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Italian Dance Award: Alessandro Rende punta sulla qualità e sui giovani talenti della danza

Alla vigilia del concorso Italian Dance Award, Recensito ha incontrato Alessandro Rende, direttore artistico della manifestazione e già danzatore del Teatro dell'Opera di Roma, che ha deciso di portare la sua sensibilità e la sua arte al di là del palcoscenico, dimostrando non solo grandi doti artistiche ma anche spiccate qualità di tipo organizzativo

Alessandro Rende, tu hai una formazione prettamente accademica e hai danzato nei più importanti teatri italiani. Come è avvenuto il passaggio da danzatore a Direttore Artistico e organizzatore e come cambia il tuo ruolo da danzatore del Teatro dell’Opera a direttore del concorso Italian Dance Award ?

"Lavoro ancora molto come danzatore all’interno del Teatro dell’Opera di Roma e in realtà rimango tale anche quando vesto i “panni” di direttore artistico. Penso alla mia infanzia e alla mia formazione. Vengo da un Paese della Calabria in cui le opportunità erano molto rare. Per me è stato davvero difficile riuscire a farmi strada nella danza. Ecco perché quando ho pensato a Italian Dance Award ho voluto fin da subito spingere sul criterio della qualità. Non mi piace e non mi è mai piaciuta l’idea di fare del business con la danza, con l’arte della danza. Questo Concorso nasce con un unico obiettivo: dare opportunità concrete e uniche a chi studia danza con quella qualità che deve contraddistinguere una formazione seria. La danza non è uno sport dunque va affrontata con una modalità completamente differente. Si forgia il fisico e anche la mente. La danza è come la tua pelle. Non si può mercificare il proprio essere. A tutto questo penso mentre danzo e mentre mi faccio carico dell’organizzazione e della direzione artistica di un evento prestigioso e serio come Italian Dance Award".

Perché Italian Dance Awardnon sarà solo un semplice concorso, mera sfilata di esibizioni, ma al contrario un vero e proprio spettacolo di danza?

"La selezione che ho operato è stata basata su criteri inflessibili. Cerco talento e, dunque, da oltre 380 domande di partecipazione ho dovuto necessariamente scegliere le coreografie e gli interpreti in cui ritrovavo questa “qualità”. Ecco perché Italian Dance Award sarà uno spettacolo e non solo un Concorso: ho accettato solo i migliori dalle numerose richieste che mi sono pervenute da tutta Italia e dall’estero. Abbiamo concorrenti che arrivano da Spagna, Svizzera, Romania, Inghilterra, Germania e persino dalla Cina! La dura selezione che è stata realizzata garantisce quel profilo qualitativamente alto che Italian Dance Award ha voluto mettere al centro della sua mission. Le Istituzioni che affiancano il concorso dimostrano chiaramente questo impegno serio verso la danza e i danzatori: Balletto di Milano, Ducth National Ballet’s Company Junior, English National Ballet, Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, Compagnia Jas Art Ballet Junior, Compagnia Introdans, Eko Dance Project e TANZOLYMP di cui Italian Dance Award – ci tengo a ricordarlo con una certa dose di soddisfazione - è l’unica selezione ufficiale per l’Italia. Anche Capezio, azienda leader per l’abbigliamento di danza ha sposato con entusiasmo il progetto offrendo tutti premi in denaro. Ci sarà un motivo per tutto questo!".rende 2

Il concorso ha potuto contare più di 380 domande di partecipazione. Quali sono stati i criteri adottati nella prima fase di una selezione così difficile?

"Molto difficile effettuare questa selezione, giorni e giorni passati a vedere video… ma i criteri sono tanto semplici da dire quanto difficili da trovare: talento e qualità".

Nonostante la grande presenza di elementi talentuosi la situazione della danza in Italia è sicuramente drammatica così come quella dei Corpi di Ballo delle Fondazioni lirico-sinfoniche e delle compagnie private. Come vedi il futuro dei giovani danzatori italiani?

"Penso che le Istituzioni della politica dovrebbero essere maggiormente presenti. Penso anche che troppe volte la danza fa le spese dei tagli ai finanziamenti. Non è la sola – purtroppo – ma è la certamente la più vessata. Ci sono così tanti talenti nel nostro Paese costretti ad andare all’estero. Non solo cervelli abbiamo anche “corpi in fuga”. Il futuro non lo so. Quello che spero è che la situazione cambi radicalmente. In meglio è ovvio. Io posso solo provare a fare quello che riesco con la mia danza e sostenendo la danza che merita di essere danzata!".

Roberta Leo 23/11/2018

 

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