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Recensito incontra Micaela Esdra: “Il teatro è la cosa più bella che un attore possa fare”

Walter Pagliaro porta sulla scena del teatro Palladium “Il Pellicano” di August Strindberg (dal 21 al 26 febbraio), la storia di una famiglia borghese che, con il venir meno della figura paterna, mostra tutti i suoi orrori. Ad interpretare il ruolo della madre nel dramma, scritto nel 1907, è Micaela Esdra, attrice di fama nazionale, apprezzata in teatro, televisione e al cinema. Una chiacchierata telefonica è stata l’occasione per parlare con lei dello spettacolo, ma anche per riflettere su che cosa vuol dire fare teatro oggi.

Nel dramma di Strindberg lei interpreta una madre che non accetta lo scorrere del tempo.Micaelaesdra02
“Sì, è una donna mediocre, priva di una particolare intelligenza. Con la sua figura, l’autore, tacciato spesso di misoginia, descrive la casalinga dei suoi tempi, una madre che per tutto il dramma si vanta di aver fatto il suo dovere nei confronti dei figli, ma che in realtà è stata avara ed egoista. Strindberg era un uomo visionario, un personaggio tormentato, che ha sofferto; un creativo che raccontava l’orrore umano, i suoi sogni e i suoi incubi attraverso la favola. Con Il Pellicano parte da un dramma borghese, per poi affrontarlo con ironia, leggerezza, colori e immagini. È un autore difficile da recitare perché non scrive pezzi letterari, ma ama il linguaggio cinematografico”.

Nell’opera la figura materna è totalmente opposta a quella paterna. Leggendo la sua biografia ho notato che anche lei come figlia ha avuto un ottimo rapporto con suo padre, tanto da definirlo uno degli amori della sua vita.
“Mio padre è stato un essere umano straordinario. Ha insegnato e mostrato a me e ai miei fratelli il bene della vita, è stato allo stesso tempo un uomo paterno e materno. Nel testo di Strindberg anche la figura paterna è trattata ironicamente, sempre con tenerezza e mai con violenza. Il padre del dramma viene paragonato al pellicano, perché secondo la legenda è proprio l’esemplare maschio a nutrire i cuccioli, prendendo il cibo da una sacca al centro del suo petto”.

Invece è grazie a sua madre che ha intrapreso la carriera di attrice.
“È stata una donna con una vita difficile, ma ci ha insegnato che il lavoro è una grande gratifica, soprattutto per la donna. Una mamma rivoluzionaria, non il classico angelo del focolare. Aveva una passione per il teatro ed è stata lei a portarmi giovanissima alle audizioni presso il teatro Valle di Roma, indette da Luchino Visconti per il Giardino dei ciliegi di Anton Cechov”.

Micaelaesdra03Quello con Walter Pagliaro è un sodalizio che unisce vita personale e professionale: com’è lavorare con il proprio marito?
“Per fortuna e volere di entrambi non siamo una coppia che sta sempre insieme. Nel lavoro ci scontriamo parecchio e il nostro è sicuramente un rapporto costruttivo. Credo che l’attore non debba essere considerato dal regista come carta assorbente, ma bisogna collaborare e creare insieme lo spettacolo, mentre generalmente in Italia prevale l’idea che più è basso il livello dell’attore più è facile da manovrare. Ecco perché preferisco lavorare con una persona come Walter, che ha vissuto la rivoluzione culturale degli anni Settanta e ha ricevuto, proprio come me, degli insegnamenti impossibili da dimenticare”.

Insieme gestite l’associazione culturale Gianni Santuccio che da più di vent’anni si impegna a produrre spettacoli di livello in opposizione alla sempre più dilagante superficialità. Cosa sta succedendo al teatro italiano?
“Recitare è una professione bella, ma oggi ridotta ad uno stato di cui ci si deve quasi vergognare. La qualità sembra essere un handicap. Rispetto a quando ho cominciato io, oggi questo lavoro è veramente per degli eroi. La situazione peggiore è a Roma, dove ci sono pochi spazi e occupati dalla politica. La colpa di questo declino non è del pubblico, che è sempre gentile e appassionato. Fino al 1980 la nostra cultura funzionava, poi però con la tv di Berlusconi si è passati da Ibsen a Colpo Grosso. È da pazzi pensare che la cultura non determini lo stato di un paese. La tv entra in tutte le case ogni giorno e ciò che propone il più delle volte sono scene di violenza e di misoginia”.

Ha avuto la possibilità di lavorare con grandi registi, Strehler, Visconti, Ronconi, Castri. C’è un consiglio che può dare ai giovani che si approcciano a questo mestiere?
“L’attore è un mestiere che non si può fare improvvisando, esso richiede una formazione idonea che va fatta in scuole che siano riconosciute e di alto profilo, è un mestiere che va intrapreso con consapevolezza. Oggi fare l’attore non fa guadagnare, lo si può fare come hobby solo se si appartiene ad una famiglia ricca. Ma se non lo si è, c’è il rischio di trovarsi a 40 anni infelici e non si può soffrire per il proprio lavoro. Recitate se siete sicuri di avere un talento e non per forza. Nessuno in televisione parla delle condizioni in cui versa il mestiere dell’attore, ma se avessi un figlio e volesse intraprendere questo mestiere starei molto attenta”.

Nella sua lunga carriera ha recitato in teatro, in televisione, al cinema, dato la voce ad alcune famose attrici americane, come Kim Basinger, Jessica Lange, Sharon Stone, lavorato in radio. Se dovesse scegliere cosa metterebbe al primo posto?
“Il teatro è la cosa più bella che un attore possa fare. Quando inizia lo spettacolo per due ore si è padroni di ciò che si fa, mentre si racconta un’altra persona. Al cinema, in televisione, ma anche in sala di montaggio, chiunque può mettere mano nel tuo lavoro e modificarlo, trattandoti come un oggetto. Sul palco invece vivi un momento di solitudine assoluta, in cui nessuno può intromettersi, neppure il regista”.

E dopo “Il Pellicano” cosa l’aspetta? Ci sono già nuovi progetti all’orizzonte?
“Sì, c’è in cantiere un bel progetto per questa estate. Si tratta sempre di una tragedia. Preferisco recitare le cose scritte dai grandi geni del passato, perché credo che più è alto l’autore, più sia facile recitare il suo testo”.

Eleonora D’Ippolito 21/02/2017

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