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Elena Arvigo è Andromaca ne Le Troiane di Muriel Mayette-Holtz a Siracusa

Alcune settimane fa Elena Arvigo ha debuttato al Teatro Greco di Siracusa ne Le Troiane di Euripide, accanto a Maddalena Crippa, con la regia di Muriel Mayette-Holtz. Pochi giorni fa ha ricevuto la nomination del Premio Le Maschere del Teatro Italiano come miglior interprete di un monologo in 4:48 psychosis, una produzione indipendente, risultato di dieci anni di lavoro con Valentina Calvani, che ha curato la regia. Recensito ha voluto incontrarla, per capire cosa pensa del suo personaggio, Andromaca, e per scoprire che nel teatro di Siracusa esistono regole tutte particolari.

Com’è recitare con la luce in un teatro greco?
"Tutti mi chiedono come sia recitare a Siracusa, ma nessuno chiede mai come sia cominciare a recitare con la luce, eppure non è un dettaglio. È una cosa speciale: non c’è il buio a nascondere il pubblico. Tutto è in vista e ci si sente molto nudi. Nel teatro che ho fatto ho sempre cercato un dialogo intimo con la platea, eppure negli spazi molto piccoli gli attori spesso si parlano addosso: qui invece non è consentito, perché lo spettacolo è per il pubblico. La questione della quarta parete non esiste più: non è più un dettaglio di cui discutere quando ci sono 5000 persone."

Non è strano vedere lo spettatore e magari coglierlo in un momento di distrazione?
"Sì, però qui è meno grave. Questo teatro consente tutto. Come un tempo nell’opera la gente sui palchetti mangiava, faceva l’amore, così qui c’è sempre qualcuno che cammina, va su e giù, sta facendo qualcosa, scatta foto, suonano anche i telefoni. A volte ci sono 3000 ragazzi, che prima dell’inizio, fanno la ola. Qui la gente può parlare, alzarsi: è un’arena. Quando qualcuno muore, le vittime vengono applaudite. Quando Astianatte viene portato via, la scena finisce sempre con un applauso. Io mi chiedevo come mai, eppure qui, mi hanno spiegato, succede in virtù di un retaggio antico e popolare."

C’è un teatro diverso.
"A Siracusa parlano di teatro come si parla di calcio, come a Imola si parla di macchine. Qui ci sono bambini che si chiamano Penelope, Agamennone e le vie sono intitolate ad Eschilo. L’economia non è mai disgiunta e per la città 5000 persone ogni sera per un mese e mezzo rappresentano un indotto importante. Pensa alle sarte, le costumiste: ci sono intere famiglie che vivono di questo. Sanno che è una cosa speciale: ci sono le rovine, la storia e il verduraio ti rimprovera se dici Diòniso e non Dionìso."

Cambiamo per un attimo teatro: questo inverno hai portato al teatro Argentina di Roma la sofferenza femminile, ma le protagoniste erano moderne. Le donne dei testi antichi trasmettevano il dolore in modo diverso da quelle di oggi?
"La differenza maggiore è questa: le donne che io ho portato in scena questo inverno hanno scritto i loro testi. L’essere umano è rimasto lo stesso, ma noi donne abbiamo guadagnato, almeno su carta, la possibilità, la libertà di espressione. In fondo Euripide è un uomo che fa parlare le troiane e Madame Bovary non l’ha scritta Madame Bovary."

Torniamo ad Andromaca: è vedova, orfana di figlio, sarà presto prigioniera di Neottolemo, figlio di Achille, assassino di Ettore. In tutto questo qual è il sentimento che più porti sulla scena interpretando questo personaggio?
"Andromaca è un personaggio complesso, è difficile capire ciò che provi davvero. Però il mito ci consegna un nome interessante, un’indicazione di forza: Andromaca vuol dire “colei che combatte come un uomo” o “contro gli uomini” -la discussione è aperta-. Non c’è una resa. Anche quando dice che morire è meglio che vivere nel dolore, poiché chi è morto non sente più nulla, Andromaca non si toglie la vita. Il destino tragico si compie nella perdita e nella sopportazione del dolore. Anche se non è nell’occhio del ciclone, è un personaggio interessante: Seneca, Racine, Sartre hanno fatto adattamenti straordinari."

Alla fine Andromaca costruisce una piccola Troia, cerca di ricostruire la vita che aveva prima: vive nella nostalgia?
"Secondo me nostalgia e malinconia sono inevitabili, anche quando si va avanti. Andromaca era sposata con Che Guevara, era il vero kalòs kai agathòs, l’eroe buono, bello, pieno di valori, il contrario di Achille. E io ho sempre tenuto per Ettore, devo dire."

Tutti quelli che hanno letto al liceo l’incontro tra Andromaca ed Ettore alle Porte Scee, forse, da quel momento, hanno preferito Ettore.
"Andromaca non va vista come una donna sottomessa, chiusa in casa, usando un parametro modernista, secondo cui la donna che dipende dall’uomo ne è succube, ma va vista come una donna innamorata. L’incontro è molto commovente: Ettore non può scappare e lei deve accettarlo."

Per la tragedia è necessario che il destino di Ettore si compia.
"L’eroe fa quello. Anche gli eroi moderni lo fanno. Giovanni Falcone, Anna Politkovskaja non potevano tornare indietro. Hanno sostenuto delle idee e non la loro sopravvivenza e questo li rende immortali."

Nella guerra di Troia sia le troiane che le achee in fondo hanno perso: Clitemnestra perde Ifigenia e Andromaca perde Astianatte. Un dramma così può accendere la miccia per una riflessione sull’oggi?
"Il mondo va nella direzione di una sensibilizzazione verso certi argomenti, come il femminismo, l’ambiente, ma dall’altro va sempre peggio. Però è auspicabile aprire un dialogo con i ragazzi: bisogna iniziare a capire alcune cose che dovrebbero essere evidenti, come il fatto che nelle guerre ci siano persone, non funzioni, cariche, nemmeno politici."

Durante l’intervista il telefono di Elena Arvigo si è scaricato, è passato qualche minuto prima di riprendere, eppure quando l’ho richiamata era ancora con il pensiero alla voce delle donne, a lungo negata. Ha detto solo “Non aspettare che qualcuno ce la dia”, questa voce. Elena Arvigo, però, in questi anni è riuscita a dare spazio a tante donne e continuerà, perché "non sempre, ma a volte tutto torna". Elena Arvigo sarà in scena, ancora, dal 12 luglio, a Napoli, con Non domandarmi di me, Marta Mia per la regia di Arturo Arnone e a ottobre sarà in Affinità Elettive, diretta da Andrea Baracco.

Laura Caccavale 04/06/2019

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