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"Se chi ascolta riesce a leggere la musica con le orecchie, il maestro d'orchestra ha fatto bene il suo lavoro": intervista al Maestro Matteo Baxiu

Dopo la (molto) buona riuscita dell'appuntamento del 6 maggio che ha visto protagonista la IX Sinfonia in Re minore, Op. 125 di Ludwig van Beethoven, l'Associazione Musicale Arteviva – composta da Coro e Orchestra da camera – prosegue con le celebrazioni per il 500° anniversario della morte di Leonardo da Vinci e, soprattutto, conclude la propria XV Stagione Sinfonica e Sinfonico Corale. Il prossimo appuntamento è per il 10 giugno alle 21:15 nella stupenda Basilica di Santa Maria delle Grazie – sede concertistica dell'Associazione da ormai dieci anni – con Preludio da Die Meistersinger von Nürnberg di Richard Wagner e VI Sinfonia in Si minore, Op. 74 “Patetica” di Pyotr Ilyich Tchaikovsky. Per l'occasione, abbiamo fatto una chiaccherata con il direttore, il Maestro Matteo Baxiu.

Qual è la realtà dell'Associazione Musicale Arteviva?

L'Associazione nasce ufficialmente nel 2001 dalla passione e dall'impegno di un gruppo di coristi (il Coro Polifonico Theophilus) la cui esperienza iniziò nel 1995. Oggi è una realtà a cui fanno capo l’Orchestra da camera Arteviva, il Coro da camera Arteviva e l’Accademia di musica Arteviva. Nonostante siamo cresciuti e ci siamo dati una forma più istituzionale, l'obiettivo è rimasto quello di sempre: diffondere la cultura musicale a tutti i livelli attraverso, da un lato, le attività didattiche specifiche e, dall'altro, la stagione concertistica. L'orchestra ha raggiunto un livello qualitativo tale per cui nel novembre 2008 ha eseguito il primo concerto presso la Basilica di Santa Maria delle Grazie, che è diventata location stabile dalla stagione 2010/2011 in poi.

In tutti questi anni, qual è stato il principale cambiamento?

Negli anni c'è stato soprattutto un cambio di musicisti. Aldilà del repertorio, delle capacità tecniche e del lavoro fatto, il valore dell'orchestra è cresciuto proprio perchè siamo stati in grado di mettere insieme artisiti dalle personalità complementari.

Si va verso la conclusione della XV Stagione Concertisitica. Che tipo di stagione è stata?

È stata una stagione un po' particolare perchè ci siamo trovati nella condizione di doverci riorganizzare dal punto di vista dell'organico per avere basi più solide dalle quali ripartire l'anno prossimo. Abbiamo comunque deciso di ospitare alcune orchestre esterne nella prima parte della stagione come ad esempio l'Orchestra Sinfonica di Grosseto. Il programma è ripartito con un pezzo di richiamo, che abbiamo gia eseguito nel 2015 sempre a Santa Maria delle Grazie, in onore di Leonardo da Vinci

In occasione del 500° anniversario dell'artista Vinciano, avete scelto di mettere in programma la IX Sinfonia di Beethoven. Qual è il legame tra i due?

Leonardo è stato un valente musicista, è stato inventore di strumenti musicali e abbiamo anche testimonianza storica di alcune sue composizioni, anche se sono solo schizzi di contrappunto. Tuttavia questi suoi lavori non sono in linea con il nostro repertorio che va dal classicismo viennese (Mozart, per capirci) in poi. L'intento però è stato quello di rendere omaggio a un genio eclettico attraverso la musica di un altro genio, quale è Beethoven, con uno dei capolavori della musica.

Per l'esecuzione della IX Sinfonia sarà coinvolto il coro Canticum Novum e quattro solisti. Cosa c'è di complesso in questo lavoro?

Le parti vocali sono abbastanza particolari: chi si avvicina alla partitutra sempre si “lamenta” perchè composta da parti molti difficili e molto tecniche. È complessa perchè ci sono molti passaggi ripetuti che tendono a stancare le voci: c'è il rischio di “sgonfiarsi” nel corso dell'esecuzione. Ecco perchè richiede voci molto solide, oltre che una massa vocale importante.

L'appuntamento conclusivo sarà il 10 giugno con Wagner e Tchaikovsky. Perchè loro?

Abbiamo fatto una scelta un po' di pancia e un po' con criterio. Criterio perchè la sinfonia di Tchaikovsky è inquadrata all'interno di un progetto sulle sinfonie che vorremmo si sviluppasse negli anni. Abbiamo già eseguito il ciclo completo delle sinfonie di Beethoven, le principali di Mozart e una buona parte di quelle di Shubert. Abbiamo iniziato l'anno scorso con la V di Tchaikovsky che è una delle più amate. Ma secondo noi mancava una parte di programma. Abbiamo quindi scelto di pancia la VI Sinfonia “Patetica” del compositore russo. Al contrario, il Preludio dell’opera Die Meistersinger von Nürnberg di Richard Wagner, è stato inserito in programma perchè bello, affascinante e amato dal pubblico ma anche perchè un po' entra in contrasto con Tchaikovsky. Infatti, mentre le sonorità e gli sviluppi della sinfonia sono intimi, il preludio è maestoso e imponente. Abbiamo voluto quindi accostare due brani diversi ma che, a parere mio, si incastrano perfettamente.

Il ritrovo è sempre nella Basilica di Santa Maria delle Grazie. Cosa aggiunge all'esecuzione e come influisce?

L'acustica in Santa Maria delle Grazie non è felice: bisogna usare molto cortezze, stare molto attenti alla posizione del coro e dell'organico perchè c'è la cupola che crea delle difficoltà. È quindi una location impegnativa. Siamo “obbligati” ad “adattare” l'esecuzione a tutte queste caratteristiche rispetto, ad esempio, alla nostra sala prove che è molto asciutta (il che è ottimo) e rende più facile cogliere ogni sfumatura. La faccia positiva della medaglia? chi viene a sentire un concerto in un contesto come questo fa un'esperienza unica e affascinante: l'insieme di quello che si vede e di quello che si sente è un'esperienza d'arte. E questo ci ripaga.

Queste sono le difficoltà circoscritte a una serata. Quali sono, invece, le difficoltà di un direttore d'orchestra oggi?

I direttori artisitici non sono completamente liberi. Per quanto riguarda la programmazione, ci sono molti paletti da rispettare perchè si deve rispondere a esigenze economiche come, banalmente, vendere i biglietti o avere un buon riscontro di pubblico. Si tende quindi a ripetere sempre gli stessi brani mentre “uscire” dal conosciuto diventa rischioso. Il problema è proprio quello di non poter azzardare. Se si vuole fare ciò, bisogna mettere il brano conosciuto accanto alla “novità”. E, a dire la verità, molto spesso viene apprezzato maggiormanete il pezzo meno conosciuto.

Al di là delle questioni economiche – seppur decisive - cosa vuol dire essere un direttore d'orchestra oggi?

La riflessione qui diventa più profonda. Non essendoci un'educazione seria all'interno delle scuole – e per seria si intende non solo formare musicisti ma anche dare degli strumenti ai cittadini per poter affrontare e ragionare in maniera diversa la vita - conoscere la musica e/o studiare uno strumento diventa un modo per formare un certo tipo di ragionamento e mentalità. Se chi ascolta riesce a leggere la musica con le orecchie, allora il maestro d'orchestra ha fatto bene il suo lavoro.

Che relazione si crea quindi tra chi ascolta, chi suona e chi dirige?

La magia e la potenza della musica stanno in due su caratteristiche: vive e muore nello stesso momento e ha bisogno di interpreti che devono essere persone vive. C'è quindi un intermediario tra l'opera musicale, la partitura che è una traccia e il pubblico. La preocupazione di chi dirige e di chi esegue è quella di rendere comprensibile per chi ascolta quello che c'è sulla partitura ovvero quello che l'autore ha scritto. Chi dirige e chi esegue dovrebbe avere la consapevolezza che il materiale su cui lavora non è suo e quindi interrogarsi su cosa l'autore voglia dire con quelle note.

Cosa c'è in questa “relazione a tre” che continua ad attrarla e incuriosirla?

L'essere l'interprete. Per quanto richieda uno sforzo mentale decisivo, riuscire a partire dalla partitura e arrivare a un messaggio unico è appagante. La pagina scritta passa nella testa del direttore e dei componenti dell'orchestra che tentano di capire cosa voleva comunicare l'autore, lo elaborano, lo adattano e tentano di presentare un'idea comune al pubblico

Chiara Rapelli 8/05/19

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