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Wagner e Tchaikovsky a Santa Maria della Grazie per una serata di musica: intervista a Matteo Baxiu

Dopo la (molto) buona riuscita dell'appuntamento del 6 maggio che ha visto protagonista la IX Sinfonia in Re minore, Op. 125 di Ludwig van Beethoven, l'Associazione Arteviva propone una seconda serata di musica a Santa Maria delle Grazie. L'appuntamento vede come protagonisti il preludio da I maestri cantori di Norimberga di Richard Wagner e la VI Sinfonia in Si minore, Op. 74 “Patetica” di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. Per l'occasione, abbiamo fatto una chiaccherata con il direttore, il Maestro Matteo Baxiu.

Come nasce il preludio de I maestri cantori di Norimberga?

Quando Wagner scrisse quest'opera, si trovava in Italia, a Venezia, e veniva da un periodo difficile legato a delle complesse questioni di allestimento del Tristano a Vienna. È nel capoluogo veneto che ritrova la voglia di scrivere e l'energia creativa grazie alla quale compone I maestri cantori di Norimberga. Fu un lavoro così importante per lui che la prima volta fu eseguito da Wagner in persona.
Per questa occasione, faremo solo l'ouverture che ha un carattere molto solenne e da marcia.

Perchè solo il preludio e non tutta l'opera?

L'opera è davvero lunga, dura più di tre ore ed è molto impegnativa. La scelta, quindi, è ricaduta solo sul preludio per una questione di durata e (soprattutto) per una questione di caratteristiche: è un'introduzione gioiosa e festosa, molto famosa ed apprezzata, che ha sempre un effetto positivo sul pubblico e che è in netto contrasto con la seconda parte del concerto.

Questa seconda parte vedrà come protagonista la VI Sinfonia di Tchaikovsky. Quali sono le caratteristiche?

La VI Sinfonia ha una struttura particolare rispetto alle sinfonie classiche perchè sembra che alcuni movimenti siano stati invertiti. Infatti, il secondo movimento ha un carattere in walzer in cinque quarti, che di solito è caratteristico del terzo movimento oppure del quinto movimento. Al contrario, nel terzo ritroviamo le caratteristiche riservate solitamente al quinto ed ultimo movimento. Infine il quarto movimento ha il carattere sommesso ed intimo tipico del secondo. Tutta questa struttura “mescolata” è ciò che ha spinto il fratello di Tchaikovsky a dare il sottotitolo di Patetica.

È quindi molto complessa da eseguire?

La musica romantica di Tchaikovsky - e dei russi più in generale - è molto impegniativa da eseguire. È una musica talmente densa e sofisticata che richiede una precisone massima e scrupolosa nei confronti di ciò che c'è scritto sullo spartito. Fondamentale diventa, quindi, il rispetto dell'inizio di un crescendo, dell'apertura di una forcella perchè altrimenti si rischia di sporcare l'opera e coprire un'altra parte rendendola poco chiara e leggibile. È anche una questione di “dosaggio”: sono scritture molto eleganti, elaborate e complesse quindi è necessario avere sempre un controllo massimo dell'orchestra e del suono. La grandiosità della musica di Tchaikovsky sta nella bellezza delle melodie e nella sapienza delle orchestrazioni.

Visto questa “mescolanza”, come mai avete scelto proprio la VI Sinfonia?

La scelta di quest'opera rientra in un progetto più ampio dedicato a cicli di sinfonie. In passato, abbiamo proposto quelle di Beethoven e Brahms. Abbiamo già eseguito le altre di Tchaikovsky ed ora abbiamo voluto proseguire con la VI che facciamo per la prima volta. Quest'ultima è una delle sinfonie a cui l'autore fu così affezionato che volle dirigerla lui stesso dieci giorni prima di morire. Tchaikovsky era così orgoglioso della sua VI Sinfonia che quando gli fu fatta richiesta di un requiem, lui rispose che già ne aveva scritto uno.

Rispetto all'appuntamento del 6 maggio, non ci sarà un coro: quanto può cambiare l'esperienza?

Di norma, i concerti con le voci sono molto coinvolgenti e di impatto. Avremmo potuto pensare a una prima parte con un solista ma c'era il rischio che il concerto diventasse troppo lungo. Visto che l'idea di partenza era quella di proseguire con le sinfonie di Tchaikovsky e non di proporre un concerto con parti cantate, siamo rimasti fedeli al progetto iniziale.

Wagner e Tchaikovsky: hanno punti di forza in comune o no?

È difficile fare confronti tra autori perchè ognuno è un mondo a parte ed è una personalità. Sono musiche di due geni che, nonostante abbiano punti di contatto perchè le influenze di uno sull'altro ci sono, hanno il loro modo di scrivere. La grandezza di ciascuno non passa dal particolare ma dal modo di scrivere che diventa il volto e il linguaggio. Quando ero giovane facevo i confronti ma poi mi sono reso conto che un autore va amato, apprezzato e stimato per quello che è e per il valore che ha considerando che è immerso in un epoca ben precisa e che non può pescindere da ciò che c'è stato prima.

Come direttore d'orchestra, come affronta i due spartiti?

L'approccio che un direttore ha davanti a una partitura non può prescindere dalla storia, dalla personalità e dallo stile dell'autore. I due pezzi hanno un carattere molto diverso: il preludio non lascia molto all'approfondimento psicologico e ai sentimenti mentre nella Patetica c'è tutta la sensibilità di Tchaikovsky. Il preludio presenta un riassunto di quello che accadrà nell'opera; la sinfonia esprime qualcosa di più profondo. Per far vivere al pubblico le diversità delle due sinfonie, il meastro – quindi io - deve far suo i due diversi racconti e far percepire tutte le sfumature.

Chiara Rapelli 10/06/19

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