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Al Palazzo Pretorio di Cittadella una mostra dedicata a “Sirio Luginbühl

Il Palazzo Pretorio di Cittadella ospita fino al 15 luglio 2018, la mostra “Sirio Luginbühl: film sperimentali”, curata da Guido Bartorelli e Lisa Parolo..
Un evento che chiude il progetto di digitalizzazione e preservazione del fondo filmico privato del film-maker Sirio Luginbühl (Verona, 1937 – Padova, 2014), donato dalla moglie Flavia Randi e dalla figlia Cecilia al Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca).
La mostra “Sirio Luginbühl: film sperimentali” presenta i capolavori su pellicola del film-maker padovano. S’intende così contribuire alla trasmissione di quel patrimonio di idee, invenzioni visive e testimonianze storiche trasmessoci dal cinema sperimentale e, nello specifico, da uno dei suoi maggiori protagonisti.
Sirio Luginbühl, attento osservatore delle avanguardie internazionali e testimone più che consapevole del suo contemporaneo, rappresenta una figura chiave nel panorama del cinema sperimentale e d’artista; nella sua variegata produzione è riuscito a fondere insieme avanguardia, ironia ed erotismo, ricoprendo il ruolo di osservatore attento e a volte malizioso della realtà; dalla politica alla liberazione sessuale, dalla lotta di classe al femminismo. Luginbühl ha tradotto alcuni dei temi salienti che hanno caratterizzato il dibattito pubblico degli anni Sessanta – Settanta in un linguaggio all’avanguardia, moderno e provocatorio.
 Il ventennio Sessanta - Settanta segna per l’Italia e per il mondo un passaggio fondamentale che nell’arte si manifesta nella messa in discussione delle forme artistiche tradizionali, che saranno sostituite da un’idea di arte come azione, verso la smaterializzazione dell’oggetto artistico.
Il lavoro di Luginbühl s’inserisce a pieno in questo contesto “rivoluzionario” che caratterizza in questi anni anche la scena artistica padovana. Infatti, gli anni Sessanta vedono la nascita a Padova del Gruppo N che comprende come maggiori esponenti Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi; poesia concreta, neo-avanguardia letteraria, sperimentalismo, approccio scientifico e gestaltico e lavoro collettivo costituiscono le premesse dei nuovi linguaggi artistici cui Luginbühl assiste da vicino.
Partendo quindi da questi iniziali punti di riferimento, il film-maker padovano comincia tra il 1964 e il 1965 a dedicarsi alla realizzazione di spettacoli teatrali e sperimentali e all’organizzazione di azioni live, definite happenings, che “sconvolgono” la città di Padova in più occasioni.
Luginbühl privilegia il film come tecnica principale della sua espressione artistica. In linea con le tendenze rivoluzionarie dell’epoca, con i suoi film Luginbühl vuole sconcertare, scandalizzare, stupire e superare il limite del cosiddetto “buon gusto” attraverso l’uso della sessualità, della pervasività degli annunci pubblicitari, del sangue come simbolo di morte e di lotta sociale, ossia alcuni dei temi ricorrenti nella sua vasta produzione.
La sperimentazione di Luginbühl si trova nel processo creativo, ossia nell’idea, nella scelta delle ambientazioni, nel coinvolgimento degli attori, nell’immediatezza della ripresa e, più di tutto, nel trattamento finale e nel montaggio della pellicola sviluppata, nel quale Luginbühl esprime le fratture narrative e linguistiche apprese dai poeti e artisti della neo-avanguardia; infatti sono gli interventi di post-produzione sulla pellicola, oltre che alla valenza concettuale e storica dei suoi lavori, a rendere i suoi film sperimentali, astratti e realisti allo stesso tempo. 
Ogni sala di Palazzo Pretorio ospita una proiezione a loop di un film. Il visitatore sarà lasciato libero di gestire da sé la visione, entrando e uscendo indipendentemente dalle sale, senza però compromettere la fruizione completa in quanto i film di Luginbühl sono caratterizzati da un andamento non consequenziale/narrativo. Inoltre, l’esposizione a loop di filmati brevi ma intensi, sia per la costruzione delle immagini che per la pregnanza semantica, permetterà al visitatore di penetrare in una complessità altrimenti sfuggente.

Davide Antonio Bellalba  17/03/2018

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