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"Insperati incontri": il nuovo, polifonico libro di Silvio Perrella

«I primi incontri, quelli con i familiari e poi con gli amici, sono avvenuti nella naturalezza dell’inizio. Poi quell’inizio si è frantumato [...]. È iniziato il lavoro del linguaggio. Di volta in volta sono arrivate persone e con loro parole e gesti e intonazioni. E ho capito che mi piaceva ascoltare la parola altrui».
Silvio Perrella, critico letterario e scrittore siciliano, ha pubblicato nelle scorse settimane il suo nuovo libro “Insperati incontri”. In poco più di cinquecento pagine, l’autore di “Doppio scatto” parla con diversi interlocutori. Dalla A di Avalle, passando per la G di Garboli, proseguendo per la P di Pirandello e Proust e finendo con la Z di Zanzotto, Perrella compie un viaggio a metà fra il sogno e la realtà. La sua voce si mescola a quella delle persone che fanno parte di questa lunga e originale collezione di incontri. Non sempre avvenuti, ma di certo (in)sperati.

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Tanto di ciò che possiamo trovare all’interno dell’opera (interviste scritte, trasmissioni radiofoniche, ritratti, ricordi e racconti) è realmente avvenuto o è realmente stato pronunciato. Alcuni passaggi sono però fittizi, frutto della fantasia dell’autore.
Unica vera certezza, elemento cardine onnipresente, è la città partenopea. Città che Perrella ama e in cui risiede da anni. Napoli accomuna quasi tutti i personaggi a cui viene data voce all’interno del libro: da Giacomo Leopardi a Toni Servillo, da Ruggiero Cappuccio a Giambattista Vico.
«Un’opera polifonica e composta» così è stata definita dallo stesso Perrella, che ammette effettivamente di non saper indicare neppure un genere letterario calzante.
L’ordine alfabetico lascia piena libertà al lettore. Non essendoci un filo conduttore tra un racconto e l’altro e non essendo un romanzo ordinario l’opera può essere letta anche a partire dalla parte centrale o addirittura dalla quella finale."Un'opera itinerante”, senza una trama ma con tanti punti di vista e spunti di riflessione, che concede la possibilità di compiere un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso gli argomenti e i linguaggi più disparati, stando comodamente seduti sulla propria poltrona di casa. Perrella con il suo alfabeto personificato, consegna così al pubblico e alla memoria uno strumento tangibile, utile e utilizzabile. D’altronde non conta se questi racconti siano reali, immaginari o abilmente costruiti dalla penna dell’autore. L’importante è che ora, impressi sulla carta, manterranno per sempre la bellezza di essere stati degli incontri...insperati.

Elena Picchi 08/05/2017

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