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Recensito incontra Marco Baliani

Il 1° giugno 2016 nella sala Sinopoli dell’Auditorium di Roma, Marco Baliani, Lella Costa e le Sorelle Marinetti hanno raccontato, attraverso il teatro e la musica, le riflessioni e le emozioni di due personaggi indecisi sulla scelta tra Monarchia o Repubblica, in trepidante attesa dei risultati del primo referendum della storia d’Italia. Abbiamo intervistato Marco Baliani per scoprire “La Notte Prima”.

Qual è stata la fonte di ispirazione?
“Bisogna ringraziare Paolo di Paolo per essersi cimentato nella vasta ricerca di tutto quel materiale storico che sarebbe stato poi fondamentale per la genesi dello spettacolo. Lo scrittore ha infatti raccolto gli articoli dei quotidiani e delle riviste pubblicati nei giorni che hanno preceduto il referendum, le registrazioni delle notizie radiofoniche e dei comizi politici di figure di spicco quali Giuseppe Saragat e Palmiro Togliatti, senza dimenticarsi ovviamente di Umberto II di Savoia, ultimo re baliani01d’Italia. Il resto l’ho immaginato assieme a Paolo e a Lella Costa, leggendo anche Primo Levi”.

I protagonisti sono un affittacamere e una donna borghese. Qual è il motivo di tale scelta?
“Ho preferito scegliere un elemento dal basso che fosse in grado di percepire con più chiarezza gli umori terreni della Capitale. L’affittacamere ha infatti la possibilità di venire a conoscenza di molte notizie, una sorta di bollettino a cui si rivolge sia il monarchico che lo esorta a votare per la Monarchia, sia il fervente repubblicano che lo incita al cambiamento. Si tratta di una scelta più che altro drammaturgica, perché in questo modo è possibile riportare la voce della moltitudine attraverso quella di un unico personaggio, un sottoproletario che gioca alle bische clandestine e che si arrabatta come può per sbarcare il lunario. Ci sono delle similitudini con le borgate romane raccontate da Pasolini nel suo “Ragazzi di Vita”, sebbene nel romanzo l’ambiente sia molto più periferico. Milano invece ci sembrava la città più significativa per poter restituire l’atmosfera culturale mondana. Grazie a Lella Costa abbiamo lavorato sulla visione e sulle aspettative “borghesi” legate al futuro della nazione, ma soprattutto sulla novità più importante introdotta dal referendum, ovvero la prima partecipazione ufficiale delle donne al voto”.

Perché proprio Roma e Milano?
“Sono pochissimi i libri che raccontano nello specifico la notte del 1 giugno 1946, ma ci sono alcuni romanzi che parlano di Roma e Milano dopo la guerra. Abbiamo optato per queste due grandi città perché ci sono sembrate le più emblematiche per poter narrare e mettere in risalto il clima che si respirava. Milano è decisamente più repubblicana, mentre la Capitale è confusa nell’incertezza. Poi, come sappiamo, da Roma in giù ha trionfato la monarchia e solo grazie al Nord l’Italia è diventata una Repubblica”.

Come è stato lavorare con Lella Costa, sia in quanto attrice che come co-autrice?
“Personalmente l’ho voluta coinvolgere sebbene in origine il progetto fosse stato proposto solo a me. Io e Lella stavamo infatti già lavorando insieme per “Human”, uno spettacolo che debutterà al Festival di Ravenna il prossimo 8 luglio e che riguarda la contemporaneità che stiamo vivendo, in quanto incentrato sui profondi cambiamenti che la società sta subendo a causa dell’arrivo dei profughi. Ci frequentiamo da oltre un anno e scriviamo testi a quattro mani, correggendoci a vicenda. Conosco e ammiro il suo modo di lavorare e tra di noi c’è una profonda intesa e stima reciproca, sia in qualità di attori che come drammaturghi”.

baliani02In che modo questo spettacolo fonde la musica al teatro?
“La performance dal vivo delle Sorelle Marinetti rende il reading molto più teatrale, permettendo anche a noi attori di “respirare”. Le sei canzoni eseguite dal trio di attori-cantanti en travesti sono quelle più gettonate tra le tante che hanno preceduto la notte del referendum. Collocata al centro del palco, una radio d’epoca si accende e le Sorelle cominciano a cantare come se fossero in una sala di registrazione, accompagnate dal loro pianista e clarinettista”.

Lei è considerato uno dei massimi esponenti del teatro di narrazione in Italia. Anche “La Notte Prima” rientra in questa modalità teatrale?
“Per quanto riguarda questo progetto non si può parlare esattamente di narrazione, perché dopotutto si tratta di due monologhi. I protagonisti non raccontano propriamente una storia, ma pensano a voce alta. La rappresentazione teatrale del monologo si può agganciare solo in parte al teatro di narrazione perché quest’ultimo presuppone che il narratore stesso interpreti più personaggi esponendo una storia. Il nostro spettacolo è invece un reading, una forma mista in cui ci sono due personaggi ben distinti. Non c’è un testo recitato a memoria, ma un foglio sui cui leggiamo ciò che abbiamo scritto”.

Cosa significa per lei parlare della Repubblica dopo settant’anni?
“Significa riuscire a raccontare e sentire la temperie di quei giorni, di quella lunga notte che ha cambiato per sempre il nostro Paese. La Repubblica ha vinto per una manciata di voti, senza i quali l’Italia si sarebbe ritrovata oggi con un re, come in Belgio o in Olanda. Nel giro di due anni è stato poi condotto uno straordinario lavoro che ha permesso la realizzazione di una Costituzione all’epoca molto più moderna e avanzata rispetto al resto d’Europa. È importante ribadire la forza, ma soprattutto la casualità di quel momento e capire che per ogni cambiamento storico si arriva inevitabilmente davanti a un bivio. È alquanto singolare inoltre a breve si vada a votare per decidere sulle sorti della Costituzione, esattamente settant’anni dopo quel referendum. E qui concludo perché non ho alcun interesse a parlare di politica”.

Andrea El Sabi 03/06/2016

Foto: Enrico Febbo

Leggi qui la recensione di “La notte prima”: http://www.recensito.net/index.php?option=com_k2&view=item&id=15025:la-notte-prima-dubbi-e-speranze-alla-viglia-dello-storico-referendum-del-46&Itemid=121 

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