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Recensito incontra Leonardo Angelucci: l'importanza di un minuto

Leonardo Angelucci, classe '91, nasce a Roma e sin dalla tenerissima età di sette anni inizia a studiare e amare la musica incrociando sul suo percorso le corde della sua chitarra elettrica, strumento da cui non si è mai separato. Coltiva svariati progetti musicali dal 2011 al 2016, per poi iniziare a lavorare al suo debutto da solista, l'ep “Contemporaneamente”, uscito a maggio 2017 per l’etichetta ferrarese Alka Record Label. In autunno parte in tour con Daniele Coccia Paifelman de Il muro del canto come chitarrista elettrico insieme alla sua band, girando l’Italia per portare sui palchi il primo disco solista del cantante folk rock romano. Dal singolo “Sedile posteriore”, che anticipa “Questo frastuono immenso”, incomincia a prendere piede il vero e proprio io dell'artista e persona Leonardo Angelucci, che dimostra crescita artistica e doti vocali degne di dota. Il disco è caratterizzato da sonorità disparate, plasmando su ogni brano un'impronta differente che non inscatola il cantautore in un unico genere ma dà vita propria a tutte le tracce, in relazione a stati d'animo e sensazioni reali. Le parole d'ordine sono freschezza travolgente e scrittura scorrevole, non pretenziosa, poetica nel più puro significato del termine. La necessità di dar voce ai propri pensieri è l'unico credo del cantautore, che dimostra una forte dissonanza in fatto di stile, arrangiamenti e scrittura rispetto al contesto progressive; una scoperta e una personalissima marcia in più da prendere in considerazione come valida alternativa agli album tutti uguali che dilagano in totale liberà. Noi di Recensito lo abbiamo intervistato, ed eccone il resoconto.

In "Altopiano", uno dei tuoi pezzi di maggior successo, si parla di Daniela. Esiste una persona reale che ti ha ispirato questo teso così dettagliato?
Daniela è una figura reale, come in tutte le mie canzoni descrivo emozioni che ho provato davvero sulla mia pelle, perché i miei brani sono prettamente autobiografici, e cerco di essere sempre sincero e diretto. Lei è una mia ex ragazza, siamo rimasti in ottimi rapporti, pensa che era seduta all'Asino che Vola il giorno della presentazione dell'album. Ho immaginato questa storia d'amore in divenire che viaggia nel tempo, dal primo incontro, al passato presente e futuro in cui Daniela torna a casa dopo aver fatto la spesa, per poi arrivare alla nostalgia: a 70 anni lei che racconta la nostra storia ai nipotini.angelucci2

Raccontaci i retaggi che hanno contaminato la tua musica.
Io, come avrai sentito, ho composto un album variegato. Non è un segno di confusione, anzi. Nel mio Ep avevo scritto cinque brani molto differenti, e così anche nel disco: c'è qualcosa rock, c'è il cantautorato e poi il folk sardo. Nasco come chitarrista elettrico quindi agli albori ero appassionato di rock e blues anni '60 '70, '80, '90, dai Guns N' Roses agli Iron Maiden; poi scrivendo canzoni mi sono affezionato ai nostri cantautori come Rino Gaetano, Battisti, De Gregori, De André, che sono stati ascolti importantissimi per la mia formazione. Ascolto anche i cantautori romani, e la musica folcloristica dal mondo come la bossa nova ad esempio. La scelta di scrivere in italiano è un discorso di appartenenza alla nostra cultura.

Cosa è cambiato dal Leonardo Angelucci dei Black Butterlfy a oggi?
Dal mio primissimo disco nel 2011 a oggi, con il mio settimo disco ma primo d'esordio come cantautore solista, sono cambiato io tanto, c'è una maggiore consapevolezza di scrittura e arrangiamento: prima era tutto verace e istintivo, propro perché in una fase adolescenziale. Ora c'è un briciolo di istinto rock ma anche un pensiero al progetto in toto.

Cosa pensi dell'iper-comunicazione odierna sui social per quanto riguarda la figura degli artisti?
Come dice Stefano Benni, viviamo nell'epoca della rivoluzione mentale e digitale, nella quale a mio avviso bisogna accettare i lati positivi e negativi. Ci sono molti artisti che sono attivissimi sui social e poi fanno tre concerti l'anno, e poi ci sono persone che incanalano bene i nuovi ascoltatori e che valgono anche come artisti. Non bisogna abusarne, la musica vera si fa sul palco e non solo tramite un profilo Instagram. Nell'ultima canzone del disco, Un minuto, da cui poi è tratto il titolo dell'album, c'è il riassunto del mio punto di vista su molti fronti; la nostra è una generazione che spesso cade vittima di attacchi di panico perché abbiamo un futuro sfocato in una società che corre forte e non si ferma mai un attimo per investire questo tempo nel dilatare quel minuto che servirebbe. È una delle tracce per me più emotive.

angeluccicoverIn un momento storico in cui la musica viene etichettata facilmente, senti di far parte di questa settorializzazione?
A me piace spaziare tanto, però se parliamo di movimento culturale forse anche io faccio parte di questa scena romana indipendente. Non mi etichetto sul genere musicale perché non fa per me, dato che voglio solo la sincerità nei brani, ma se devo inserirmi nella scena e in questo movimento, penso di far proprio parte di questo fermento, e anche uscendo da Roma la situazione si sta sviluppando esponenzialmente. Ci sono molti locali che stanno promuovendo la musica dal vivo delle nuove generazioni di cantautori, evitando così le cover band, perché, come dice Giorgio Montanini, la rivoluzione non ci sarà mai fino a che ci saranno le cover band.

Cosa pensi del dislivello numerico tra cantautori e cantautrici?
Io amo circondarmi di artisti di sesso femminile, mi piace spronarle. Ho un profondo animo femminile, è capitato più volte che delle artiste aprissero un mio concerto, come ad esempio Elettra e Marat; lì in studio da me ho curato pre-produzioni di una cantautrice, l'attrice che ha recitato nel mio video ha scritto e recitato un monologo sul brano Un minuto. Cosa emozionantissima. In più anche in pre-produzione ho collaborato con artiste per i cori come Argento, e così via. Ho sempre collaborato con cantuatici, forse è vero, fanno più fatica ad emergere ma dipende anche da quanto uno ci si mette, perché secondo me le possibilità e le occasioni di farsi ascoltare non mancano. Mi viene in mente Mèsa, che ha firmato per Bomba Dischi, Flora, Giulia Mei e molte altre. Io vedo che le artiste ci sono e sono capaci, fanno fatica certo. Io dalla mia cerco sempre di collaborare con loro il più possibile, perché è una cosa a cui tengo e ho un feeling musicale spiccato con l'altro sesso: c'è un vero e proprio amore platonico, ho bisogno dell'altra metà sul palco.

Consigliaci un album che bisogna necessariamente ascoltare almeno una volta nella vita e perché.
Sicuramente un disco dei Genesis, SELLING ENGLAND BY THE POUND, uno dei dischi del periodo di massimo splendore della band. Se dovessi sceglierne uno in italiano sicuramente di De André, Non al denaro non all'amore nè al cielo.

Tour e progetti futuri?
Dopo la presentazione del disco saremo in giro nelle varie province del Lazio, a dicembre presento il disco a Ferrara -la mia seconda città- per poi passare a Bologna, in Liguria, scendere in Puglia e cosi via. Il booking è in continua evoluzione e porteremo in giro il disco almeno per un anno, sino al prossimo autunno.

Foto: Tamara Casula

Giorgia Groccia 30/10/2018

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