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“Last words”: lo scrittore Gabriele Tinti racconta il drammatico lirismo degli istanti ultimi

Il drammatico lirismo degli istanti ultimi espresso in una raccolta di found poems: tutto questo è “Last words”, ultima opera dello scrittore e poeta Gabriele Tinti.
Il libro, che sarà presentato giovedì 25 febbraio presso la libreria Ibs in Via Nazionale a Roma, alla presenza dell’autore, del sociologo Derrick de Kerchkove e del giornalista Carlo Troilo, è un lungo, doloroso, commovente poema della realtà. Una raccolta di ultime parole di persone comuni che hanno preso la tragica decisione di suicidarsi.
Sono parole che lo scrittore ha deciso di organizzare sotto forma di epitaffio collettivo e riportate fedelmente, senza alcuna modifica, privandole così di qualsiasi patetico tentativo di immedesimazione, di finzione, di artificiosità letteraria.
Le espressioni letali, lucide, scritte come un urlo, un grido, in serenità, con consapevolezza, in pace, contengono tutta la complessità terribile della vita.
Questi brevi poemi sono come il racconto, il conto alla rovescia, di quei paurosi 45 minuti che precedono la fine, minuti vuoti, riempiti da parole che nel loro essere ultime, conclusione di ogni comunicazione, d’ogni slancio vitale, testimoniano la più autentica difficoltà dell’ essere uomini.
Il libro è inoltre arricchito dai saggi di Derrick de Kerchkove e Umberto Curi, e dalle forti immagini del fotografo Andres Serrano, tratte dalla serie “The morgue”.
“Last words” è un toccante disegno concettuale per esprimere un doloroso dramma, in cui l’io lirico diventa un noi immerso nel panico, nell’angoscia che si fa disperazione e infine tragedia. Per queste persone il dramma è reale, imminente. Accadrà, presto. Conoscerlo in anticipo colpisce il lettore, addolora, disturba, mette in crisi come raramente accade in letteratura.

Maresa Palmacci 23/02/2016

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