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"Venite a teatro si parla di voi!" - Intervista a Francesco Branchetti

In occasione della rappresentazione dello spettacolo "Il Bacio" al Teatro dell'Angelo di Roma, abbiamo intervistato Francesco Branchetti di cui è regista e coprotagonista con Barbara De Rossi.

Dal 4 al 15 aprile è in scena al Teatro dell’Angelo con "Il Bacio". Sappiamo che è una storia che parla di un incontro tra due sconosciuti, uniti da una tristezza comune.

Sì, esatto. I due protagonisti provengono da due vite profondamente infelici, sia da un punto di vista affettivo, che sentimentale e lavorativo. Sono segnati e accumunati  da un passato di grande infelicità e da un futuro fonte di grande apprensione e incertezza. Questo incontro tra due condizioni esistenziali così infelici fa scattare un qualcosa che può essere anche di monito per lo spettatore. Può invitarlo, cioè, a ritrovare la capacità di vincere la paura, sentimento dominante della nostra epoca. Paura dello sconosciuto, paura dell’estraneo: la nostra è l’epoca della paura! Questo spettacolo ci mostra invece come due individui, pur spaventati dal futuro, trovino il coraggio e la maniera di fidarsi e affidarsi l’uno all’altro.

Si parte dalla paura per arrivare a un messaggio di speranza quindi?

Assolutamente sì. Credo che sia uno dei miei spettacoli più positivi, carico di romanticismo e speranza nel futuro. E la fiducia, nell’epoca attuale, secondo me è l’unico vero atto di coraggio che si possa fare.

È quindi un incontro ben radicato alla nostra attualità o piuttosto una metafora valida per ogni epoca?

È una metafora che può valere per ogni epoca, ma soprattutto per ogni tipologia di persona. Di ogni età, ceto sociale e provenienza. Basti pensare che nel testo di Ger Thijs i due personaggi sono volutamente senza nome: semplicemente Uomo e Donna. Due personaggi profondamente caratterizzati dalle loro vite, le cui storie però possono essere quelle di ognuno di noi, grazie a una voluta universalità che l’autore ha conferito al racconto. E credo che in un’epoca come la nostra, dominata frustrazioni di ogni tipo, sia un bel segnale vedere due infelicità che, parlandosi, trovano la via per un futuro diverso.

Il passaggio tra la diffidenza e la fiducia reciproca avviene tramite il dialogo: è un ponte che abbiamo perso oggi a causa dell’uso bulimico della tecnologia?

Purtroppo sì. Da un lato oggi abbiamo molta più facilità a metterci in contatto con chiunque, anche persone che un tempo sarebbero state irraggiungibili. Ma questa è una faccenda molto diversa dal dialogare. Grazie ai social possiamo raggiungere personaggi che cinquant’anni fa avremmo ritenuto irraggiungibili, ma questa enorme possibilità è inversamente proporzionale alla nostra capacità di dialogare con l’altro, che secondo me è ormai calata a livelli estremamente bassi. Adesso domina l’autoreferenzialità, che non fa più riferimento alla singola persona, ma a gruppi. Intendo dire che purtroppo spesso ci definiamo in base all’appartenenza a mode culturali, tendenze e correnti, ma tutto questo ha solo aumentato le barriere. Autodefinendoci in una certa maniera mettiamo subito dei paletti nei confronti di chi è diverso. E questo secondo me non solo è profondamente sbagliato, ma anche all’origine della mancanza di dialogo e di tantissime problematiche attuali che nascono dalla profonda non conoscenza dell’altro.

il bacio 5Il tutto è rappresentato in un bosco. Potremmo avere un’anticipazione delle scelte scenografiche?

Lo spettacolo si svolge in una particolarissima scenografia di Alessandra Ricci, di cui sono estremamente soddisfatto. Grazie a un gioco di luci e proiezioni molto particolare viene rappresentato un bosco che cambia. Nel corso dello spettacolo vediamo cambiare il paesaggio intorno ai personaggi, avendo accesso così a punti diversi del bosco. Grazie alle luci cambiamo luogo in continuazione, rimanendo però sempre sullo stesso palco! Tutto ciò ci trasporta in un mondo di sentieri misteriosi e anche di magia. Ed è proprio della magia di un incontro che parla lo spettacolo!

Una scenografia di pari passo con i sentimenti dei personaggi?

Sì, la scenografia ci fa fare lo stesso identico viaggio che ci fanno fare i due protagonisti. E lo stesso discorso vale per la musica che non è una musica di accompagnamento, ma racconta i sentimenti dei personaggi e i cambiamenti che caratterizzano il loro racconto. In breve, la magia che avviene quando uno accoglie - metaforicamente ed emotivamente - l'altro dentro di sé.

Il testo è stato tradotto dall’olandese e adattato al teatro italiano, è stato difficile mettere in scena uno spettacolo che proviene da una lingua così diversa? Vi sono molte differenze con l’originale?

No, non abbiamo trovato difficoltà e non c’è nessuna differenza con l’originale. Tant’è che l’ambientazione e i nomi della città sono tutti in olandese, così come il contesto socioculturale di ciò che viene detto. Una traduzione estremamente fedele all’originale, cosa che per me è fondamentale per ogni mio spettacolo.

Dopo “Medea” sembra che l’accoppiata scenica con Barbara De Rossi sia una squadra vincente. Altri progetti insieme?

Abbiamo diversi progetti insieme in via di definizione. Ci rivedrete assieme a teatro.

Lei è impegnatissimo sia con il cinema, sia in televisione che a teatro: quale sente più suo? Dove la vedremo prossimamente?

Credo che mi rivedrete presto al cinema. Ma il teatro rimane la mia principale occupazione ovviamente.

Infine, convinca gli indecisi a venire a vedere “Il Bacio”.

Venite a teatro, si parla di voi.

 

Virginia Zettin

14/04/2018

 

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