Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Festival InDivenire: Recensito incontra il direttore artistico, Giampiero Cicciò

Centocinquanta progetti ricevuti, trenta opere selezionate per la fase finale, più di duecento artisti emergenti, provenienti da ogni parte d’Italia, coinvolti e tre intense settimane di programmazione tra performance, presentazioni di libri e mostre d’arte: sono solo alcuni dei numeri della II edizione del Festival InDivenire (25 settembre – 14 ottobre allo Spazio Diamante, Roma), manifestazione ideata e fortemente voluta da Alessandro Longobardi e Livia Clementi, i quali ne hanno affidato la direzione artistica a Giampiero Cicciò, attore e regista dalla trentennale esperienza fra teatro, cinema e televisione. Rendere reale, concreta un’idea, una visione: è questo l’obiettivo di InDivenire. Ne ha parlato con noi di Recensito proprio il direttore artistico Cicciò.

Com’è andata la prima settimana del Festival?

Benissimo. Ciò che colpisce ogni volta è la qualità dei progetti, oltre che la grande affluenza di pubblico. Ci rendiamo sempre più conto che sono tante le compagnie che hanno delle idee chiuse in un cassetto, le quali hanno tutte un’urgenza di essere raccontate. La maggior parte trattano anche tematiche importanti: quest’anno, ad esempio, si passa dal neofascismo che impera oggigiorno, fino ai problemi in Siria delle spose bambine, per arrivare poi al mondo di Internet che fagocita tutti questi ragazzi e da cui loro si sentono divorati, come dei tossicodipendenti. La cosa che salta all’occhio è una nuova generazione di teatranti che ha necessità di raccontarsi e che, soprattutto, merita di esprimersi vista la qualità, ma che non riesce a trovare uno sbocco. Come si sa, in Italia, la nuova drammaturgia non ha esattamente le porte spalancate, purtroppo.GiampieroCiccio4

In cosa InDivenire è diverso da altri festival?

Non è un festival solo per under 35, come ce ne sono molti in giro. Da noi un coreografo, uno scenografo, un attore possono anche avere più di 35 anni per partecipare, ma è doveroso precisare che, secondo regolamento, ciascuna singola compagnia deve essere composta da un 60% di under 35 e da un 40% di over 35. Gli spettacoli in gara sono trenta: di solito è difficile trovare questi numeri, per tre settimane di programmazione, altrove. Infine, abbiamo tre premi importanti: uno è quello della giuria tecnica per la Prosa, che permette di portare in scena definitivamente un progetto di work in progess di prosa, un altro uguale per la sezione Danza e il terzo è quello della giuria popolare. Tutti e tre i progetti saranno ospiti dello Spazio Diamante in stagione: i due vincitori delle sezioni Danza e Prosa vinceranno anche due settimane di residenza, cosa sempre molto ben accetta dai partecipanti perché, come si sa, a Roma gli spazi - prova costano un occhio della testa. Invece, il premiato dalla giuria popolare verrà invitato come ospite. Queste sono le cose che contraddistinguono in particolar modo InDivenire e che non sono facilissime da trovare in altro luogo.

Come scegliete le compagnie e/o le opere che accedono alla fase finale?

Ci basiamo su vari fattori: il primo è indubbiamente la qualità del progetto, l’idea, la tematica. Domandiamo alle compagnie di inviare dei video di loro spettacoli precedenti attraverso cui poter capire il valore delle loro messinscene passate. Infine, chiediamo di mandare anche i curricula di tutti i partecipanti. È ovvio che, fra tutti quelli che arrivano, ci sono anche progetti meno professionali: noi puntiamo sulla valorizzazione di chi lavora attivamente nel mondo del teatro e della danza e non di chi lo considera come uno svago.

Tre aggettivi per InDivenire?

Coraggioso, aperto, accogliente.
Su quest’ultimo aggettivo vorrei soffermarmi brevemente e spiegarlo. Gli artisti che esporranno le opere nella mostra d’arte allestita negli spazi del Diamante provengono da diverse parti del mondo, come Argentina, Colombia, Messico. Un evento a cui tengo particolarmente è la presenza di uno Spettacolo Ospite, Exodos di Luigi Saravo con la collaborazione di MaTeMù - Centro Giovani e Scuola d’Arte del Municipio Roma I (12 ottobre ore 18:00, ndr): in esso si esibiranno attori italiani e attori migranti africani, molti dei quali sono musicisti. Inoltre, abbiamo ospitato la presentazione del nuovo libro di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, Salvezza, un reportage a fumetti edito da Feltrinelli, dove raccontano la loro esperienza da infiltrati della nave Aquarius. Gli argomenti accoglienza ed integrazione sono fondamentali in InDivenire e ci tengo a sottolinearlo.

Inaugurazione Festival inDivenire Spazio Diamante 3Lo Spazio Diamante, luogo in cui ha sede il Festival, è considerato uno dei quartieri più “difficili” di Roma. Pensa che il teatro, o in generale lo spettacolo dal vivo, possa aiutare il recupero e la riqualificazione del territorio?

Questo è l’impegno di Alessandro Longobardi, l’ideatore del Festival, nostro mentore e mecenate, il quale tiene particolarmente a questo argomento. Io stesso sto lavorando molto sul territorio. Per esempio sono andato personalmente a bussare agli atelier di pittori, scultori, fotografi che hanno i propri i studi al Pigneto e che, per tutta la durata del Festival, esporranno alla collettiva d’arte all’interno delle sale dello Spazio Diamante. Attraverso queste realtà siamo riusciti a creare una sinergia con tutte le persone che vi ruotano attorno, perché alcuni di questi artisti sono anche insegnanti e, quindi, tutti coloro che vanno a imparare a dipingere e a scolpire sono stati coinvolti e chiamati a partecipare alla giuria popolare, oltre ad essere stati interpellati alcuni residenti stessi. Infine, abbiamo organizzato anche dei flash mob al Pigneto per farci conoscere: stiamo agendo per coinvolgere realmente e attivamente tutto il quartiere.

In questi due anni di direzione artistica, ha trovato più talento da difendere o più bellezza?

Abbiamo trovato di tutto. Ci sono state delle cose decisamente e piacevolmente sorprendenti e in cui c’era anche tanta bellezza. Tutti i progetti intervenuti e soprattutto quelli finora premiati hanno avuto entrambe le cose: il talento di interpreti e registi, ma anche la bellezza di un progetto, di un argomento, di un credo che fa vivere questi artisti nella nostra contemporaneità, senza fare un teatro lontano dall’oggi.

C’è qualcosa che non ha ancora visto ma che Le piacerebbe vedere?

Quello che io vorrei trovare maggiormente in futuro nel teatro è un distacco totale da quello che è un linguaggio forse troppo televisivo. I giovani che sono cresciuti a pane e televisione o a pane e Internet stanno maturando un linguaggio che il palcoscenico non sostiene, come un allestimento o una recitazione troppo realistici. E non parlo della verità, perché la verità si può fare con il grottesco o con cifre che non hanno niente a che vedere con il naturalismo. Ecco, manca il sogno. È come se alcuni di questi giovani under 35 dimentichino che la nostra vita non è solo realismo quotidiano, ma anche fantasia, che i nostri sogni ci suggeriscono. Federico Fellini o Ingmar Bergman pensavano molto ai sogni, Giancarlo Cobelli indagava molto i suoi sogni. La parte più visionaria nonché più vera e più profonda di noi, che non ha niente di realistico, è ciò che, secondo me, va più portato sulla scena. La parte più naturalistica, invece, è più giusta per una dimensione da fiction.

Il suo sogno è vedere più fantasia sul palco, quindi.

Sì, esattamente. Sarebbe bellissimo.

Tra dieci anni, che cosa vorreste che fosse questo Festival?

Vorrei che diventasse un punto di riferimento per tutti i registi, i coreografi, le compagnie che non riescono ad avere una vetrina. A prescindere dal premio, per me è più importante vedere giovani felici di poter raccontare finalmente quella loro storia chiusa in un cassetto e impossibilitata ad uscire: questo è l’intento del Festival, non altro. E soprattutto riuscire ad avere un pubblico che sia attirato non solo dai grandi nomi di mercato, ma anche da questi artisti di talento, che hanno qualcosa da dire e che hanno il diritto di esprimersi, di avere una platea curiosa di ascoltarli. Mi piacerebbe che diventasse di respiro nazionale, ma è una cosa un po’ prematura: ancora dobbiamo fare un gran lavoro su Roma e al Pigneto, per farci conoscere ed apprezzare. Adesso la nostra missione è portare a termine alla grande questa seconda edizione e farne una terza riscrivendo il bando con tutte le modifiche nate dalle cose che abbiamo imparato già da queste prime due edizioni.Anna Bonaiuto Bonaiuto Anna sito 4

Teatro, cinema, televisione…Cosa ha portato della sua ricca esperienza nella sua “avventura” da direttore artistico?

In particolare? La mia esperienza da spettatore molto, molto curioso. Ho viaggiato tanto per andare a vedere i grandi maestri sulla scena. Ho chiara la traiettoria del bel teatro europeo. E quando vedo dei giovani artisti portare sul palco questo respiro europeo non circoscritto, io mi accendo. Mi piacerebbe che anche il teatro italiano fosse meno provinciale.

Il pubblico di InDivenire è curioso?

Direi proprio di sì, indubbiamente. Già che viene in uno spazio “indivenire” per vedere opere in work in progress, scegliendo quindi spettacoli nuovi, semi-sconosciuti, in scena in una realtà recente, “nata ieri”, significa che la curiosità c’è.

Peppino Mazzotta 667x350Lo scorso anno venne Fabrizio Gifuni a premiare i vincitori. Quest’anno invece?

Posso dirvi in esclusiva che verranno a premiare gli attori Anna Bonaiuto (Coppa Volpi 1993, David di Donatello 1995 e Nastro d’Argento 1996, ndr) e Peppino Mazzotta (Premio Annibale Ruccello 2012 e Premio Vincenzo Padula 2014, ndr). Quest’ultimo è il direttore artistico di Riace in Festival - Festival delle Migrazioni e delle Culture locali, manifestazione fortemente voluta dal sindaco Domenico Lucano (ora sospeso dall’incarico e agli arresti domiciliari in seguito all’operazione Xenia, ndr). A Mazzotta chiederemo di parlarci anche del Modello Riace. Insieme ai due attori, interverranno l’autore teatrale Giuseppe Manfrini, che consegnerà il premio al miglior testo, e il regista Lorenzo Gioielli, il quale ci racconterà qualcosa dello spettacolo La notte poco prima delle foreste di Bernard-Marie Koltes, diretto da lui e interpretato la scorsa stagione da Pierfrancesco Favino. Loro sono i quattro ospiti che presenzieranno alla premiazione (14 ottobre, ndr).

Chiara Ragosta  08/10/2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM