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Recensito incontra Maria Inversi, autrice e regista di "Se la terra trema"

La giornata delle donne 2018 ha segnato il debutto di "Se la terra trema", un viaggio tutto al femminile: dall'8 marzo al 18 marzo sul palcoscenico del Sala Uno Teatro di Roma. È la storia di una donna che non ha storia, cieca, dalle origini oscure, poliglotta, priva di un senso di appartenenza, sopravvissuta prima che viva. È la storia di una riappropriazione del senso di appartenenza e consapevolezza a questo mondo, sconquassato da terremoti terrestri e politici. Scritto da una donna per una donna (l'interprete è Mariné Galstyan), "Se la terra trema" parla a tutti. Parla tutte le lingue. Non solo il mélange di francese, inglese, portoghese, spagnolo e tedesco che si ha occasione di assaporare in scena, ma tutti i linguaggi a disposizione degli uomini: dalla voce al corpo, dalla musica alla danza, niente resterà inesplorato.
Curiosità per il mondo e per la storia mai esausta, studiosa instancabile, conoscitrice delle lingue, anni di esperienza all'estero, laureata in lingue, acrobata, ballerina, attrice, scrittrice, qui Maria Inversi è autrice e regista. Prende spunto da un'esigenza che è prima di tutto politica: troppe sono le guerre e gli sconvolgimenti di cui gli europei sono artefici inconsapevoli. Con la sua arte, Inversi compie un continuo appello alla consapevolezza. E dall'urgenza dell'animale sociale e politico, ecco emergere l'esigenza di comunicazione artistica.

Da cosa nasce l'idea dello spettacolo?
"Sono una grande osservatrice di ciò che accade. L'idea dello spettacolo arriva qualche anno fa, prima dei terremoti. È l'idea che le guerre siano sempre state dannose e che gli europei vi abbiano una responsabilità immensa: francesi, inglesi, italiani hanno provocato danni incalcolabili che dimenticano troppo spesso. Noi dimentichiamo. Perdiamo facilmente di vista la consapevolezza, e questa è una forma di cecità e di superficialità. La nostra è una società particolarmente superficiale."

Il debutto è significativo: nella giornata delle donne e a qualche giorno dalle elezioni che hanno ridefinito la geografia politica dell'Italia. Quale messaggio è affidato allo spettacolo? E al teatro in generale? Maria Inversi.jpg
"Come artista responsabile lavoro sulla consapevolezza attraverso una ricerca costante sulla bellezza, certa che con la bellezza possiamo essere migliori. L'unica eredità possibile che possiamo lasciare è un'idea di costruzione: prima ancora di lasciare un'eredità, dobbiamo lasciare la consapevolezza e la necessità di un'eredità. Come artista non posso fare di più, non potrei fare altro.
Si parla delle donne una volta l'anno, quando ci sono i femminicidi. In realtà parliamo di genere femminile, di differenze che sono legate al modo di stare nelle cose. In questo senso libertà è la possibilità di parlare di se stesse, dal proprio punto di vista, al di là delle idealizzazioni degli uomini. Il teatro è un appello alla consapevolezza per tutti, soprattutto per chi si serve di violenza e di aggressione, per immaginare un'educazione alla cura."

Che tipo di lavoro é stato fatto sul linguaggio? E sul linguaggio del corpo?
"Ho studiato lingue e ho trascorso molti anni all'estero - gli anni di università non sono mai sufficienti, ci si conosce viaggiando. E poi gli studi teatrali, una compagnia tradizionale in Abruzzo, l'acrobatica e la danza. Il corpo raccoglie e mette insieme la nostra voce, i dubbi e le paure. Il corpo è questo, se lo lasciamo parlare: noi siamo una cassa armonica, e se la lasciamo parlare sa dire molte cose. L'artista deve mettere in forma queste cose perché nel gesto e nella forma il pubblico possa trovare se stesso.
È stata una ricerca di sfumature fino a imparare a farne a meno, con il corpo. C'è tanta danza, la parola non ha il sopravvento. E c'è la musica, soprattutto canzoni, una forma di espressione più popolare per entrare in contatto con il pubblico."

Quale lavoro è stato fatto in termini di scenografia?
"Ho scelto di lavorare sull'assenza di scenografia. Un bosco ferito era la soluzione migliore."

A incorniciare il viaggio di Maria Inversi, la scenografia a cura di Clelia Catalano, ridotta al grado zero della natura: solo un bosco ferito ospita l'eroina mentre la terra trema. E il pubblico con lei, per riappropriarsi del mondo, consapevoli e rispettosi.

Alessandra Pratesi 13/03/2018

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