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Recensito intervista Matteo Tarasco

Si è concluso il Festival dei Due Mondi, appuntamento che da sessantuno anni rende Spoleto attrazione culturale e polo artistico mondiale. Recensito ha intervistato Matteo Tarasco, che ha chiuso la kermesse con la messa in scena di Penelope- Omero, Ovidio, Atwood.



Anni fa hai detto che il teatro é l'unico luogo in cui la verità diventa spettacolo. È una frase che si riferisce anche a questa messa in scena?


Assolutamente sì. Penelope è un urlo di veritá. Non amo gli attori che eseguono un compito, ma che si eseguono. La messa in scena è una esecuzione nella quale si condanna a morte ogni maschera e ogni finzione per cercare di far affiorare la verita'. Non credo che un attore debba interpretare, ma compenetrarsi per conoscere l'essenza dell'umano; non ragionare, ma far risuonare , attraverso le parole del testo, il proprio corpo e le anime degli spettatori. 



Molte tue rappresentazioni teatrali sono rivisitazione della tragedia greca. Questa volta hai scelto un mito greco. Perché Penelope? Hai voluto raccontare un' Odissea dal punto di vista della sua protagonista?

Penelope racconta una Odissea al contrario, non una peregrinazione, non una migrazione, ma una lunga e costante attesa di un ritorno. Credo che la donna oggi sia il centro fermo di una societa' in costante evoluzione; penelope non rappresenta oggi il mito dell'attesa, bensì quello della fermezza. Per quanti ostacoli il viaggio potra' offrire, vi sara' sempre un luogo sicuro ove approdare, ove far ritorno. Quando osserviamo in televisione le odissee di tanti Ulisse contemporanei ( migranti sulle acque del mediterraneo, che omero chiamava "mare scuro come vino"), siamo indotti sempre a pensare al loro approdo sulle rive d'europa come problema; nessun media ci suggerisce di pensare al punto di partenza, alla loro itaca, il luogo a cui tutti forse vorrebbero ritornare, con migliori condizioni di vita.

Quante sconosciute Penelope esistono oggi, a sud del Mediterraneo? Quante attese di ritorni impossibili rimarranno a noi sconosciute? Ci sembra che raccontare oggi il mito di penelope e della sua infinita tela, sia un modo di tessere trame tra la storia e l'attualita'. Ovviamente il teatro non puo' fornire risposte, ma ha il dovere di sottoporre interrogativi, generare domande, suggerire punti di vista. 




Oltre alla tragedie, nei tuoi lavori, i classici del teatro: Cechov, Dumas, Pirandello. Cosa pensi del dramma contemporaneo? Ci sarà spazio per qualche messa in scena?

Se un giorno leggero' un testo contemporaneo in grado di emozionarmi quanto una singola pagina di Cechov, saro' felicissimo di metterlo in scena. 
Penelope è la donna simbolo della fedeltà: nella tua rappresentazione, diviene fedeltà erotica, ossimoro fatto di ossessione amorosa e gemiti. Quelle della protagonista sono urla di disperazione o liberazione?
Non ci si puó liberare, perchè le urla sono l'essenza del suo dolore. Grida a volte soffocate nella notte passata al telaio, a disfare la tela intrecciata durante il giorno. 

Hai affidato l'intera pièce a Teresa Timpano, che è l'unica protagonista. Una penelope sensuale e nello stesso tempo remissiva. Ti aspettavi tanta dedizione?

Teresa Timpano è una artista dotata di profonda sensibilitá. Un talento puro capace di ricreare il proprio corpo attraverso la parola poetica. Teresa Timpano è capace di ritrovare il sentiero nel buio della creazione. 
Tu sei stato il primo e unico regista italiano nominato alla Lincoln Center di New York. Cosa si prova a lavorare negli Stati Uniti? 

Uno degli aspetti piú piacevoli del mestiere di teatrante è che si puó continuare a sognare anche a occhi aperti, anche quando la sveglia suona e ti devi svegliare: anzi piu' sogni da sveglio e meglio riesci a lavorare. New York è per me un sogno, meta del mio primo viaggio da bambino. Ricordo che camminando all'ombra dei grattacieli, pensai di voler vivere in quella citta' piena di luci e rumori. Quando alcuni anni dopo ho avuto l'opportunita' di lavorare al Lincoln Center Theatre, sapevo che quel sogno di bambino si stava realizzando. Lavorare e vivere negli stati uniti mi ha insegnato a sognare sempre piú in grande.

E a portare il proprio lavoro sul palco del festival dei Due Mondi?

C'è un pubblico di altissimo livello.

Il Festival dei Due Mondi di Spoleto è una eccellenza italiana nel mondo, la dimostrazione che il lavoro costante, la dedizione, la sapiente interazione tra tradizione e innovazione possono creare nel nostro paese momenti di straordinaria bellezza. Penelope inizia a spoleto il suo viaggio che la vedra' approdare sui palcoscenici europei (ad atene e parigi il prossimo inverno) e presentarla in prima nazionale al pubblico del festival dei due mondi e' per noi motivo di gioia e orgoglio. 

18/07/2018  Elisa Sciuto

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