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“Cronache Urbane” di una generazione avvilita, ma culturalmente attiva. In libreria l’esordio letterario di Enrico Giammarco

I trentenni sono in pieno fallimento. Tragicamente tristi, si trascinano dal centro alle periferie e dalle periferie al centro senza una meta, senza uno scopo. Praticamente zombie, con il cervello decomposto, ma ancora nell’involucro originale. Questo è il pensiero di chi ragiona ed etichetta i nati tra il ’78 e l’87. Non è affatto così! I fratelli maggiori dei millennials sono cresciuti bene nonostante gli anni Novanta e oggi sono (siamo) esemplari sotto costante osservazione sociologica che arrancano verso un futuro incerto con la testa, piena di idee, costantemente tra le nuvole e i piedi ben radicati nel 2016. Ne è una testimonianza la strabiliante produzione letteraria di questa generazione: fumettisti, giovani giornalisti o aspiranti romanzieri che trasformano il nichilismo del Nuovo Millennio in racconti dell’epoca passata, del presente e delle preoccupanti ambizioni per il futuro.
Il volume “Cronache Urbane” nasce proprio così, dalla penna di Enrico Giammarco —giornalista, ingegnere e fondatore dell’omonimo blog e progetto editoriale (Cronacheurbane.it). La sua è un’opera prima, edita dalla startup goWere, che narra le vicende di un trentenne romano alle prese con una sorta di “rimpatrio”, dagli enormi sobborghi romani extra-raccordo torna alle brulicanti vie dei rioni. Infatti, dalla fine degli anni Ottanta, molti giovani hanno costruito il proprio nido oltre le mura capitoline, sfruttando i prezzi vantaggiosi dell’hinterland, ma per il protagonista di “Cronache Urbane” è giunto il momento di tornare sui propri passi e ripercorrere il cammino verso il cuore della città. L’itinerario, contrario e controverso, tra i ricordi del passato e gli affari del presente, cambia inevitabilmente la sua esistenza. Sarà ridondante ripeterlo, ma quello di Giammarco è un un romanzo urbano radicato nell’Urbe che racconta quell’urbanità oscena propria di una metropoli sui generis come Roma, dove le grandi arterie ci disperdono mentre cerchiamo, testardi, dei motivi per la nostra permanenza e invece una strada breve ci invita a individuarne le caratteristiche, a sentirla nostra.
La storia è narrata in prima persona e nella parte interna della copertina campeggia la consueta formula “nomi e avvenimenti sono frutto di fantasia”, tuttavia il romanzo riflette situazioni talmente quotidiane e comuni da poter essere considerate come una lucida riflessione sulle situazioni vissute, in linea con l’atteggiamento tipico dei trentenni disperatamente produttivi sopra citati.
“Cronache Urbane” è un libro da leggere al fresco di Villa Borghese e alla Caffarella per sentire sulla pelle la genuina romanità che ne affiora giù solo sfogliandolo, ma il protagonista è anche una piacevole compagnia estiva che ci porta per mano attraverso i luoghi del suo disagio e della rinascita creativa. Sullo sfondo di questa passeggiata lunga 206 pagine c’è l’inequivocabile skyline della Città Eterna.

Susanna Terribile 25/07/2016

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