Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 699

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 685

Intervista a Marco Gervasio: Romics d’Oro 2018 per il papà di Fantomius

Classe 1967, Marco Gervasio si laurea in Economia e, mentre si guarda intorno, comincia la Scuola Romana di Fumetti. Un anno dopo incontra Giovan Battista Carpi, che resta così colpito dalle sue tavole da portarlo alla redazione di “Topolino” a Milano. Era il 1997 e, ormai ventun’anni dopo, Marco Gervasio non è soltanto una delle matite di punta del magazine italiano dedicato al topo più famoso del mondo, ma collabora ad altre testate di casa Disney e realizza fumetti anche per il franchise di Angry Birds.

Presente alla conferenza stampa per la XXIV edizione del Romics, a cui parteciperà sia come soggetto di una mostra dedicata alla sua carriera, sia attraverso panel e live performance sul suo lavoro di disegnatore, Marco Gervasio si racconta per Recensito, partendo dal Romics d’Oro per risalire fino agli esordi della sua carriera.

Gervasio 2Partiamo dalla fine. Partiamo dal Romics d’Oro: com’è stato ricevere la notizia del Premio?

La notizia è stata una forte emozione. La prima volta che mi hanno comunicato che avrei avuto questo premio, ho pensato a uno scherzo. La seconda volta ci ho creduto ed è stato un bel regalo. Per me ricevere un riconoscimento così importante, anche contando chi è stato premiato prima di me, è stata anche una grossa responsabilità. Dopo il Romics d’Oro non potrò più permettermi di scendere di livello, dovrò mantenere sempre uno standard di lavoro alto.

Come si struttura la tua collaborazione con il Romics? Sarai presente in fiera per tutta la durata della kermesse?

Sì, le premiazioni del Romics d’Oro avverranno domenica 7 ottobre ma io sarò presente al Romics già dal giovedì. Il venerdì eseguirò un live painting, sabato realizzerò un disegno sul muro del Romics e poi parteciperò a vari incontri. Sarò anche presente allo stand Panini per presentare un cofanetto con tutte le storie di Fantomius racchiuse insieme con una litografia omaggio quindi ci saranno parecchi modi di incontrarmi.

A proposito di Fantomius, com’è nato il concept della storia? E com’è lavorare a questa serie da solo, visto che gestisci sia le storie che l’aspetto grafico del fumetto?

Mi sento un po’ il papà di questa mia creazione, anche se è buffo essere il padre di un figlio “ladro” come Fantomius. Questo personaggio nasce come semplice nome nella prima storia di Paperinik. All’epoca ero solo un lettore e avrei voluto saperne di più. Poi ho cominciato a lavorare ma, essendo nato come disegnatore, non potevo scrivere niente, eppure vedevo che questo personaggio continuava a non essere usato. Quando ho cominciato a scrivermi le storie da solo, ho provato a proporre l’idea di creare una serie sul ladro gentiluomo, Fantomius. La mia proposta è piaciuta e ho pensato a quattro storie iniziali, che potevano anche finire lì. Invece proprio in occasione del Romics su “Topolino” uscirà il ventitreesimo episodio della serie e sto già lavorando alla ventiquattresima e alla venticinquesima storia.

Quali credi che siano stati i motivi del successo di un personaggio secondario, di cui per anni i lettori di “Topolino” hanno conosciuto solo il nome?

Probabilmente il successo del personaggio è dovuto anche alla sua diversità: si tratta di un protagonista moralmente grigio, un criminale, anche se gentiluomo. Le sue storie sono ambientate negli anni Venti, e questo gli dà una continuity che per le storie di “Topolino” non è usuale. Mi aiuta anche il fatto che in quel periodo storico Fantomius non deve interagire con i personaggi classici della Disney, a parte zio Paperone, quindi ho molta più libertà creativa per quanto riguarda le caratterizzazioni. Ambientare Fantomius negli anni Venti, dall’altro lato, non è stato semplice: ho dovuto documentarmi sulle mode e le atmosfere di quel periodo e soprattutto sulla tecnologia. Tendiamo a dare per scontato tanti elementi nella nostra vita quotidiana e devo costantemente ricordarmi, per esempio, che all’epoca non c’erano la televisione o i cellulari.

Quanto è cambiato il tuo lavoro in questi vent’anni, con l’evolversi delle tecnologie per disegnare e colorare? Gervasio 3

La mia tavola inizia con la matita e il foglio, per me è indispensabile lavorare sul materiale fisico. Il digitale mi aiuta molto quando devo passare alle inchiostrazioni, invece. Mi affido alla Cintiq per l’inchiostrazione e questo velocizza non poco il mio lavoro. Con la china tradizionale dovevo ricorrere al pennello e alla boccetta d’inchiostro e per ogni sbaglio bisognava usare col bianchetto. Grazie al digitale, invece, con un semplice click cancello un errore e posso ricominciare. E ovviamente mi aiuta tantissimo anche nella colorazione, che nel caso di Fantomius realizzo completamente io.

A proposito degli esordi della tua carriera, tu ti sei laureato in Economia e Commercio. Come sei finito alla Scuola Romana del Fumetto, prima di incontrare Carpi?

Non ho mai abbandonato il disegno, che è una passione che avevo fin dalle elementari. Così, presa la laurea e avendo un po’ di tempo libero, ho pensato di frequentare la Scuola Romana di Fumetti. Il primo anno, dovendomi applicare seriamente, ho realizzato una quindicina di tavole. In quello stesso periodo Giovan Battista Carpi è venuto a presenziare una fiera romana, Expo Cartoon, e io ho provato a presentargli il mio lavoro. Gli è piaciuto e durante il secondo anno della Scuola Romana di Fumetto sono entrato nella redazione di “Topolino”.

Com’è la redazione di “Topolino”? Com’è stato lavorare con loro durante questi anni?

È stato sicuramente bello. Dopo tanti la redazione di “Topolino” è per me quasi una famiglia, è come interagire con degli amici, siamo sempre in sintonia sui progetti che decidiamo di intraprendere insieme.

Non solo Disney, però. Nell’ultimo periodo sei approdato anche ad Angry Birds. Come ci sei arrivato?

Angry Birds è stata un’occasione, grazie a un mio caro maestro e amico, Giorgio Cavazzano, che ci lavorava. Mi ha chiesto di partecipare e io ho accettato, anche perché si trattava di qualcosa di nuovo e di diverso dal lavoro con la Disney. Diciamo che la reputo una bella avventura, che ho trovato molto divertente.

Di Ilaria Vigorito, 20/09/2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Sentieri dell'arte

Digital COM