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Bene, Berberian, Stratos: le voci del Novecento fino al 30 giugno al Palazzo delle Esposizioni

Al via dal 9 aprile 2019 al Palazzo delle Esposizioni la mostra Il corpo della voce - Carmelo Bene, Cathy Berberian, Demetrio Stratos - interamente dedicata a tre mostri sacri che hanno fatto della propria voce un vero soggetto sonoro, analizzandone tutte le potenzialità e riconoscendone quella complessità di senso che le avanguardie del Novecento hanno sempre indagato.
La mostra è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla crescita culturale e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo, il cui presidente Cesare Petroiusti, in conferenza stampa, ha sottolineato con orgoglio come sia stata la prima mostra concepita ex novo dalla nuova gestione dell’azienda.

Le due curatrici, Anna Cestelli Guidi e Francesca Rachele Oppedisano, hanno portato avanti, da settembre, un rigoroso lavoro di ricerca non soltanto artistico, ma anche scientifico: la mostra, infatti, è arricchita da due sezioni scientifiche, la prima, curata da Franco Fussi, medico specialista in Foniatria e Otorinolaringoiatria, offre ai visitatori un’analisi accurata della cavità di risonanza dove la voce si configura nella sua carnalità. La seconda, curata da Graziano Tisato, riercatore presso il CNR di Padova, si trova all’interno della sezione Stratos, dato il lungo sodalizio tra il centro di ricerca e lo stesso artista greco, la cui indagine sulla voce è stata così forsennata da riuscire a recuperare persino vocalità arcaiche.

Sulla scia delle avanguardie artistiche del Novecento, i tre protagonisti del Corpo della voce hanno completamente infranto il legame indissolubile tra il significato della parola e la sua dimensione sonora, riuscendo a trasformare l’immateriale in fatto sonoro.

Oltre le 120 opere tra foto, video, materiali di repertorio, partiture originali e aree di ascolto, la mostra ha due padri nobili: Samuel Beckett e Antonin Artaud.
Del drammaturgo irlandese è esposto un video, per concessione della BBC, del monologo Not I, in cui la bocca ripete ossessivamente frasi prive di senso, riproducendo l’impossibilità dell’io a sentirsi soggetto, mentre la voce di Artaud, nel poema radiofonico Pour en finir avec le jugement de Dieu, introduce alla ricerca vocale di Stratos, musicista e frontman del gruppo progressive rock Area, interessato a studiare le proprie capacità vocali tanto da diventare figura vicina a quella di John Cage, il compositore statunitense che aveva messo in discussione il concetto di musica oltre la tradizione.

La mezzosoprano di origini armene Cathy Berberian ha portato avanti dagli anni Cinquanta la ricerca di una nuova vocalità sfruttando enormemente le sperimentazioni elettroniche, convinta che “il mezzo tecnologico restituisce alla voce la sua autonomia”. La carica espressiva della sua voce è diventata stimolo creativo per molti compositori che scriveranno appositamente per lei, come Sylvano Bussotti. Il suo talento di elaborare alcuni aspetti della popular culture sono confluiti in un comic strips, Stripsody, composto dalla stessa artista nel 1966, in collaborazione con Umberto Eco e il pittore Eugenio Carmi: testimonianza in cui emerge soprattutto l’interesse per l’onomatopea.

A chiudere la mostra è la sezione dedicata a Carmelo Bene, l’artista italiano che più di ogni altro ha incarnato l’avanguardia del secondo Novecento, facendo sempre prevalere nella sua ricerca il valore linguistico – fonetico della parola su quello semantico. Le curatrici hanno deciso di concentrarsi sugli spettacoli concerto Manfred, Majakovskij e Adelchi, quelli in cui Bene sperimenta al massimo grado la potenza della strumentazione elettronica negli spazi chiusi dei teatri classici: siamo nei primi anni Ottanta e lo stesso artista si consacra macchina attoriale, concentrando la sua indagine sulla possibilità della parola di liberarsi dal senso per farsi puro suono.
Ad arricchire la mostra una serie di eventi speciali, quindi, rassegne cinematografiche, laboratori per il pubblico e due performance di due grandi registe: Edipo re di Chiara Guidi, che vede impegnato un coro di settanta persone non professioniste, e Altre voci dalla città stanca di Monica Demuru con gli allievi dell’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico.

Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10 alle 20, venerdì e sabato dalle 10 alle 22.30

lunedi chiuso

Biglietti: intero 10 euro, ridotto 8 euro

Info e prenotazionihttps://www.palazzoesposizioni.it

Diletta Maurizi