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Viaggio in Italia. A tu per tu con uno dei protagonisti, Salvo Corallo

Salvo Corallo, classe 1985. Cantautore e interprete ragusano, a lui è affidata la teatralità dello spettacolo. In Viaggio in Italia. Cantando le nostre radici interpreta E prima di andar via e Trita el giaz. Abbiamo chiacchierato telefonicamente con lui mentre era in attesa di prendere un volo per la sua amata terra.

Com’è stato strutturato il lavoro del laboratorio all’Officina Pasolini?

Abbiamo condotto una ricerca di circa un anno da un’idea di Tiziana Tosca Donati, sviluppata durante il laboratorio sulla musica popolare. Inizialmente eravamo un po’ titubanti, io personalmente poi non avevo mai affrontato questo repertorio. Invece inaspettatamente ci siamo caduti dentro con tutte le scarpe! Dapprima abbiamo selezionato circa trenta brani per regione, fino ad arrivare ad una cernita di quelli da noi considerati i più belli di quasi tutte le regioni d’Italia. Questo ha formato il corpus di Viaggio in Italia. Cantando le nostre radici

Che significato ha avuto per la tua carriera un progetto come questo?

È stato importante. Quando quindici anni fa sono andato via dalla Sicilia scrivevo già canzoni in dialetto che poi ho abbandonato. Grazie a questo laboratorio sono un po’ ritornato alle origini (in modo inconscio ma forse anche conscio), per esempio in questo periodo sto scrivendo delle canzoni in siciliano.

Un ritorno alle origini manifestato nel sottotitolo dello spettacolo Cantando le nostre radici. Fra l’altro, ti sei laureato con una tesi proprio sui cantastorie siciliani.

Sì, devo dire che anche grazie a Viaggio in Italia ho scoperto che in un certo senso la musica popolare l’avevo sempre “masticata”.

Il cosiddetto “richiamo della terra”, che per te si è tradotto nella partecipazione a questo progetto, quanto può avere importanza nella carriera di un interprete, nel tuo caso ancor di più come cantautore?

A mio parere è fondamentale, perché è come se scoprissi chi sei veramente, collegandoti alla tua terra e alle tue origini. Come cantautore, cerco di tradurre questo concetto in musica.

La tua formazione artistica passa per il musical.

Esatto, circa dieci anni fa ho partecipato al musical Actor Dei, in latino l’attore di Dio, sulla figura di Padre Pio. Avevamo un tendone da 3000 posti e siamo partiti da San Giovanni Rotondo passando per i teatri delle Marche e della Calabria. Eravamo quaranta persone sul palco, è stata una bellissima esperienza.

Tornando allo spettacolo Viaggio in Italia, come siete riusciti a mettere insieme così tanti artisti diversi per un progetto comune?

Da una parte siamo stati fortunati, ci siamo conosciuti all’interno di Officina Pasolini, facevamo tutti parte della sezione Canzone. Ci siamo così appassionati al progetto nato durante il laboratorio che abbiamo deciso di mettere su l’associazione e portare avanti questo spettacolo. Impresa un po’ ardua, visto che al giorno d’oggi spostare venti persone per i vari teatri è abbastanza complicato, ma di buono sicuramente c’è il fatto che venendo da diverse regioni possiamo sfruttare al massimo i contatti che ognuno di noi ha nella sua area geografica di pertinenza.

Quali elementi della tua tradizione locale hai tenuto a inserire e valorizzare nel progetto?

Nessuno! Il bello è stato proprio questo: ci siamo scambiati i dialetti, le canzoni popolari delle diverse regioni in modo tale da cantare qualcosa che non fosse il nostro territorio. A me è stata affidata la parte comica dello spettacolo, che comprende due brani: E prima di andar via, in milanese e Trita el giaz in veneto, che parla di un famoso rimedio per le emorroidi. Se c’è un elemento della mia tradizione che ho inserito forse è la gestualità e la mimica facciale durante l’esecuzione dei brani, tipica di una sicilianità spontanea e verace.

Come ti sei approcciato all’interpretazione di questi brani, entrambi in dialetti molto diversi dal tuo?

In realtà entrambi i brani sono composti da brevi frasi, soprattutto E prima di andar via è sì in milanese, ma quasi tutta la canzone è composta da frasi in italiano, quindi nessuna difficoltà. Trita el giaz invece ha richiesto un lavoro ritmico e anche metrico diverso, ma mi piacciono molto i brani giocosi, divertenti, fanno parte del mio modo d’essere e interpretandoli mi sento sicuramente a mio agio.

Non per altro a te sono stati affidati i momenti teatrali dello spettacolo. È un caso o hai, oltre che una predisposizione per questo tipo di interpretazione, una preparazione anche a livello recitativo?

Non ho studiato recitazione, ma avendo avuto quell’esperienza nel campo del musical mi porto dietro un bagaglio di esercizi e di training a livello attoriale che mi torna utile in queste occasioni. Due anni fa alla fine del corso Massimo Venturiello, che gestisce la sezione Teatro di Officina Pasolini, mi ha scelto per recitare una piccola parte nello spettacolo di fine anno dei ragazzi di Teatro. È stata un’esperienza sicuramente impegnativa, ma molto gratificante.

Come si svilupperà in seguito il lavoro del collettivo? Avete già in mente progetti futuri?

Sicuramente sì, ultimamente stiamo pensando di realizzare uno spettacolo in francese che alterni canzoni francesi e versioni delle stesse in italiano, sempre nell’ottica di mantenere viva la coralità che ci contraddistingue. Per il momento cerchiamo di portare in giro Viaggio in Italia e parallelamente sviluppare nuove idee come questa.

Erika Di Bennardo

17/06/2019