Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Recensito incontra Vincenzo Manna, in scena al Teatro Vascello fino al 20 novembre con “Cani”

Fino al 20 novembre è in scena al Vascello "Cani (primo studio)". Ci racconti qualcosa di questo spettacolo di cui firmi anche il testo?


Cani è in scena come primo studio di un lavoro che vedrà il suo completamento nel 2017. Il debutto è previsto alla fine della stagione 2016/2017. Abbiamo già all'attivo alcune collaborazioni con Festival come Kilowatt e Armunia che si sono mostrati interessati al progetto e ai suoi sviluppi. L'allestimento di uno studio nasce da una duplice necessità: verificare la risposta del pubblico di fronte ad un testo molto compromettente e la ricerca del linguaggio performativo più adatto alla rappresentazione. Siamo nel pieno di un lavoro che prevede anche l'alternanza di ruolo da parte dei due attori maschili che interpretano a serate alterne il ruolo di protagonista e co-protagonista. La necessità di questo "esperimento" nasce dalla volontà di ampliare quanto più possibile, lo spettro di possibilità interpretative insite nella scrittura.

Cosa hai richiesto ai tuoi attori per rendere l'intensità del tuo testo drammaturgico?


Agli attori chiedo una grande flessibilità e la disponibilità a mettere in gioco le parti più intime e profonde della loro personalità, quelle che possono entrare meglio in contatto con personaggi al limite.

Come collochi questo spettacolo rispetto al tuo percorso di formazione professionale e rispetto ai tuoi studi?


Cani è per me un ritorno alla regia di un testo di cui sono anche autore. Dopo esperienze da scritturato ho deciso, insieme alla produzione 369gradi, di riprendere il comune percorso artistico e professionale e di riprendere una ricerca artistica interrotta nell'ultimo anno. La scelta di Cani è stata quasi automatica. È forse il mio testo più premiato ma mai rappresentato. Coinvolge tre attori. Indaga tematiche come la solitudine, la violenza, l'abbandono che considero quanto mai attuali.

Cosa manca, se manca, oggi al sistema teatrale italiano in termini di formazione, possibilità realizzativa e circuitazione degli spettacoli?


Al teatro italiano manca tutto. Specialmente la qualità degli spettacoli. Se Eduardo resuscitasse ora, si stupirebbe del fatto che sui palcoscenici italiani la maggior parte degli spettacoli sono gli stessi di decenni fa, in termini di titoli, estetica, pubblico. La situazione è piuttosto deprimente. Non ho idea di possibili soluzioni se non un accesso meritocratico al sostegno dei teatri pubblici. I privati spesso stentano, sono legati a "deprimenti" meccanismi commerciali. I Teatri Nazionali invece, i Tric e tutte le istituzioni che ricevono fondi pubblici dovrebbero investire realmente su giovani, nuova drammaturgia, registi di valore. Succede tutto il contrario e le poche aperture in questo senso sono poco più che una presa in giro. Capisco la necessità di fare numeri, di mantenere buoni rapporti con chi sta nel pubblico da decenni ma trovo sinceramente ridicolo che, ad esempio, quest'anno Genova e Bolzano abbiano prodotto due allestimenti di The Kitchen, un testo datatissimo e, diciamolo chiaramente, anche piuttosto brutto.

Qual è la tua opinione, invece, rispetto ai diversi festival teatrali del panorama italiano?


Per quanto riguarda il discorso dei festival la situazione è diversa. Abbiamo un panorama variegato ed interessante. A parte alcuni casi dove paradossalmente ritorna il clientelismo dei teatri pubblici, i festival offrono sempre la possibilità di vedere artisti normalmente fuori dal circuito, sia italiani che stranieri. Mi vengono in mente Armunia, San Sepolcro, Vie...

Dopo "Cani” cosa ti/vi aspetta in ambito di produzione artistica?


Sto lavorando ad un testo intitolato La Classe per la produzione di Società per Attori. Andrà in scena a Roma nel marzo 2017 con la regia di Giuseppe Marini.

Una battuta: cosa consigli allo spettatore che sta per sedersi in platea per vedere "Cani"?


Nessun consiglio. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa, magari dopo lo spettacolo, di fronte ad una birra...

www.vincenzomanna.com

Adriano Sgobba
9/11/2016

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM