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“La cuoca di D'Annunzio”: un libro per scoprire la passione culinaria del poeta abruzzese

La cuoca di D'Annunzio

Maddalena Santeroni, Donatella Miliani

Edizione: 2015 Utet


Patatine fritte, cannelloni, pernice fredda, pecorino, mascarpone, uova. No, non si tratta di un ennesimo programma di cucina o di un libro di ricette. Questo elenco di cibi rappresenta la lista dei desideri culinari di Gabriele D'Annunzio, egregiamente presentati nel libro “La cuoca di D'Annunzio. I biglietti del Vate a “Suor Intingola”. Cibi, menù, desideri e inappetenze al Vittoriale” (Utet, 2015) scritto da Maddalena Santeroni e Donatella Miliani.
Per quasi vent'anni il Vate comunicò con la sua cuoca Albina, attraverso una miriade di bigliettini, inviati a ogni ora del giorno e della notte, nei quali in maniera minuziosa e a volte maliziosa descriveva le sue imprevedibili richieste culinarie. Dopo aver letto le prescrizioni, la fedele Albina si dedicava alla preparazione dei manicaretti mentre il suo “padrone” la venerava e la ricompensava con un generoso stipendio.
Il rapporto che legava il poeta alla cuoca “Suor Intingola”, l'unica donna con cui non ebbe una relazione amorosa, era profondo e intenso, rappresentando quasi una vice mamma con la quale essere semplicemente se stesso e mostrarsi anche debole.
Il libro presentato da una delle autrici, Maddalena Santeroni, a Selva di Fasano (Fasano di Brindisi) è un manuale di seduzione culinaria, ma è anche il ritratto di un D'Annunzio inedito, un padrone di casa del tutto fuori dalle regole, capace di trasformare in un piccolo capolavoro letterario il semplice ordine per una cena importante o per un incontro galante.
Attento salutista, raffinato gourmet, interessato alla freschezza delle materie prime, D'Annunzio alternava momenti di digiuno completo ad abbuffate compulsive, soprattutto in previsione dell'arrivo di qualche amante; era anche un attento esteta della tavola, apparecchiata con cura dei dettagli del tovagliato e cultore dei pasti consumati in solitudine.
Il cibo con D'Annunzio «diventava fonte di piacere e di coinvolgimento emotivo, di seduzione, di bellezza», come scrive Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale degli Italiani, nelle prime pagine del libro “La cuoca di D'Annunzio”, provocando a volte effetti simili a quelli di un'estasi divina.

Krizia Ricupero 07/08/2015

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