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La comunicazione ai tempi dei social: Recensito incontra Luca Garosi, autore del libro “Comunicare (bene) in rete”

Al giorno d’oggi la comunicazione avviene sempre più in rete, spesso tramite i social e il web. L’informazione sta cambiando rapidamente, di pari passo con la società, e di conseguenza è necessario che coloro che svolgono, o intendono svolgere, la professione di comunicatore si aggiornino e vengano a conoscenza di tutti i nuovi elementi che regolano questo innovativo modo di comunicare.
Comunicare ( bene) in rete” di Luca Garosi, giornalista Rai e docente universitario, è un testo che, per l’appunto, in tale contesto mira a essere una guida per chi ha fatto o vuole fare del web il proprio campo di lavoro, come i web editor, social media editor, giornalisti, comunicatori multimediali, offrendo e esponendo le diverse tecniche per creare contenuti e diffonderli in modo efficace.
In questa intervista sulle pagine di Recensito, l’autore racconta come è nato il suo interessante libro e i suoi obiettivi, ma soprattutto ci parla di quali siano gli aspetti fondamentali della comunicazione digitale e della necessità di formare coloro che intendono intraprendere questo mestiere.
Un’ interessante riflessione per comprendere fino in fondo il presente e futuro della comunicazione e per indagare l’informazione al tempo dei social.

Come è nata l'idea di scrivere "Comunicare (bene) in rete"?

"Ci stavo pensando da qualche anno, ma ero poco convinto di voler scrivere un libro sulla comunicazione in rete. Scrivere un libro è un po’ come scattare una fotografia: si illustra quello che succede in quell’istante. Il problema è che il web è in continuo cambiamento e si rischia di fare una foto che invecchia velocemente. Ho cercato quindi di fare una fotografia che mostri un ampio panorama su questo argomento. Sempre usando la stessa metafora, ho scattato una foto con il grandangolo evitando di zoomare sui particolari."

A chi si rivolge il libro?
"È scritto e pensato soprattutto per i giovani, per i famosi millennials ma anche per la generazione Z, cioè per i ventenni di oggi. È un manuale ed è scritto, quindi, per dare una serie di strumenti a coloro che vogliono fare un’efficace comunicazione in rete. Si rivolge anche a un pubblico più adulto, ma comunque interessato alla comunicazione online."

Quali sono le qualità che deve possedere un buon comunicatore multimediale?
"La prima parte del libro è dedicata alla creazione dei contenuti per la rete. Un buon comunicatore multimediale deve essere in grado di creare o modificare contenuti (testo, foto, audio e video). Il contenuto è ancora il Re e il comunicatore multimediale deve riuscire a proporre contenuti originali. Dopo averli creati deve riuscire a diffonderli nel web: “contenti is King, but distribution is Queen”. Per questo occorre che il comunicatore multimediale sappia anche impostare una efficace strategia sui social."

Quali sono secondo lei gli aspetti fondamentali della comunicazione digitale e le sue esigenze?comunicare in rete
"Per anni i contenuti nella comunicazione digitale sono stati sottovalutati. Si costruivano siti internet dove si puntava tutto su una grafica accattivante o su una navigazione usabile e i contenuti arrivavano solo dopo. Spesso si affidava la creazione dei contenuti a comunicatori poco esperti o addirittura agli sviluppatori e ai grafici di quel sito. Per fortuna le cose stanno cambiando. Oggi si punta molto sui contenuti e si dà loro il giusto peso. Nonostante questa maggiore attenzione, sono ancora troppi i contenuti in rete che si “assomigliano” tra loro perché frutto di veloci operazioni di copia-e-incolla. Solo contenuti originali possono dare senso alla comunicazione digitale."

E’ sicuramente necessario al giorno d’oggi formare adeguatamente i comunicatori multimediali, poiché’ nell’epoca del web 2.0 tutti possono interagire e veicolare informazioni. Secondo lei, quali sono le strategie migliori per attuare una valida formazione dei comunicatori del futuro?
"Il Web non è un medium, ma un mondo vivo fatto di persone che vogliono comunicare. Un mondo che è in continua evoluzione e per questo chi vuole lavorarci in modo professionale deve studiarlo da vicino e in continuazione. Un comunicatore multimediale deve stare sempre aggiornato, si deve formare in continuazione e ascoltare le voci della Rete. La comunicazione non è più a una sola direzione, arrivano messaggi dai semplici utenti (gli ormai famosi prosumer) che non solo fruiscono delle informazioni in Rete ma creano loro stessi un flusso di notizie. Il comunicatore multimediale deve apprendere tutti gli strumenti utili per far sentire la sua voce in un mondo dove nessuno gli mette un cappello in testa o un tesserino in tasca che lo certifica come colui che informa o che comunica le notizie in modo ufficiale. Esistono ormai figure molto più ascoltate di un comunicatore multimediale, sto pensando – ad esempio – agli influencer. Il comunicatore multimediale si deve porre il problema di come entrare in contatto con queste figure e come poter collaborare con loro. Infine, un comunicatore multimediale deve dedicare molto del suo tempo al proprio personal branding."

Quali consigli darebbe ad un giovane che ha intenzione di intraprendere questa professione?
"Mi occupo da oltre 15 anni della formazione delle giovani generazioni. Molti dei miei ex allievi volevano fare i giornalisti e – in gran parte – ci sono riusciti. Altri sono rimasti nel campo della comunicazione e si occupano di social network. Insomma, non me la sento di scoraggiare nessuno. Anzi credo che se uno vuole fare questa professione e ne ha le capacità alla fine ci riesce. Certo è un mondo difficile, competitivo, dove nessuno ti fa sconti, ci sono poche certezze e poche situazioni a “tempo indeterminato”. Ma oggi è così in ogni campo."

“La comunicazione è un bisogno che ci ha cambiati”, esordisce nella prefazione al suo libro Riccardo Scandellari, e che in qualche modo la comunicazione cambia di pari passo con l’evoluzione della società. Secondo il suo parere, il modo di comunicare è destinato a cambiare ancora e ad evolversi in breve tempo? Se si, verso quale direzione?
"Prima di rispondere alla sua domanda, visto che lo ha citato, vorrei ringraziare Riccardo Scandellari che con una disponibilità unica ha scritto la prefazione del mio libro. Un gesto di amicizia e di stima che ho molto apprezzato.
Tornando alla domanda, secondo me il modo di comunicare sta già evolvendo. Prendiamo, ad esempio, quello che sta succedendo nel mondo dei social network. Il social più famoso e più diffuso è oggi Facebook. Non sono sicuro che questa supremazia sia destinata a durare. Lo sa anche Zuckerberg, tanto che qualche tempo fa ha acquistato Instagram, un social concorrente che oggi cresce in modo esponenziale soprattutto tra i più giovani."

Fondamentale per la comunicazione e’ dunque il linguaggio, che deve sicuramente adeguarsi al pubblico a cui ci si rivolge, che è spesso sempre più ampio. Bisognerebbe educare anche i lettori, aiutandoli a discernere da notizie attendibili e fake news? Come?
"Uno dei capitoli del libro parla proprio degli strumenti utili a verificare le notizie che provengono dalla rete. Si riportano alcuni di questi, tratti dal “Verification Handbook”, una pubblicazione che si trova gratuitamente in rete. Oggi tutti dovrebbero conoscere alcuni tool essenziali per capire se la foto che viene condivisa è una foto autentica o meno; oppure saper verificare l’identità di chi diffonde notizie in rete; oppure riuscire a identificare senza dubbi il luogo da dove proviene una certa informazione. Ci sono tanti strumenti utili, anche se il migliore rimane sempre il nostro cervello."

Il futuro della comunicazione è ormai solamente nel web?
"Direi proprio di no. Non credo alla teoria che un media distrugge l’altro, secondo me – invece - lo trasforma e lo migliora. In futuro la comunicazione sarà multicanale e multipiattaforma. Il vero tema (a cui in molti stanno già lavorando) è come “portare” un contenuto da una piattaforma all’altra, come renderlo fruibile su piattaforme diverse."

Maresa Palmacci 17-01-2018

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