Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

"Le guarigioni" il primo libro di Kim Rossi Stuart

foto: Ufficio Stampa

"Oggi scrivere un libro è diventata quasi una moda, soprattutto per quelli che non sono scrittori di mestiere, ma quasi nessuno di loro si chiede realmente di cosa vuole scrivere. In questo caso avviene il processo inverso, alla base vi è un disperato bisogno di comunicare un qualcosa e solamente dopo arriva il piacere della pubblicazione" esordisce così il mediatore Guido Maria Brera durante la presentazione de "Le guarigioni", prima opera scritta firmata Kim Rossi Stuart. L'attore e regista romano infatti non si era mai allontanato, prima d'ora, da quello che è il suo porto sicuro, il cinema, ma con 'Le guarigioni' l'artista è riuscito a creare un racconto per immagine. Già sfogliando le prime pagine del libro è possibile percepire visivamente ogni singola parola riportata su carta, una grande dote che lo stesso Stuart conferma di aver sviluppato proprio attraverso lo studio meticoloso della narrazione filmica.

"Le guarigioni" può essere definito come una raccolta di racconti. Cinque sono le storie narrate, ognuna ambientata in un tempo diverso e con dei protagonisti unici, che portano avanti un'ideale che funge da unico filo conduttore: l'amore. Il sentimento universale viene analizzato dall'autore seguendo uno sviluppo cronologico: partendo dalla rappresentazione di una prima fase 'originale', che coincide con la scoperta del sentimento; alla successiva fase di maturazione; fino ad arrivare al vero e proprio culmine sensoriale in cui l'amore viene messo in discussione, perso e poi ritrovato ancora. I protagonisti, pur non essendo narratologicamente collegati tra loro, riportano a galla delle caratteristiche psicologiche che ricordano coloro che gli hanno preceduti e anticipano quelli che verranno in seguito. Questo passaggio di testimone richiama in maniera naturale l'attenzione del lettore, che cerca di creare una storia soggettiva in cui tutti i personaggi dei cinque racconti coesistono e si confrontano tra loro.

Un rapporto conflittuale tra padre e figlio, un amore difficile tra un uomo e una donna ed infine una coppia che riscopre l'amore con l'arrivo del loro primo figlio. Con i primi tre racconti si chiude un cerchio concettuale basato sull'amore all'interno del nido famigliare, il più cruento forse ed il più irrazionale rispetto alle due storie successive, che invece analizzano un amore meno carnale e più spirituale. All'inizio vi è sempre un lotta costruttiva che pone le basi per quella che sarà l'evoluzione conclusiva dei legami, prima opacizzati dall'incomprensione e poi spolverati dalla forza del sentimento.

Vagamente ispirato ai temi pirandelliani, Rossi Stuart si sofferma diverse volte sul concetto d'identità cercando di capire come ogni volta vi è una contrapposizione naturale tra il buono e il cattivo. Di come ogni volta l'uomo si impegna nel mostrare la parte migliore di sé tralasciando volutamente quelli che sono i suoi difetti. Seguendo questo concetto la narrazione assume tratti realistici in cui subentrano scene di vita quotidiana, alcuni di questi raccontano di eventi spiacevoli, altri meno. L'obiettivo dell'autore era favorire una riflessione sulla nostra società, concentrata all'apparenza, mettendo il luce il lato più umano dell'essere.

Kim Rossi Stuart afferma: "Inizialmente l'obiettivo era quello di scrivere un racconto sul bene assoluto, c'ho provato ma ovviamente ho fallito, mi sono dovuto arrendere al fatto che non è possibile narrare le vicende del bene escludendo del tutto le vicende del male. In un universo distopico, in cui viene ambientata l'ultima parte, si diffonde un virus che consiste nell'essere buoni, di una bontà totale, assoluta, che nel corso della storia viene traghettata dal giovane prete protagonista. Il bene diventa la causa di una sorta di stallo completo, l'umanità diventa piatta e il prete si chiede come mai sia l'unico ad essere rimasto immune da questo contagio. L'uomo allora ha la missione di riportare nell'umanità il male. L'umanità deve imparare a riconoscerlo e ricollocarlo al punto giusto. È un paradigma per dire che il male è necessario, nasce con noi, la cosa importante è riuscire a governarlo. Il desiderio, tentativo, di estirparlo da noi, di amputarlo, è fallace così come il volerlo cavalcare e sfruttare a discapito degli altri".

In conclusione l'autore non esclude la possibilità di uno riadattamento cinematografico per ogni storia, uno dei cinque racconti è stato già protagonista sul grande schermo con 'Tommaso' (seconda pellicola firmata da Rossi Stuart come regista), un'altro è già in fase di lavorazione, mentre per i restanti tre ci sarà una programmazione futura.

Francesca Totaro 08/02/2019

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM