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Intervista al Gruppo Tapodes dal 19 novembre in scena all' Altrove Teatro Studio con "Non so nemmeno se sono felice"

In scena dal prossimo 19 novembre e fino a domenica 24 all’Altrove Teatro Studio“Non so nemmeno se sono felice”, uno spettacolo ispirato alla figura e alle opere della scrittrice Irène Némirovsky, con adattamento e regia di Luca De Bei con il Gruppo Tapodes composto dalle attrici Paola De Crescenzo, Aura Ghezzi, Roberta Infantino e Carla Recupero, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

- Quali sono le necessità - umane e artistiche - che vi hanno condotto alla costituzione del gruppo Tapodes e al progetto su Irène Némirovsky?

Durante un momento di condivisione e di confronto sulle nostre idee e sulle nostre necessità artistiche, ognuna di noi ha sentito l'esigenza di esprimere attraverso l'arte e quindi il teatro, la propria sensibilità personale rispetto a certi temi, sempre attuali, riguardanti la figura della donna, con tutte le sue sfaccettature: la forza, la caparbietà, la fragilità, la speranza e la ricerca del sé. Ci piaceva l'idea di affidarci ad una scrittura femminile sapiente e da qui è iniziato il percorso di studio e lettura di Irène Némirovsky. I suoi testi ci hanno immediatamente rapito e insieme al regista ci siamo fatte guidare dal lei nel tentare di raggiungere il nostro obiettivo. E speriamo di esserci riuscite!Locandina Tapodes

- Sul piano della crescita e della formazione, la Scuola Professionale di Recitazione Padiglione Ludwig è un comune denominatore di ognuna delle componenti del gruppo: cosa rappresenta per voi la Scuola e i momenti che avete condiviso tra studio e lavoro?

Per noi il Padiglione Ludwig rappresenta il nostro punto di incontro e di partenza. Pur venendo da tre classi differenti, è stato il luogo in cui ci siamo riconosciute professionalmente e umanamente. Da quel momento è successo molto: i maestri, la sete di imparare, gli inciampi e le faticose risalite, qualche litigio, molte riconciliazioni e tanta collaborazione. Abbiamo assaporato lo spirito di un gruppo e lo abbiamo fatto nostro con la creazione del Gruppo Tapodes. Una palestra per prepararsi a compiere dei passi autonomamente, e esser pronti a ricominciare, sempre, di nuovo e al contempo la possibilità di essere protagoniste nella creazione di qualcosa, con un po' di incoscienza e coraggio.

- Quattro attrici, quattro donne, quattro personaggi che in “Non so nemmeno se sono felice” si moltiplicano e si confondono nelle tessiture del racconto scenico: in quali vite accompagnate lo spettatore, dalle pagine alla scena, fino alla vita reale?

Sulla scena vivono: una donna che vuole separarsi dal marito ma non riesce a lasciarlo, una ragazza ricca e viziata che verrà a contatto con un mondo opposto, quello di una prostituta che si illude di trovare una soluzione al fallimento della sua vita, una cocotte che ritrova una figlia data a balia da bambina la quale vorrebbe seguire le orme della madre. Le storie di queste donne con i loro drammi si intersecano con la storia di quegli anni e con il vissuto di Irène Némirovsky. Sono donne che affrontano le loro paure, le loro insicurezze, che sfidano il destino che non sempre le rende vincitrici, donne che, malgrado tutto, continuano ad amare. 

- L’approdo all’Altrove Teatro Studio è un punto di ri-partenza per lo spettacolo, il debutto di un progetto che potrebbe diventare il viatico per lavorare ad altre idee magari già in cantiere?

Il debutto all’Altrove per noi vuol dire innanzitutto far vivere finalmente il nostro lavoro davanti a un pubblico, far sì che la storia e le storie che vogliamo raccontare arrivino ad altre persone, escano dalla sala prove. Poi lo spettacolo continuerà a vivere e crescere e ad andare - speriamo - in altre città. Ancora non abbiamo un progetto preciso in cantiere anche se di idee in questi mesi ne sono uscite, al momento siamo concentrate su questo debutto!

- Nella veste di drammaturgo e regista Luca De Bei, un professionista riconosciuto con una esperienza trasversale in ambito teatrale e, come sceneggiatore, anche in ambito cinematografico e televisivo: come vi ha diretto lungo il percorso che ha condotto dalla stesura alla messa in scena dello spettacolo?

Nella fase iniziale del lavoro ci siamo incontrate con Luca per confrontarci sui racconti da scegliere come punti di riferimento per il testo, sulle suggestioni che ci davano e sulle tematiche che più ci stavano a cuore. Poi lui ha riscritto e tessuto insieme le storie, i racconti, i frammenti, i personaggi, le atmosfere, con una nota in più che ha cambiato radicalmente l’aspetto dello spettacolo, quella di far diventare Irène Némirovsky un vero e proprio personaggio, nonché il centro dello spettacolo. Quando abbiamo letto il testo eravamo entusiaste di questo. Poi sono venute le prove: Luca ha saputo guidarci a cercare una profondità ai personaggi nemirovskyani da lui reinventati, aggiungendo ogni giorno uno strato e una nuova sfumatura, a volte andando in direzioni contrarie, per poi ricongiungerle, spesso mostrandoci come andare oltre la nostra prima suggestione. Parallelamente, ha creato diverse drammaturgie sceniche per ogni piano di realtà suggerito dal testo, all’interno delle quali far muovere e vivere i personaggi. Nel complesso per noi, attrici giovani, è stato importante lavorare con un regista con un’esperienza e una sensibilità come la sua e da questa collaborazione è nata una creazione - “Non so nemmeno se sono felice” - a cui sia noi che lui teniamo molto.

- Quale sarebbe la sensazione più bella da provare subito dopo il debutto di “Non so nemmeno se sono felice”?

Ci auguriamo che le persone escano incuriosite, che vogliano conoscere chi era Irène Némirovsky, leggere i suoi scritti e in questo modo continuare a farla vivere. Con i suoi racconti offriamo uno specchio attraverso il quale lo spettatore, se vuole, può guardarsi: piccole frasi, gesti, pensieri ed emozioni che non sempre ci permettiamo, nella vita di tutti i giorni, di provare e far vivere. Vedrete sulla scena donne che lottano, tormentate spesso dalle loro stesse contraddizioni, e circondate dall’incombente guerra che all’epoca si presentava e che continua, sciaguratamente, ad essere presente nelle nostre vite.

 

Leggi qui la segnalazione dello spettacolo

Il trailer di "Non so nemmeno se sono felice"

 

Redazione

18/11/2019

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