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Zerocalcare e suoi demoni tra ferro e piume

Eravamo in trenta. È stato Riccardo Corbò a farcelo incontrare per tre ore, cercando di stabilire l'impostazione di una lezione che si è trasformata in un botta e risposta tra noi e lui: Zerocalcare. Sembravamo le talpe di Acchiappalatalpa, quelle che sbucano e devi pestarle.
Con tutta la bontà del mondo lui invece rispondeva magnanimo alle nostre domandine che, come bambini impazienti facevamo alzando le mani, cercando di non sprecare l'occasione di potergli parlare. Siamo partiti chiedendogli cose come i fumetti che lo hanno fatto crescere – “da Topolino a Tank Girl, da Dragonball a Buonanotte Punpun” – fino ai film che lo hanno segnato – “Sicuramente L'odio e Guida per riconoscere i tuoi santi”– Poi le domande scomode, del tipo: che rapporto ha con i fan che gli dicono “mi hai letto dentro”, “sei generazionale” – “Ero piuttosto sorpreso” – dice “Insomma vengo da un ambiente di nicchia, quello punk, per giunta straight edge, non mi aspettavo davvero di suscitare tanta solidarietà in giro, pensavo al massimo di rappresentare il mio ambiente. È ovvio che poi mi fa piacere, questo è tutto, figuriamoci. Provo solo un po' d'imbarazzo perchè all'inizio non so veramente come rispondere.”

Le domande poi sono sprofondate nello spettro dell'ansia con cui convive, con cui stabilisce ogni maniera di trattare gli argomenti, quell'ansia che è riuscito perfettamente a interpretare in “Un polpo alla gola”. Così abbiamo pensato bene di chiedergli quanto pensa ai suoi lettori mentre scrive, e ci pensa, “tantissimo” dice – “Parto dal presupposto che tutto quello che faccio è scandito da paletti e sensi di colpa. Resto sempre legato al mio ambiente [...] Per esempio chiedo spesso agli amici se si ricordano di sigle, riferimenti, citazioni vecchie che metto. Se ci arrivano bene, sennò mi rendo conto che è un viaggio solo mio e devo escluderlo.”
In realtà dalle domande più tragiche come “Ma Secco esiste davvero?” o “Ma perché non parli mai di sesso?” siamo ben presto passati a parlare di cose che lo hanno piuttosto coinvolto dall'ambiente strettamente editoriale a quello giornalistico e sociale.
Infatti per Zerocalcare la stesura di un lavoro non si limita alla commissione che sfocia nella gestione automatica del compito di fumettista a cui assurge, certo, se capita con testate come Bestmovie e Wired che chiedono un paio di pagine su film o serie tv da “recensire in vignette” ben venga. Il vero punto d'arrivo, che rende Zerocalcare un autore che si solleva dall'esclusivo ruolo di fummettista, è l'essere riuscito a portare avanti le sue personali idee attraverso il talento. E le occasioni oltretutto non sono mai mancate.
Iniziando con il prezioso appoggio di Maccox, Zerocalcare si fa conoscere attraverso “La profezia dell'Armadillo” – “Con Maccox ho un rapporto di profonda gratitudine e riconoscenza. Quando tutti mi avevano sbattuto la porta in faccia lui è stato l'unico ad avermi prodotto. Per il resto, sicuramente frequentiamo ambienti diversissimi.”– Attraverso un'eccellente seguito di pubblicazioni che non ne smentiscono la brillantezza, saranno anche altre le occasioni che lo porteranno a risvolti più sfaccettati del suo ruolo. L'apertura di un suo blog personale fu una scelta vincente. Seguitissimo, Zerocalcare non perde carisma, ha l'occasione di poter dire sempre la sua e tenere aggiornati i lettori.
Del senso civico di Roma su cui gli chiediamo del suo fumetto in questione finito su Repubblica, ci lascia una vera e propria riflessione in merito – “Io non difendo il degrado. In genere le provocazioni dei giornali puntano sempre a mettere in difficoltà e creare una polemica su cui inscenare la notizia. Ci sono blog e pagine su facebook che sembrano veramente degli SFOGATOI di cattiverie. La gente si esprime e dice cose allucinanti di fronte a fotografie che mostrano poveracci che rovistano nella spazzatura o gente nuda che urla. (In certi casi poi non si parla nemmeno di degrado, manca proprio assistenza). In ogni caso racconto come reagisce la gente sui social di fronte a queste scene e i commenti che si leggono sono veramente cattivi e agghiaccianti. Così ho pensato che se devo finire su Repubblica non voglio appoggiare o meno qualcosa, voglio esprimere il mio fastidio sulla volontà di voler suscitare tramite questi scenari gli istinti più bassi dell'uomo. La gente dice cose orrende convinta di essere paladina della giustizia. Poi magari guardi il profilo di queste persone, e si tratta ad esempio della tipica donna di mezza età che posta foto di gattini.”


Ma Zerocalcare dal dire la sua sul senso civico di Roma passa al senso della vita di Kobane.
È la sua forte presenza all'interno dei circuiti dei centri sociali a coinvolgerlo all'interno della questione che in realtà inizia anni fa, quando nel 1998 il presidente del PKK chiede asilo politico e i centri sociali si occuparono della gestione dell'accoglienza.Attraverso la questione curda che oggi più che mai è accesa e fiammeggiante ci spiega come nasce questa sua “avventura” – “Ultimamente stanno succedendo molte cose su molti livelli: le guerriglie, l'instaurazione di un gruppo unito, una questione sul ruolo della donna importante, la ridistribuzione dei poteri. Un linguaggio d'insieme che è molto vicino alla dimensione dei centri sociali. Ho deciso di partire al di là di volerci fare un fumetto. Poi dopo averci pensato ho chiesto a Internazionale di poter fare un reportage.”

Con “Kobane Calling” (che uscirà il 12 aprile) e “Ferro e Piume” (2015) l'impegno ha superato un certo spessore. La sua scrittura nel corso degli anni si è approcciata gradualmente a questioni sempre più sensibili, che hanno reso il suo lavoro forse più importante di quanto lui stesso possa rendersene conto, preoccupato com'è, di come la massa reagirà ad un'uscita più impegnativa che rischia di “annoiare”.
Se la mamma non si è quasi preoccupata della sua partenza a Kobane – “dopo le botte che ho preso a Genova e a Bologna era tranquilla per questa storia” – lasciato a casa l'Armadillo, Zerocalcare si disegna con lo zaino alle spalle e con una nuovo sguardo (d'ansia) maturo negli occhi.

Emanuela Platania 10/3/2016

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