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L’Arte si conosce con le mani: piccole rivoluzioni a Palazzo Braschi

Dei cinque sensi di cui disponiamo, ciascuno parla il proprio linguaggio. Tradurre un sapore in un’immagine, un colore in un calore e così via, è proprio della sinestesia, un fenomeno di contaminazione delle percezioni sensoriali.
Il Museo di Roma con “Contatto. Sentire la pittura con le mani” offre l’opportunità di “vedere” grandi capolavori della pittura del ‘500 con le mani. Si tratta del “Compianto sul Cristo morto” del Correggio (Parma, Galleria Nazionale), il “Profeta Isaia” di Raffaello (affresco nella chiesa di S. Agostino a Roma), la “Maddalena penitente” di Caravaggio (Roma, Galleria Doria Pamphilj) e la “Madonna dei pellegrini” di Caravaggio (Roma, chiesa di S. Agostino).
In questo caso, “toccare l’arte si può, anzi si deve”. Si scardina così una delle grandi regole dell’istituzione-museo, il “non toccare”, declinandola a punto di forza per una nuova esperienza ricettiva. Contatto01
In due sale a bassa illuminazione – per ragioni di conservazione - all’interno del cortile di Palazzo Braschi, sono esposte le riproduzioni tridimensionali delle superfici dipinte, secondo un processo tutt’altro che banale, implicante l’interpretazione della figurazione in ogni sua parte, per non privilegiare un aspetto piuttosto che un altro o, al contrario, per esaltarne dei segmenti qualora l’interpretazione critica lo richiedesse.
Si devono stabilire quindi le profondità, gli spessori e le proporzioni di queste rispetto al resto, dai panneggi delle vesti dei personaggi - per trasmettere un’idea reale del tipo particolare di tessuto - all’importanza che ogni elemento ha all’interno della composizione. Per fare un esempio dal punto di vista pratico, nella “Madonna dei pellegrini” di Caravaggio, il naturalismo dell’artista si comunica attraverso l’eliminazione della gerarchia delle figure. Dal punto di vista tattile, hanno quindi tutte la medesima profondità, seppur, per orientare il tocco, si è deciso di marcare di più il bambino Gesù e i piedi del pellegrino, in basso a destra.
Contatto03Per consentire questo processo di “traduzione” si dimostra utile come non mai una ricerca filologica e critica che sappia coniugare l’evoluzione delle tecniche e degli stili all’interno della storia dell’arte con la poetica specifica di ciascun artista preso in esame. Un fil rouge che complica la produzione di questa sorta di bassorilievi, è lo psicologismo insito nelle quattro opere, frutto di un periodo storico e di una spiccata sensibilità artistica propensi ad addentrarsi nello studio dei caratteri e dei moti umani, attitudine figlia di Umanesimo e Rinascimento.
Si possono vedere la compassione, il dolore, il senso di colpa, la solennità, toccando con mano e chiudendo gli occhi?
Immersi in una cultura più che mai visiva ed iconica, la mostra implica uno sforzo percettivo e cognitivo che mette in discussione il nostro stesso sapere e il nostro “fare esperienza”. Ripartiamo da zero, con scarse certezze, come se la nostra mano fosse la tabula rasa attraverso cui costruire una nuova forma di conoscenza. Oltre alla riproposizione di capolavori del XVI secolo in chiave inedita, si tratta di una mostra contemporanea e interattiva che si interroga sulla legittimità della preminenza della vista su tutti gli altri sensi – tendenza ribadita da millenni di arte visiva – e anche sulle abituali modalità di fruizione museale.
A testimonianza che dalle “piccole” idee – sebbene “piccole” solo in apparenza - potrebbero nascere grandi rivoluzioni.
Da toccare, fino al primo ottobre.

Agnese Comelli 15/07/2017

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