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Luca Brinchi e Daniele Spanò raccontano la loro innovativa “Aminta”

Dal 12 al 29 gennaio andrà in scena al Teatro India “Aminta - S’ei piace ei lice”, una rilettura in chiave performativa del celebre dramma pastorale di Torquato Tasso ad opera di Luca Brinchi e Daniele Spanò, visual artist di grande talento, i quali riescono a coniugare alla perfezione, in scena, arte, musica, proiezioni e performance. La favola del pastore Aminta e della ninfa Silvia assume in questo spettacolo una dimensione virtuale e visiva di enorme impatto grazie alle registrazioni video che, scorrendo sugli schermi, moltiplicano il loro carico di sospensione mistica ed eterea. Ambientazioni e suoni evocativi conducono il pubblico in un universo sospeso, quasi metafisico, e ricreano l’idea della meravigliosa età dell’oro che è al centro dell’intreccio. Recensito ha incontrato i due artisti, i quali raccontano ai nostri lettori i dettagli di questa messa in scena installativa completamente innovativa.

Debuttate al Teatro India con “Aminta”, spettacolo originalissimo, una vera e propria fusione di parole e immagini, modernità e classicismo, che si ispira al dramma pastorale di Tasso. Perché proprio quest’opera? E in quali termini credete possa trovare una certa attualità?00aminta
D.S.: “Questo lavoro è una vera e propria commissione fattaci dalla Sagra Malatestiana di Rimini e in particolare dal consulente artistico, Alessandro Taverna, il quale ogni anno produce artisti contemporanei per interpretare un testo spesso appartenente al passato. Alessandro ci ha contattato e ci ha proposto questa sua idea dell’Aminta. All’inizio è stata una sorpresa anche per noi, ma dalla prima lettura del testo ci siamo appassionati molto alla storia che ha delle caratteristiche di grande attualità, nell’intreccio e nel tema centrale, che è quello dell’amore tra due adolescenti. Un amore che si esprime in tante forme e soprattutto nelle sue contraddizioni vissute da due ragazzi, i quali, appunto, scoprono questo sentimento così potente durante l’adolescenza, ossia il momento in cui le pulsioni si fanno in qualche modo incontrollabili. Da qui abbiamo iniziato a tirare fuori alcuni aspetti del dramma pastorale che sono nascosti all’interno di dell’intreccio semplice e che sono molto intensi, come quello di un amore negato, i tentati suicidi e un tentato stupro; tutti spunti molto forti e interessanti.”

In che modo avete pensato di trasferire le parole in immagini e suoni?
L.B.: “Del testo di Tasso abbiamo fatto un’analisi insieme alle due drammaturghe, Erica Galli e Martina Ruggeri, e abbiamo cercato di capire quali fossero i punti più salienti che eravamo interessati ad indagare. Gran parte del testo è originale, sono state modificate solo alcune parti di dialogo tra Aminta e Silvia, perché abbiamo deciso di scegliere questi due adolescenti come personaggi principali della nostra rappresentazione. Dopodiché, andando a scoprire le parti che per noi erano più necessarie al racconto abbiamo iniziato ad immaginarci tutte le suggestioni che potessero portare lo spettatore allo stato emotivo della storia, che è quello che più ci interessa.”

01amintaSi viene trascinati in un’altra dimensione, in una moderna età dell’oro, in un tempo mitico in cui tutto ciò che piace è lecito, il quale si scontra con il mondo delle leggi civili. Quasi una lotta tra istinti e razionalità. È possibile ritrovare una sorta di equilibrio tra questi due aspetti, e se sì, dove si può riscontrare?
D.S.: “Trovare un equilibrio è complicato, ciò che ci interessava dell’opera di Tasso era proprio questo rimpianto per l’Età dell’oro in cui tutto era lecito, e penso che tutti siamo d’accordo nel dire “segui ciò che ti piace”, però poi cosa c’è dietro tutto questo? È giusto rispetto alla società, rispetto agli altri, alle leggi, nel rispetto delle altre persone? Questo è il nucleo su cui noi giochiamo, su questo limite sottile del seguire i propri istinti e sulle conseguenze che ne possono seguire. Questa è la parte interessante del racconto.”

Possiamo dire che in questo caso il teatro sposa l’arte e la moda, in quanto i costumi sono di Gucci. Com’è nata questa collaborazione?
D.S.: “I costumi sono in video, sono proiettati, nel nostro spettacolo infatti non ci sono attori in scena, tranne il satiro. La collaborazione con Gucci è nata per la sfilata 2016 della linea donna, dove io e Luca siamo stai chiamati da Alessandro Michele, direttore creativo della maison, per fare delle installazioni video e luci. Da lì è nato un rapporto tra di noi di reciproca stima e quando eravamo in prossimità di realizzare il lavoro di Aminta, gli abbiamo chiesto se gli avesse fatto piacere prestarci degli abiti. Lui ha accettato, quindi è nata questa collaborazione.”

Cosa sperate colpisca il pubblico?02aminta
L.B.: “Con il testo abbiamo cercato di mantenere vivo il racconto e le parti più significative che potessero in qualche modo dare allo spettatore un filo da seguire. Tutto il resto è giocato su effetti sonori, visivi, illuminotecnici, meccanici per cercare di portare lo spettatore all’interno dello spettacolo e fargli vivere questa storia quasi in prima persona.”

Secondo voi quanto i supporti video e luci possono contribuire al miglioramento di uno spettacolo teatrale? È questo il futuro del teatro?
D.S.: “Non bisogna pensare a cosa è necessario per arricchire, ma a cosa non è necessario, nel senso che in un’epoca in cui i linguaggi sono ormai contaminati, mettiamo in ballo dei linguaggi innovativi che si rivolgono ad un nuovo pubblico che si sta formando ed è già formato, ed è proiettato ad una serie di nuovi linguaggi che sono ormai cambiati. Non vogliamo assolutamente eliminare la forza drammaturgica del testo, non vogliamo omettere il racconto che ha una forza straordinaria, però in qualche modo espanderlo.”

Maresa Palmacci 11/01/2017

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