internazionale che vede protagonisti dei grandi rivoluzionari dell'arte: Duchamp, Magritte, Dalì, Ernst, Tanguy, Man Ray, Picabia, Pollock e molti altri, tutti insieme per raccontare un periodo di creatività straordinaria e geniale. E' un po' come un ritorno a casa visto che vennero donate dall'italiano Arturo Schwartz, che ha arricchito con le sue opere il Museo di Israele".

L'allestimento è stato curato, invece, dall'architetto spagnolo amico di Dalì, Oscar Tusquets Blanca, il quale in omaggio all'evento bolognese, ha ricostruito in una delle stanze la sala Mae West di Salvador Dalì e l'installazione 1,200 Sacks of Coal ideata da Duchamp per l'Exposition Internationale de Surrèalisme del 1938.

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20 e sarà visibile fino all'11 febbraio 2018.

 

 

 

Miriam La Rocca

29/10/2017

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