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Ricordo, sogni, "Segni": Recensito incontra Luce

L'abbiamo ammirata sabato 18 giugno a Mantova sul palco della Festa della Musica, dove ha presentato dal vivo il suo primo disco "Segni", uscito il 13 maggio per la C&M Cultura e Musica. Lucia Montrone, in arte Luce, sarà finalista al prossimo Premio Bindi. Fortemente attaccata alla sua città di origine, Bari, mescola la passione per gli strumentisti nordici alla tradizione della nostra canzone d'autore. Un ibrido leggero e delicato, ma anche intimista e movimentato. Noi di Recensito l'abbiamo incontrata per parlare dei suoi "Segni", dei suoi sogni, del ricordo e del tempo.

“Segni” di Luce. Hai mai pensato al piccolo gioco di parole che provoca l’associazione del tuo nome al titolo del tuo album?
"Quando ho deciso di chiamare il disco “Segni”, sapevo perfettamente il perché. Ogni singola traccia contenuta nel disco era un segno della mia vita, un momento preciso che avevo deciso di rendere eterno. Sono “i dieci segni di Luce”, quelli che durante la mia fase di composizione hanno avuto più importanza rispetto agli altri. Ma sono anche i segni di tutti coloro che si rivedono nelle mie canzoni, perché siamo tutti quanti legati dal filo rosso dei segni".

Da Lucia Montrone a Luce. Quando, come e perché è avvenuto questo passaggio?
"Il nome Lucia di per sé contiene la luce e la luce è sempre stata per me l’emblema della forza, della speranza, della vita. In realtà questo è un nome che mi hanno dato parenti e amici all’età di 12 anni circa e per me è stato un passaggio così naturale da non aver mai dovuto trovare differenze tra Luce e il mio vero nome. Mi presento da sempre come Luce e sento che nessun altro nome potrebbe rappresentarmi meglio di questo".

Eri alla Festa della Musica di Mantova il 18 giugno, e peraltro (lo racconto perché ero lì anch’io) sei stata la “fortunata” che ha suonato subito dopo il temporale. Che esperienza è stata? Ti sentivi sul palco giusto?
"Penso sia stata tra le esperienze più emozionanti da quando ho iniziato a suonare. Ero lontana dalla mia Bari ed è stato bellissimo perché mai come in quel momento mi sono sentita a casa in una città che non fosse la mia. Il palco era perfetto e l’odore della pioggia aveva reso tutto più speciale. So bene di essere stata fortunata perché avrei potuto non avere la possibilità di suonare per colpa della pioggia ma penso davvero che i “segni” si vedano anche in casi come questi. Era quello il palco perfetto per me, io dovevo essere lì in quel momento. Ricordo l’adrenalina, l’emozione, la felicità di avere tanta gente davanti a me. Molto probabilmente non mi conosceva nessuno, ed è stato magico ritrovarsi il giorno dopo i complimenti della gente che era lì ad ascoltare la mia musica".

“Il ricordo, come sai, non consola” cantava Battisti. Nei tuoi testi dai molto spazio al ricordo, che è forse una delle parole che appare di più nel disco. È come diceva Gabriel Garcia Marquez, “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”?
"I ricordi sono i segni che ci portiamo dentro. Sono molto legata ai ricordi perché determinati momenti della mia vita mi hanno cambiata e resa quella che sono adesso. Poter parlare di qualcosa che mi ha attraversata dentro nel passato è un modo per liberarsi dalle cose rimaste in sospeso, che potevano andare in un modo e che invece potevi solo accettare per quelle che erano. La vita è fatta di ricordi, belli o brutti che siano, di esperienze accumulate che ti fortificano. E io sono il riflesso della mia vita passata prima di adesso".

Segni e sogni, o incubi, come scrivi in “Se passerà”. Un cambio di vocale che apre un mondo: i sogni sono segni per Luce?
"I sogni sono il combustibile della vita di ognuno di noi. Io senza sogni non sarei nulla, magari non avrei nemmeno avuto il bisogno di scrivere musica. I sogni sono i segni che ci lascia in dono l’eternità, e non c’è nulla di più eterno di un sogno. Il mio album “Segni” è stato il mio sogno più grande da sempre e averlo visto realizzarsi tra le mie mani mi ha fatto capire quanto di bello la vita ti può regalare. Ci sono state tante rinunce, sono state fatte scelte importanti ma questo disco mi ha dato coraggio. Il coraggio di credere nei sogni".

"L’attesa è un inganno, ma preferisco l’attesa. È più dolce che non vederti tornar”. Così scriveva nel 2011 Vinicio Capossela nel brano “Le Pleiadi”. In “Aspetto l’inverno” anche tu parli dell’attesa. Come ci si rapporta col “tempo che scorre”?
"Il tempo scorre inesorabilmente e non puoi fare nulla per fermarlo. Con “Aspetto l’inverno” in qualche modo sono riuscita a fermare le emozioni di un periodo importante della mia vita. Il distacco dalle certezze, la metamorfosi della quotidianità. Quello che prima davo per scontato da un giorno all’altro era cambiato e in quel preciso istante ho capito che il tempo non lo puoi legare, se non con le canzoni. In realtà è quello che provo a fare con ogni brano, cerco di fermare le immagini con la musica. Ma la musica corre, come il tempo. Anche il mio disco ha una durata ma, per tutto quello che avrei voluto dire, dura troppo poco".

Dove andrà Luce quest’estate?
"Quest’estate sarò in giro tra concerti, concorsi e festival. Per fortuna sto avendo la possibilità di suonare tanto da quando è uscito il disco il 13 maggio e spero di non fermarmi più. Il 5 luglio sarò alla finale del Premio Bindi con il mio brano “Segni”. Appunto. Un caso? Chissà! Speriamo bene!"

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Luce.Italy/?fref=ts

Ascolta il singolo "L'amore chiede l'amore dà": https://www.youtube.com/watch?v=e2h1qojTrIo&feature=youtu.be

Daniele Sidonio 22/06/2016

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