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Intervista a Rossella Rapisarda in occasione della Prima Nazionale di "Tutto quello che volete"

Dal 6 al 12 maggio MTM Teatro Litta ospita lo spettacolo Tutto quello che volete, adattamento del romanzo francese Tout ce que vous voulez di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière. La storia vede come protagonista Lucie, una giovane drammaturga di grande successo ma incapace di fantasia: ha sempre e solo scritto prendendo ispirazione da fatti realmente accaduti nella sua vita. Da quando questa stessa vita da donna spostata con un attore molto più anziano di lei è diventata tranquilla e agiata, Lucie ha smarrito completamente la sua vena creativa. Tuttavia, l'arrivo di Thomas, il nuovo vicino di casa, sarà l'evento che sconvolgerà gli equilibri.
Abbiamo avuto la fortuna di poter rivolgere alcune domande a Rossella Rapisarda che ricopre proprio il ruolo di Lucie.

Tutto quello che volete non è uno spettacolo a sé stante ma fa parte di un progetto più ampio. Puoi spiegarci meglio?

Questo spettacolo fa parte di un percorso di affinità e indagine sulla Commedia Francese, iniziato felicemente con Montagne russe di Eric Assous.
Nello specifico, Tutto quello che volete arriva in Italia per la prima volta ed è tratto dall'ultimo testo che hanno scritto Matthieu Delaporte e Alexadre de la Patellière che, dopo il clamoro successo di Le prenom, tradotto in opera cinematografica e arrivato in Italia con il titolo di Cena tra amici, tornano sulla scena con importanti tematiche di valore sociale e antropologico.

Essendo un'opera in lingua francese, quale lavoro di adattamento avete fatto?

A livello di testo, siamo rimasti fedelissimi all'opera originale anche se è stato chiaramente fatto un lavoro di traduzione dal francese all'italiano (di cui si è occupata Paola De Vergori). Al contrario, per quanto riguarda le scelte regisitiche, abbiamo avuto un approccio completamente diverso. Abbiamo infatti preferito un linguaggio quasi cinematografico riducendo al minimo la scenografia. Mentre nella versione portata in scena a Parigi, la storia è inserita in un ambiente classico e inndiverse stanze; nella nostra versione tutto accade in un unico spazio che è allo stesso tempo reale e mentale e che rappresenta una sorta di distanza tra il personaggio protagonista e la realtà.

Alla luce delle scelte fatte, come avete riproposto i cambi di scena e di spazi che ci sono nella versione francese?

Abbiamo fatto in modo che diventassero parte integrante della scena e della storia. Ad esempio: dove nella sceneggiatura originale ci sono i classici passaggi da luce a buio e viceversa; nella nostra messa in scena questo stacchetto diventa drammaturgico.

Quali sono le caratteristiche del testo francese che ritroviamo nel testo tradotto e messo in scena?

É un testo che richiama molto gli elementi principali della Commedia Francese: è basato su dialoghi fitti, ritmati e veloci. Rispecchia un umorismo che da una parte è molto intelletuale e dall'altra è sottile e raffinato. Nella seconda parte della storia, inoltre, si aprono dei monologhi che però non diventano mai spiegazioni esagerate di ciò che sta accadendo, lasciano uno spiraglio di interpretazione. Dietro l'ilarità della commedia, cerchiamo comunque di affrontare temi profondi.

Dato il testo comico e umoristico, come siete riusciti a non rendere banali o noiose le importanti tematiche tratte?

Siamo andati a sottolineare quelli che per noi sono i momenti più caldi ed emotivi attraverso musiche e cambi visivi che in qualche modo rallenttasero il ritmo e creassero delle bolle, dei momenti di sospensione che portassero l'attenzione dello spettatore sui cambi nell'atteggiamento e nelle relazioni tra i personaggi. Abbiamo fatto in modo che le parole non fossero più l'unico modo per raccontare l'avanzare della storia ma che fossero accompagnate da atmosfere diverse. Così facendo, non entriamo mai né nella dimensione della lezione né nella dimensione delle sole e vuote risate.

Secondo te, quale può essere una frase chiave del testo?

É una frase detta da Thomas: “tutti vivono il quotidiano ma se lei (riferendosi a Lucie) non scrive storie che possono essere vissute a teatro, dove andremo a viverle?”. Facendo questa domanda, Thomas porta alla luce il bisogno di un'altra possibilità di vita. Nonostante sia una commedia nella quale si ride, si sorride e si gioca con i personaggi, i temi sono molti e tutti importanti perchè aprono a tutti la domanda su cosa sia la felicità, sul bisogno di crearsi una vita in cui star bene, sul bisogno di rapporti autentici.

Nel testo di Tout ce que vous voulez riconosci una qualche somiglianza a un opera italiana?

Si. Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello perchè ad un certo punto nella storia c'è uno sconfinamento tra il reale e il non reale, in qualche modo la finzione si sostituisce alla realtà, la persona finisce per divenatre personaggio perchè perde la propria identità. Tutto viene mascherato ma ogni maschera usata è una maschera di vita possibile. Insomma, quello che per i personaggi inizialmente è un gioco diventa qualcosa di molto più grande. Avviene un ribaltamento: attraverso il teatro nascerà la vita vera e la vita vera diventerà in qualche modo teatro.

Tu interpreti Lucie. Qual è un suo pregio e quale un suo difetto?

Il difetto sicuramente è la paura. Io sento in Lucie una grande paura di “scottarsi” che la porta ad avere un bisogno totale di difesa. Secondo me, Lucie incarna tutte quelle donne - e tutti quegli uomini - che a teatro si sentono protette e libere di vivere tutte le emozioni mentre nella vita sono fragili perchè ferite da esperienze negative. Questa paura di lasciarsi andare non le fa apprezzare le cose importanti della vita. Nonostante la paura, è una donna di una lucidità molto forte e riesce ad avere la capacità di guardarsi davvero dentro, di fare uno scarto, di sapersi dire “ho sbagliato”. Ha il coraggio di “buttar via” gran parte della vita che si è costruita per provare a rinascere.

Chiara Rapelli 7/05/19

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