Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Dal 19 al 22 maggio al Teatro Petrolini “Never Lost” : il teatro per imparare la vita. Recensito incontra il regista classe ’90 Luca Celico

Luca Celico è nato ad Aprilia l’08/09/1990,
nella vita è educatore, è stato responsabile del laboratorio teatrale presso il plesso scolastico “Ardea III” di Ardea, realizzando con i ragazzi delle classi medie un riadattamento di “Macbeth”; gestisce attualmente il laboratorio teatrale presso l’Associazione Equilibrio e presso l’Associazione Noi con voi sempre ad Ardea.

- Dopo Immagine Astratta e Immagini Distorte anche Never Lost parte da un romanzo:

ci parli di questo nuovo progetto?

Il progetto e l'idea di Never Lost sono di "vecchia data". Nel 2010, prendendo spunto da alcune web series che spopolavano su Youtube, io e alcuni miei amici abbiamo ideato una serie che non è mai stata realizzata con un soggetto molto simile a quello di Never Lost. Negli anni, necessariamente, qualcosa è cambiato, poi arrivata alla sua forma attuale.


- Never Lost porta in scena il lavoro di formazione teatrale che da anni ti coinvolge:
ci racconti cosa vuol dire insegnare teatro e educare al linguaggio della scena dei giovanissimi attori?

Insegnare vuol dire preparare e formare ed è la mia vera vocazione. Con i miei ragazzi è più facile comunicare, perché parliamo lo stesso linguaggio, sanno cosa mi piace vedere in scena, sanno come comportarsi dietro le quinte. Con alcuni abbiamo iniziato un percorso da tre anni, che non posso dire sia sempre stato facile, ma di sicuro è stato sempre costruttivo, per me e per loro.


- Quali sono state le difficoltà nell’accordare i più piccoli con i ragazzi che fanno parte del cast?


Le difficoltà sono state tante: dalla decisione del giorno delle prove, agli orari, ai ritardi, ma ce l'abbiamo fatta!


- Amicizia, crescita, maturità all’ombra di una perdita: tematiche universali al servizio di un’esigenza drammaturgica. Come, secondo te, oggi ci si rapporta a questi argomenti?


Oggi si tende a non parlare dei propri sentimenti, si scrive su facebook, ma quello è uno sfogo. La morte è sempre un tabù, soprattutto tra i giovanissimi. Io mi sforzo di far parlare anima di ricordo, di perdita e di amicizia; faccio raccontare ai bambini il mio punto di vista sulla morte. Ne parlano con dolcezza e consapevolezza.

- Scrivi, dirigi e autoproduci i tuoi spettacoli: cosa vuol dire, per te, “fare teatro”?

Lavorare, impegnarsi, sognare, faticare e alla fine commuoversi davanti a quanto si ha davanti.
Le difficoltà potranno anche essere a migliaia, ma veder realizzato qualcosa di tuo è impagabile.

 

A. S.

18/05/2016

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM