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È una questione spirituale: Recensito incontra Franco J. Marino

Ha scritto canzoni per interpreti di fama mondiale, prestando i suoi testi e le sue musiche, tra gli altri, ad Andrea Bocelli e Lucio Dalla. Nato cantante, diventato cantautore e poi autore, Franco J. Marino ha deciso di mettersi in proprio e dar voce alla sua "anima poetica", interpretando parole e note che compongono l'EP "C'era una vita nuova": Vita Nova, che nasce dall'amore, quello idealizzato, spirituale, platonico. Noi di Recensito lo abbiamo raggiunto al telefono per un'intensa chiacchierata sulle cose che in un mondo frenetico e poco attento alla riflessione come il nostro, dovrebbero in realtà essere "l'aria che respiriamo".

Innanzitutto volevo chiederle: c'è un motivo dietro la scelta di pubblicare un EP e non un album più esteso?
“Il motivo è che non ho deciso io ma la discografia. Credo si tratti semplicemente di una questione strategica, per poi arrivare in primavera a finire il progetto che comunque è già pronto.”

Spesso per un autore di canzoni arriva il momento di 'mettersi in proprio' e diventare interprete. Celebre esempio in questo senso è Lucio Battisti, ma anche il primo Guccini... insomma, da cosa nasce l'esigenza di cantare le proprie canzoni?
“È una cosa che è sempre stata dentro di me. Nasco come cantante, sin da piccolo era la mia strada. Poi ho trovato anche il dono della scrittura, che si è evoluta fino a partecipare a progetti di personaggi illustri. Però arriva il momento in cui dici "no, d'ora in poi voglio fare il cantautore". Ho sentito l'esigenza di doverlo fare.”

Lei ha collaborato con Dalla nella scrittura di "Non vergognarsi mai". Ecco, chi era Lucio Dalla?
“Era quel grande artista che tutti conosciamo. Era un personaggio molto particolare, generoso, solare, geniale soprattutto, col suo sarcasmo anche dissacrante. Mi rimarrà sempre nel cuore. Ho avuto la fortuna di collaborare con lui qualche anno addietro (nel 1999, ndr) grazie a Mauro Malavasi, col quale lavoro tuttora, che mi chiese di scrivere un testo. Andai a Bologna e Lucio fu gentile, mi ospitò in una delle sue case e mi fece fare un giro per la città sul suo scooter. Era anche umile nonostante il successo che ha avuto e che avrà.”

Lei ha spesso prestato testi e musiche a cantanti lirici, da Bocelli a Karine Carusi a Nathan Pacheco. In questi casi la composizione avveniva già in funzione di una forte presenza vocale? Oppure l'abbinamento all'interprete era un processo secondario?
“Per Andrea Bocelli durante la scrittura non mi ero reso conto che la canzone fosse ideale per lui. Poi ho capito che era una romanza e ho sentito la necessità di proporgliela, e lui se ne è innamorato. Mi ricordo che si voleva far ascoltare il brano anche a Morandi, ma io ormai avevo in testa Bocelli. Questo è successo anche con Nathan e la Walt Disney: quando con Leo-Z mi hanno chiesto di scrivere un pezzo, sapevo già che le caratteristiche della melodia e del testo dovevano essere epici, adatti cioè a un tenore. Ma sono cose che non si fanno a tavolino.”

Passiamo al suo EP "C'era una vita nuova". I brani sono tutti legati al tema amoroso. In "Domani" e ne "L'amore è senza tempo", in particolare, si parla del rapporto tra amore e tempo. Ma che rapporto c'è, secondo lei, tra amore e tempo e soprattutto tra l'amore e il tempo in cui viviamo?
“La ringrazio per la domanda, ha colto i significati profondi della mia scrittura. C'è una connessione importante tra l'amore e il tempo, che scandisce i ritmi della nostra vita e al tempo stesso ne determina la mortificazione dei sentimenti. Ne L'amore è senza tempo dico che spesso viviamo una vita frenetica, intenti a fare questo o quello, a correre a destra e a sinistra, soprattutto nelle metropoli. Quello di cui abbiamo bisogno è spirituale, intangibile, è un sentimento dell'anima che non si può toccare. Tutto è nato all'indomani dalle mie dimissioni dall'ospedale: avevo subito un piccolo intervento, mi ero spaventato e ho deciso che era il punto di fermarsi e capire quali fossero le cose importanti. Diciamo che questo è l'unico comune denominatore tra i due brani.”

Mi sembra infatti che nel suo progetto l'amore sia concepito soprattutto nella sua dimensione spirituale, quasi platonica se vogliamo.
“Esatto. È l'amore inteso nel senso più ampio del termine.”

Piccola suggestione personale. Pierre Boulez una volta ha scritto che "per un musicista il fascino della poesia è così forte che egli non può fare a meno, a un certo punto del proprio sviluppo, di un testo attorno a cui la sua musica andrà a cristallizzarsi". Lei che rapporto ha con la poesia?
“La poesia è chiaramente una di quelle cose spirituali che sono alla base dell'anima di un uomo. Sono sempre stato attratto da Leopardi e Dante, che citava già il concetto nella Vita Nova. Mi sono accorto di questo dalla nascita di mia figlia: serve sempre un evento, sia di grande gioia sia traumatico. La poesia dovrebbe essere l'aria che respiriamo. Questo vale per tutti, poi per un artista è fondamentale. Diciamo che nei testi cerco di mettere la mia anima poetica.”

Ultima domanda: questo EP verrà presentato dal vivo? Ha in mente un tour?
“Gli organizzatori si sono accorti che questo tipo di musica è importante per l'estero, ma sono contento che il genere pop classic possa funzionare anche in Italia, e stiamo lavorando per una tournée che partirà dall'estero e poi arriverà anche qui. La prima esecuzione di "C'è una vita nuova" ci sarà però il 12 dicembre per il concerto di Natale all'Auditorium Parco della Musica. Sarà un'occasione emozionante, con l'orchestra sinfonica internazionale di Roma. Una bella cosa. Ecco, questo è uno dei motivi – riallacciandomi alla seconda domanda – che mi ha portato a pensare "adesso basta, voglio dire la mia": il fatto di andare sul palco e raccontarsi al pubblico.”

Daniele Sidonio 06/12/2015

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