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Progresso e umanità, i due volti della Cina in “Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini”

La città di Shenyang, con i suoi otto milioni di abitanti circa, è la città più popolosa del nord-est della Cina, nonché uno dei centri industriali più importanti del paese. Un luogo brulicante di vita, collocato nel cuore della modernità d'Oriente, che fa da sfondo alla travagliata vicenda della famiglia Zheng, la quale invece alla modernità pare abbia totalmente voltato le spalle. A raccontarla Olivier Bleys, scrittore francese finalista al premio Goncourt 2015, con il suo “Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini”, in libreria dal 2 febbraio.
Gli Zheng sono in cinque – padre, madre, figlia adolescente e nonni materni – e vivono in una casa minuscola, dove la privacy e gli spazi individuali non esistono. Non usano gas o riscaldamenti e campano grazie al carbone che Wei, il capofamiglia, trafuga da un edificio abbandonato per alimentare la stufa malfunzionante. Nessuno di loro ha un'occupazione e vivono grazie a un sussidio che basta a malapena per comprare da mangiare. Una sorta di campana di vetro fatta di stenti e sacrifici al cui esterno, mentre le fabbriche chiudono e le strade vengono asfaltate, un grande sommacco, l'albero della lacca, si erge a guardiano. Ben presto però Wei dovrà ingaggiare una dura lotta contro l'avanzare di un progetto di estrazione che ha come obiettivo proprio il suo terreno. Quella di Wei e della sua famiglia è una storia fondata su ideologie che si scontrano su versanti opposti: il progresso spazza via tutto violentemente al suo incedere, DiscorsoAlbero2sbiadisce i ricordi e i valori dell'individuo, i simulacri delle tradizioni, non dà possibilità di scampo. D'altra parte è inevitabile adeguarsi e ingiusto non cedere a compromessi. Wei pecca di ostinazione, di ottusità, preferisce costringere se stesso e la sua famiglia a vivere in miseria per poter comprare la catapecchia in cui vivono, per onorare la memoria dei suoi genitori. Una morale di fondo ricca, soggetta a interpretazione, in cui il lettore può autonomamente trarre le sue riflessioni.
La storia degli Zhang dà modo a Bleys di condurci in territori inospitali, che sembrano usciti da epoche remote, dove l'arretratezza socio-economica rivela situazioni di una povertà estrema, anacronistica, impensabile al giorno d'oggi, specialmente in un paese che è ormai una grande potenza mondiale. Qui più che mai è in atto quella lotta senza quartiere che l'evoluzione porta con sé, dove il pesce piccolo è destinato a essere divorato da quello più grosso. Eppure per la spiritualità c'è sempre spazio, poiché il legame tra il creato e l'uomo è indissolubile. Quel vecchio albero che è insieme natura ed emblema della tradizione è il vero testimone di questa vicenda, nonché tomba dei genitori di Wei, angeli custodi seppelliti sotto le radici.
Viaggiatore instancabile – rigorosamente a piedi – Bleys, autore prolifico non solo di romanzi, trasporta sulla carta un angolo di quel mondo che tanto ama esplorare, la sua bellezza e la sua angosciante povertà. Tra darwinismo e Verismo di verghiana memoria, sembra spiegarci che quel capitalismo che ci divora non può che sputarci fuori totalmente cambiati. O forse no.

Denise Penna 19/02/2017

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