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Andy Warhol “Forever” ad Arezzo

Sono gli ultimi giorni per vedere ad Arezzo la mostra di Andy Warhol, ospitata fino al 10 maggio nella Galleria Comunale di Arte Contemporanea. Un percorso breve ma interessante, che ci introduce nel mondo della pop art e del consumismo americano a piccoli passi dimostrando come una qualsiasi copertina, rivista, fotografia può diventare arte se è autografata da Andy Warhol. Un principio che lo stesso artista, convinto che tutto potesse essere arte e che la via più semplice fosse sempre la migliore, apprezzava.

Il nostro viaggio inizia al secondo piano della Galleria, tra immagini di Liza Minelli e Mick Jagger, icone della musica che hanno ispirato il pittore nelle sue creazioni. Quelle che vediamo sono opere più o meno grandi, in cui i volti si ripetono, si duplicano, alternando i colori vivaci tramite la tecnica della serigrafia. Entrando nella seconda sala è come se invadessimo lo spazio intimo, ma al tempo stesso pubblico, di Warhol. L'immagine della Campbell soup stampata su borse e vestiti diventa l'oggetto simbolo dell'America, paese del McDonald's, della Coca-Cola, dove comprare e girare tra centri commerciali è l'attività più popolare. Insieme a tutto ciò, convivono una serie di scatti in bianco e nero che ritraggono il capostipite della pop art in azioni quotidiane.

Prima di salire al terzo piano, ci imbattiamo in una stanza separata dal resto, solitaria, in cui scopriamo un lato più nascosto e affascinante dell'artista. Siamo immersi nel mondo delle drag queens afroamericane, “Ladies and Gentlemen” dall'identità ambigua, ritratti in pose sensuali o più comuni attraverso l'uso di chiazze di colori innaturali.

Scalino dopo scalino arriviamo alle opere più note e rappresentative: la prima serigrafia di Marilyn Monroe - musa ispiratrice di Warhol - quelle di Liz Taylor, Mao Tse Tung e tanti altri. Anche i soldi diventano oggetto artistico, i suoi “Two dollars” si riproducono all'infinito per ironizzare sulla pratica dei collezionisti di spendere moltissimi soldi per comprare un quadro. Tutto è provocazione e distorsione della realtà.

 

(Sara Bonci)