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“È solo un inizio. 1968”: alla Gnam la mostra sull’anno che avrebbe cambiato il mondo

“Abbiamo sempre saputo che sarebbe finita male”, scriveva Gilles Deleuze sul ’68, l’anno simbolo dei movimenti studenteschi, il crocevia tra il vecchio mondo borghese - nato dalla Rivoluzione Francese e dall’Illuminismo - e quello che le giovani generazioni intendevano costruire per ribaltare ruoli e prospettive. Era solo l’inizio però.
Il mondo occidentale si prepara a festeggiare il cinquantesimo anniversario di questo fenomeno socio-culturale e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, luogo rappresentativo della rivoluzione estetica a due passi da Valle Giulia, la mostra “È solo un inizio. 1968”, a cura di Ester Coen, (la prima in Italia) è un invito a guardare a quegli anni, alle promesse e al divenire con uno spirito attento ma senza pregiudizi e senza accezioni “politicamente corrette”.

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“È solo un inizio” era lo slogan urlato nelle vie di Parigi e nelle aule della Sorbona, un motto che esortava alle contestazioni di studenti e operai e ben sintetizzava l’anima del ’68. La dimensione politica ha contagiato quella artistica, letteraria, musicale e teatrale e niente è stato più come prima. Con il ’68 inizia la fine del mondo, ma come spiegava Ernesto De Martino a finire non è mai il mondo, ma uno in particolare e il ’68 è una rivolta contro le istituzioni che avevano dato vita quel mondo: la scuola e la famiglia. La rivoluzione libertaria ha messo in discussione l’autorità e la morale ma si è limitata a essere negli anni solo un preludio di ciò che doveva diventare.

La mostra, aperta al pubblico dal 3 ottobre, non vuole giudicare i fini e i mezzi, ma punta a raccontare “ciò che comincia” con le opere di Vito Acconci, Carl Andre, Franco Angeli, Allan Kaprow, Jannis Kounellis, Mario Schifano, Michelangelo Pistoletto, Toshio Matsumoto e, dalla collezione della Galleria Nazionale, con le creazioni di artisti come Gianfranco Baruchello, Daniel Buren, Mario Ceroli, Christo, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Andy Warhol. Accompagna la mostra il giornale-catalogo “È solo un inizio. 1968”, con il testo di Ester Coen e interventi, tra gli altri, di Franco Berardi Bifo, Achille Bonito Oliva, Luciana Castellina, Germano Celant, Goffredo Fofi, Franco Piperno, Rossana Rossanda, Lea Vergine, a cura di Ilaria Bussoni e Nicolas Martino. A dimostrazione che l’arte aveva un modo suo di creare quello stesso desiderio di inizio e di rinnovamento radicale.

“Eccoci a ricostruire questo racconto dove la sovversione diventa canone, addirittura canonica e si ripete come ogni ciclico inizio dei tanti possibili”, sono le parole della Direttrice della Gnam Cristiana Collu in conferenza stampa. E così che nella sala principale esempi di arte figurativa del periodo vengono affiancati a opere minimaliste e concettuali: è il messaggio che conta, che arriva a rompere gli schemi e a porre le basi per una nuova epoca.  La “meglio gioventù” credeva negli ideali e nell’autodeterminazione, ha decretato la fine di un sistema, ma non ha provveduto a sostituirlo in modo compiuto.
“È solo un inizio - scrive Cristiana Collu - è come un incendio visto da lontano, nulla che ci riguardi veramente. L’arte che lo ha scaldato, ora lo raffredda. È entrato nei musei… ma come diceva Marie von Ebner-Eschenbach quasi un secolo e mezzo fa, ‘Quando arriva il tempo in cui si potrebbe, è finito quello in cui si può’”.

Silvia Natella 3/10/2017

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