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ION: intervista con il collettivo I.T.A.C.A. in scena il 6 ottobre al Festival InDivenire

Domenica 6 ottobre alle 19.30, il collettivo teatrale ITACA presenta ION, spettacolo scritto e diretto da Dino Lopardo da un’idea di Andrea Tosi, con Alfredo Tortorelli, Andrea Tosi e Iole Franco. Lo studio è in concorso alla terza edizione del Festival InDivenire, il progetto multidisciplinare ideato da Alessandro Longobardi, con la direzione artistica di Giampiero Cicciò, che ha l’obiettivo di valorizzare progetti di teatro e danza in cerca di un contesto in cui esprimersi e realizzarsi, attraverso l’assegnazione del Premio inDivenire. Abbiamo incontrato i ragazzi del collettivo per farci raccontare cosa vedremo in scena.IMG 7169

ION è un "progetto" in fase di sviluppo, ma con una identità definita nei temi trattati e negli intenti produttivi: com'è nata l'idea?

L’idea è nata dall’esigenza di raccontare una storia che fosse vicina alla gente. La famiglia ad esempio che è il fulcro della nostra storia: se un nostro congiunto non è proprio come ci si aspetta che cosa facciamo? Se lui o lei ha qualcosa che lo differenzia per l’aspetto fisico, per il modo di parlare, per le sue abitudini come ci si comporta, lo si accetta o rinnega? Conta per noi il giudizio della gente? Queste domande ci hanno spinto a raccontare questa storia.

Il collettivo ITACA è nato in funzione di questo lavoro, con un'ispirazione di "artigianato teatrale": come vi siete incontrati e come avete lavorato in questi mesi? Quali le difficoltà?

Ci siamo incontrati in passato solo per piccole collaborazioni poi abbiamo provato a lavorare insieme: il risultato è stato molto incoraggiante! Per la realizzazione di uno spettacolo ci sono molte spese da affrontare: costo dello spazio di lavoro, acquisto del materiale scenico, spostamenti; tutto questo determina tempi più lunghi e condizioni peggiori di lavoro. La maggiore difficoltà nell’autoproduzione è quella economica.

La partecipazione al Festival InDivenire sembra la naturale conseguenza per un progetto che ha potenzialità di sviluppo e produzione: quali opportunità cercate sul palcoscenico dello Spazio Diamante?

L’aspirazione è quella di mostrare il lavoro nella massima condizione per le potenzialità di ciò che è ancora un’autoproduzione. In questo modo cerchiamo di ottenere fiducia, conforto e soprattutto sostegno da chi è preposto a questo ruolo. Speriamo che il lavoro possa piacere e quindi darci conferma del percorso avviato. Sarebbe un ottimo risultato.

Il "caso" a cui è ispirato ION è una vicenda che De André definirebbe forse "Una storia sbagliata": il teatro è ancora il "luogo" in cui affrontare certi fantasmi sociali?

Si, perché il teatro è uno dei “luoghi” in cui accade qualcosa di magico, un rito collettivo che alle volte scuote l’animo di chi vi entra per poi costringerlo alla riflessione. Non c’è luogo migliore che il teatro per iniziare a prestare attenzione ad una paura, ad un modo di vedere la vita, a confrontarsi con se stessi, e a conoscersi.

Redazione

26/09/2019

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