Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Recensito incontra Rosario Galli, autore e interprete di "Uomini separati"

Scrittore, attore e drammaturgo: Recensito ha intervistato Rosario Galli.

Sei in scena fino al 20 maggio al Teatro dell’Angelo con "Uomini separati". Il titolo dà chiaramente l’idea di quale sia la tematica alla base dello spettacolo, ma certo non fa immaginare che si tratti di commedia…

Infatti il termine commedia è riduttivo. Oggi si usa questo sostantivo in modo indiscriminato e generico. In realtà la sua etimologia ci riporta a un rito antico, un canto per una festa. Ed è proprio questo il mio obiettivo: scrivere un canto, un’ode, per uomini e donne che vivono problemi più o meno seri, che li faccia riflettere sulla loro condizione esistenziale, strappandogli al tempo stesso una risata. Non a caso uno dei miei motti preferiti è castigat ridendo mores.


Si può parlare di un grande ritorno dopo “Uomini sull’orlo di una crisi di nervi”?

In realtà “Uomini” non è mai finito! Continua a essere rappresentato da 24 anni e, per il prossimo a marzo – quando ricorrerà il suo 25° anno –, stiamo già pensando a festeggiare il grande traguardo con un evento, una festa, nonché un allestimento che gira l’Italia dallo scorso ottobre con Federico Perrotta e altri straordinari attori. Non so se “Separati” riuscirà a fare altrettanto, anche se ovviamente me lo auguro.


Immagino non sia stato facile trasportare un tema che - seppur dibattuto molto - di ironico ha ben poco..?

Al contrario, è più facile di quanto sembri. Dico sempre ai miei allievi che ogni tema può essere affrontato in modo ironico. Si tratta di scegliere lo stile e le parole da mettere in bocca ai Personaggi.Rosario Galli e Caterina Shulha


Il sentimento alla base dello spettacolo, però, non è tanto l’amore quanto l’amicizia. Come mai?

«Di tutte le cose più divine e umane, l’amicizia è la più preziosa, la più delicata la più virtuosa. È come l’amore l’amicizia, ha la stessa origine» La risposta sta in questa frase di Luciano Russi, mio Maestro, prematuramente scomparso, un grandissimo uomo, intellettuale, storico, citata dalla protagonista femminile dello spettacolo, una bravissima Caterina Shulha, al suo debutto teatrale - di cui sono orgoglioso.

Quanto è legato all'attualità questo spettacolo?

Quando scrivo racconto storie del mio presente, cercando però di non dare riferimenti storici precisi perché ho la (sciocca) presunzione che i miei testi possano essere rappresentati anche in futuro ed essere ritenuti attuali.

A chi si rivolge lo spettacolo?

A tutte le donne e gli uomini di buona volontà che abbiano desiderio di venire a trascorrere una serata diversa dal solito, lontano dai rumori della banalità quotidiana e dallo spettacolo indegno che la politica ci sta mostrando in questi mesi e in questi ultimi anni, provando per un paio d’ore a ridere di se stessi e a commuoversi e - perché no - anche a riflettere sull’AMORE.

Potremmo avere un’anticipazione delle scelte scenografiche?

Certo. La scena è riempita da scatoloni. Il protagonista - uno strepitoso Paolo Gasparini - ha chiesto ai suoi amici di aiutarlo a fare il trasloco perché appunto si è separato e ha lasciato la casa alla ex moglie. E siccome lui gestisce una libreria ha la casa piena di scatoloni di libri.


Dal punto di vista linguistico, come avete operato nella stesura del copione e nella creazione di battute che potessero essere realistiche ma ironiche?

Questa domanda richiederebbe alcune pagine e molta riflessione. Il problema della lingua - e di conseguenza dello stile - è complesso e richiede attenzione e una certa acribia. Il testo è pieno di sfumature linguistiche che variano secondo il personaggio: ciascuno ha un suo lessico personale.

Parlando un po’ di te, come nasce l’idea di dedicarsi pienamente alla recitazione, dopo o nonostante la Laurea in Scienze politiche?

In realtà non ho scelto la carriera dell’attore ma dello scrittore; recito saltuariamente, solo in certe condizioni; recitare è faticoso ed io sono un seguace di Oblomov.

Che consiglio daresti a un giovane con la passione per la recitazione?

Consigli meglio non darne, è pericoloso. Ma se un giovane contrae il virus del Teatro c’è poco da fare: non provare a combatterlo, ma assecondarlo trovando forme di adattamento ad una realtà virtuale complessa. Però la prima regola è leggere molto e poi avere pazienza, tanta pazienza; e ricordare una frase di Bulgakov che dice “la Vita è fatta di fenomeni complessi; il Teatro è il più complesso di tutti”.

Infine, hai altri progetti nel cassetto da anticiparci?

I cassetti sono pieni di cianfrusaglie che dovrei decidermi a gettare nel cestino e invece mi ostino a tenerli là, dicendo che forse un giorno…Dopo 40 anni di Teatro, Cinema, Televisione, potrei anche decidere di aver detto tutto quello che dovevo e ritirarmi a Ushuaia. Però poi gioco con la mia nipotina di 3 anni, Giulia, e la guardo come improvvisa dei monologhi, e canta e balla, e mi dirige, e allora penso che domani è un altro giorno e forse non tutto è perduto.

 

Virginia Zettin  11/05/2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

@toscadonati al @ClubTenco "I miei nonni, migranti al contrario, mi hanno insegnato la bellezza del diverso" https://t.co/7PHjom7AcB

Digital COM