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Recensito incontra Sara Putignano: dall'Accademia ai riconoscimenti come miglior attrice teatrale under 35

Abbiamo intervistato per i nostri lettori Sara Putignano, attrice recentemente insignita di prestigiosi riconoscimenti in ambito teatrale. Nel 2010 si diploma all'Accademia Nazionale D'Arte Drammatica “Silvio D'Amico”, durante il triennio accademico partecipa a seminari intensivi diretti da E. Nekrosius, N. Karpov, L. Baur e M. Placido. Nel 2009 per la Biennale di Venezia va in scena con lo spettacolo “L’impresario delle Canarie” con la regia di L. Salveti; a fine percorso accademico si diploma con un doppio saggio, uno diretto da V. Binasco e l’altro da L. Ronconi.
Nel 2011 è selezionata come finalista del “Premio Nazionale delle Arti”. Durante i quattro anni successivi è selezionata da L. Ronconi per continuare la sua formazione nel centro di ricerca teatrale “Santa Cristina”; sempre nel 2011 va in scena con due spettacoli diretti da L. Bargagna “Le Nuvole” di Aristofane e “La bottega del caffè” di C. Goldoni. L’anno seguente lavora nella produzione del Teatro di Roma “Gli innamorati immaginari” regia di L. Petrillo e ancora nel 2012 diretta da L. Ronconi debutta nel ruolo de La Madre nello spettacolo “In cerca d'autore” studio su i sei personaggi di L. Pirandello (nel 2014 è stata registrata una versione televisiva con la regia di F. Cappa andata poi in onda per RAI 5).
Nel 2013 recita in “Lungs” di D. Macmillan con la regia di M. Farau, prodotto dal teatro Due di Parma. L'anno successivo è fra gli interpreti di "Visita al Padre" R. Schimmelpfenning prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, regia di C. Rifici e ne "I Vicini" testo e regia di F. Paravidino, produzione del Teatro Stabile di Bolzano; durante lo stesso anno va in scena con la compagnia BluTeatro, della quale è socia fondatrice, nello spettacolo "Verso occidente l'impero dirige il suo corso" di D. F. Wallace regia di L. Bargagna.
Nel 2015 è in scena con “Soap Opera” testo e regia di C. Lievi, coproduzione E.R.T e Teatro stabile di Bolzano, e affianca F. Falco (che ne cura la regia) in “Ritratto d'Italia” tratto da “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl' Italiani” di G. Leopardi.
Al Teatro Due di Parma nel 2016 interpreta Julie nello spettacolo di A. Strindberg “La signorina Julie” con la regia di W. Le Moli; nello stesso anno è in scena con due spettacoli diretti da S. Peroni: “Cock” di M. Bartlett e “The Effect” di L. Prebble e sempre nel 2016 interpreta Porzia nel “Mercante di Venezia” di W. Shakespeare per la regia di L. Scaramella al Globe Theatre di Roma .Sempre nel 2016 diretta da D. Ciprì recita in “Wonderland” spettacolo con le musiche dal vivo di S. Bollani e prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano.
In cinema è protagonista nel 2012 del corto "Sconosciuti" di T. Landucci e recita nel film "La dolce arte di esistere" regia P. Reggiani. Nel 2014 è coprotagonista in "Ambo" regia di P. di Lallo e nel 2015 è ne “La scuola d'estate” documentario sul centro di ricerca teatrale “Santa Cristina” diretto da J. Quadri . Nel 2016 partecipa al film “Il padre d'Italia” con la regia di F. Mollo.
Nel 2016 vince il premio “Virginia Reiter” come miglior attrice italiana under 35 e il premio “Eleonora Duse” come miglior attrice emergente.

Sei stata recentemente insignita del "Premio Virginia Reiter" come miglior attrice teatrale under 35: che valore ha per te questo riconoscimento?

Sicuramente è incoraggiamento al mio lavoro, mi dà forza e determinazione nel proseguimento del mio percorso e nel puntare sempre al massimo della qualità.
A questo riconoscimento è seguito, dopo pochi giorni, il premio “Eleonora Duse” come miglior attrice emergente, due momenti di felicità tale da rendersi indimenticabili.

Che ricordo hai del tuo lavoro con Luca Ronconi per "In cerca d'autore - Studio sui sei personaggi di Luigi Pirandello"?

L'incontro con Luca Ronconi è stato, senza dubbio, l'accesso a un mondo di elevata professionalità.
Un regista esigente dove la sua esigenza era comunque lo specchio della sua qualità artistica; lo studio su i sei personaggi è stato il mio primo approccio al suo modo di vedere il teatro, caratterizzato dalla spiazzante e sorprendente capacità di lettura dei testi in un gioco intriso di ironia, come se avesse creato nel mio cervello una parte nuova capace di vedere ciò che prima non pensavo esistesse. Il lavoro sul testo e in particolare sul mio personaggio de "la madre" ha lasciato in me la capacità di vedere "oltre": di andare oltre le prime impressioni di un testo, andare oltre i propri limiti, oltre la fatica fisica e mentale, oltre l'immagine che uno vuole o crede di restituire di sè stesso. Mi ha lasciato il timore di non dare sempre il massimo, una severa disciplina e una capacità di seguire le regole, ma anche di trasgredire. Mi ha lasciato consapevolezza, forza.

Cosa serbi nel cuore dei tuoi anni in Accademia? C'è un Maestro al quale senti di essere più riconoscente?

Tutti i miei insegnanti con la loro professionalità e nella loro diversità vivono in me con grande emozione e senso di riconoscenza, tutti sono stati tasselli fondamentali del mosaico che è la mia formazione. Senza l'Accademia non avrei mai capito che il teatro è un mestiere che ha bisogno di allenamento costante, di forza fisica, mentale e volontà di superarsi ogni giorno; ogni giorno occorre chiedersi che senso ha quello che fai e come puoi farlo al meglio. Con la maggior parte dei miei compagni di classe dell'Accademia abbiamo fondato la compagnia "Bluteatro" che da sette anni continua il suo percorso con impegno, energia, pur nella difficolta di tenere insieme un gruppo numeroso e che vuol far fruttare e non demolire uno dei doni che la scuola ha seminato in noi: la creazione di un gruppo con un linguaggio artistico in comune.

Come valuti la situazione del sistema teatrale italiano in termini di produzione e circuitazione degli spettacoli? Tra i diversi festival teatrali, ce n'è uno che secondo te rappresenta un modello virtuoso?

L'argomento è delicato e soprattutto richiederebbe un'enorme conoscenza che probabilmente solo il tempo e l'esperienza potrebbe dare.
Credo che il sistema teatrale italiano sia complesso e basato su un equilibrio fra leggi, visioni artistiche, linee editoriali, rapporti con il territorio, investimenti e relativa tipologia. Certo è evidente e quasi scontato dire che bisogna aumentare il numero degli spettatori in teatro, ma spesso e volentieri per supplire a questa situazione ci si affida ai "nomi" o a logiche di scambio o favore; questa modalità potrebbe portare altre identità teatrali ad essere soffocate nel loro tentativo di emersione. Il nome può portare un riscontro di pubblico a breve termine, ma l'assenza di progettualità a lungo termine porta una carenza di pubblico, creando cosi non spettatori ma avventori. Nulla da obiettare se il faro di un progetto è la qualità, ma a volte questo criterio diventa secondario e le occasioni di "disinnamoramento" dal teatro superano quelle dello "innamoramento". Bisogna permettere al pubblico di innamorarsi, è un percorso forse lungo e complesso ma sicuramente deve restare l'obiettivo.

Non solo teatro: nella tua carriera hai già lavorato per il cinema con registi come Reggiani e Placido, come cambia la tua preparazione in funzione della diversità del lavoro che impone il cinema rispetto al palcoscenico?

Sicuramente, nonostante alcune esperienze cinematografiche, il lavoro con la macchina da presa resta per me ancora poco conosciuto nella sua profondità. Nella pratica attoriale sono due forme di espressione diverse e in ognuna di queste due forme è diversa la mia consapevolezza e quindi la gestione di me stessa e del mio lavoro. Ultimamente, la voglia di scoprire come incanalare e sfruttare al meglio la mia preparazione attoriale e potenziarla attraverso il mezzo video è tanta, spero quindi ci possano essere nuove e numerose occasioni di scoperta.

Le tue origini rimandano alla Puglia e a Taranto: secondo te è la cultura un possibile viatico di ripresa per una città splendida e martoriata come il capoluogo ionico?

La cultura, con onestà e senza manipolazione, può funzionare anche come potente mezzo di denuncia e stimolare spunti di riflessione; contrastare quindi l'ignoranza e la passiva accettazione dello status quo; in ogni caso la responsabilità rimane più politica che culturale.

Cosa auguri a te stessa per gli sviluppi della tua carriera?

Spero di incontrare sempre progetti interessanti e registi validi, di quelli che consentono che agli attori di fiorire; nonostante il tentativo personale di un attore di fare sempre al meglio il proprio lavoro, mi sono resa conto che gran parte della "fortuna" è data dall' incontro tra talento attoriale, testo e regia; quando queste tre componenti perseguono insieme i medesimi obiettivi si creano le condizioni ottimali per far "fiorire" il lavoro. Per questo mi auguro che il mio futuro sia pieno di condizioni lavorative che mi facciano vivere al massimo delle possibilità il mio mestiere e che siano sempre stimolo di crescita intellettuale e artistica.

 

Adriano Sgobba

22/11/2016

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