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"I pretendenti svela i giochi di potere nella nostra vita quotidiana": l'intervista all'attrice Ilaria Martinelli

La difficile impresa di stare al mondo quando si è inconsapevoli delle manovre profonde, sotterranee, striscianti del Potere che s'insinua di soppiatto e all'improvviso prende il controllo di una piccola realtà o di una rete di relazioni. Una fatica che, seppure nella moltitudine, si porta avanti in solitaria perché la comunicazione non funziona più, è di continuo interrotta, frantumata e ostacolata da ipocrisia e interessi particolari che causano incomprensioni e inganni. La verità non ha più cittadinanza, se non in un di fuori separato dal resto. È su questi temi che cerca di gettare un fascio di luce rivelatrice “I pretendenti”, testo del 1989 del drammaturgo francese Jean-Luc Lagarce portato in scena dagli allievi del III anno di recitazione all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica “Silvio d'Amico”, con la regia di Valentino Villa, dal 4 al 9 febbraio al Teatro Studio “Eleonora Duse”. Ne abbiamo parlato con l'attrice Ilaria Martinelli, vincitrice del premio Siae 2019 insieme a Elena Orsini Baroni con "Esperimento n.1", interprete della determinata Solange Poitiers.

È la prima volta che interpreti un'opera di Jean Luc Lagarce?
"Come classe sì. Io già conoscevo questo autore perché lo scorso anno ho preparato la parte del personaggio di Suzanne di “È solo la fine del mondo” quando ho concorso al premio Hystrio 2019. L'opera l'ha scelta il regista, Valentino Villa, e già alla prima lettura ci è sembra un testo interessante, oltretutto di un drammaturgo poco conosciuto in Italia. Una decisione, da parte sua, che mi è sembrata un grande segnale di fiducia e di stima nei nostri confronti e ci ha molto stimolato. È stato un percorso didattico e formativo interessante, d'altro canto lo è sempre lavorare sulle drammaturgie contemporanee."

Credi che “I pretendenti” sia ancora attuale?
"Sì, perché questo testo ha un riferimento concreto all'attualità. Il più lampante è la questione - nata prima in Francia che da noi - della privatizzazione della cultura. È una metafora dell'oggi in cui la cultura deve essere sempre assoggettata al profitto, tutto deve essere spendibile nel minor tempo possibile, e dominata dall'efficienza. L'associazione culturale viene messa dentro una gabbia e tutto deve diventare sempre più efficiente. Più in generale, ci parla di come nella vita quotidiana ti promettono che le cose andranno in un certo modo, poi vanno in un altro ma te non ne sei messo al corrente. O quando ci sono delle prese di potere improvvise, dei 'colpi di stato', senza nessun consenso che poi vengono normalizzate."

Un dialogo in "I pretendenti"

Nella rappresentazione i personaggi dialogano ma sembrano non capirsi. La piece vuole sottolineare che c'è un problema di comunicazione?
"L'opera evidenzia che la parola, nella vita di tutti i giorni, è costantemente sotto scacco. La volontà di dire si scontra con tutta una serie di cose che esulano da quello che volevi esprimere. Queste contaminano la comunicazione che esce sempre piena di contrasti e ostacoli. Ci spinge a una riflessione su quanto, nella quotidianità, la comunicazione sia alterata. Inoltre mette in crisi anche l'attore, perché il personaggio che interpreti non è pienamente consapevole di quello che sta dicendo."

Che tipo di lavoro avete fatto per mettere in scena questo testo?
"Lagarce usa un eloquio pieno di avverbi ed è molto frammentato, pieno di ripetizioni. Questa lingua 'anormale' è già difficile da leggere, ma ancora di più da recitare. Abbiamo seguito le rugosità e le pieghe del testo, si è trattato di un'occasione per scoprire cose che altrimenti avremmo perso. Il mio personaggio, Solange Poitier, usa molti tormentoni quindi c'è qualcosa di anormale nella sua comunicazione. Non è possibile ricorrere a nessun escamotage , si deve seguire una linea di lavoro per non addomesticare, addestrare il linguaggio bensì soffermarsi su tutte le cose che ci suonano strane."

Cosa hai capito da questo lavoro?
"Come attori a volte non leggiamo i testi con la dovuta attenzione e perdiamo delle sfumature. Il lavoro con Villa fa vacillare un po' le tue certezze ma è un procedimento costruttivo. Problematizzare sempre serve a sviluppare un pensiero critico. Personalmente ho capito che nella nostra vita ci sono situazioni del genere, giochi di potere a livelli anche molto meschini come può essere un'associazione culturale di una città di provincia francese...proprio in questi ambienti piccoli queste dinamiche così alterate sono ancora più evidenti."

Parlaci del tuo personaggio.
"Solange Poitiers è una donna molto ambiziosa che lavora nell'amministrazione dell'associazione, sa distinguere molto bene la dimensione pubblica da quella privata e ne fa strumento di potere. Lei padroneggia molto bene la retorica, sa parlare e stare in mezzo alla gente. Ma nemmeno lei può controllare tutto e qualcosa di importante può sfuggirle di mano. Solo alla fine comprende che l'ingerenza dello Stato nell'associazione, soprattutto sul piano finanziario, sarà molto forte."

Perché andare a vedere “I pretendenti”?
"Perché la mia classe è composta di attori e attrici molto bravi, Valentino Villa è un regista straordinario e si può conoscere un autore ancora molto poco noto. Ieri una signora mi ha detto di aver visto nel mio personaggio una sua collega d'ufficio. “I pretendenti” racconta un dimensione molto vicina alla realtà che viviamo quotidianamente, è uno spaccato di vita di tutti i giorni che riflette dinamiche che per noi sono normalizzate anche se non dovrebbero esserlo."

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