Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Ascanio Celestini: immagini di teatro, riflessi di presente

Occupare il Teatro Vittoria dal 19 aprile all’8 maggio non è impresa facile. Portare in scena nell’arco di questo tempo tre differenti spettacoli, scritti a diversi anni di distanza l’uno dall’altro e riguardanti ciascuno un argomento specifico e indipendente, suona quasi irreale.
Eppure Ascanio Celestini, prismatico ed eclettico rappresentante del teatro contemporaneo, incanta il pubblico con le sue parole capaci di riempire scenografie scarne ed essenziali, di interpretare musiche e suoni semplici e perimetrali, di risvegliare coscienze spesso da troppo tempo sopite.
“Laika”, “Discorsi alla Nazione” e “Radio Clandestina” sono i tre monologhi che l’hanno visto protagonista a Roma; ora che questa esperienza è giunta al termine, lo abbiamo intervistato per voi.

“Laika” (2015), “Discorsi alla Nazione” (2012) e “Radio Clandestina” (2002): per quale motivo ha deciso di proporre questa trilogia al teatro Vittoria di Roma? Perché in quest’ordine?celestini04
“Sono tre spettacoli diversi che non ho scritto pensando che ci fosse una parentela tra loro. Uno spettatore m’ha detto che ce l’hanno una cosa in comune: ci sto io sulla scena. E penso che non sia solo una battuta. Da vent’anni faccio teatro e il mio modo di scrivere mi ha portato ad avere un repertorio come succede ai musicisti. Ai cantautori, per esempio, che per ogni concerto pensano a una scaletta dove compaiono canzoni nuove e vecchie che hanno in comune il cantautore che le scrive e le canta”.

Come nascono le idee per i suoi spettacoli?
“Raccolgo storie. Certe volte in maniera più circostanziata come per Radio Clandestina, altre volte parto da un racconto e improvviso. Laika doveva essere un racconto sul bombardamento di Guernica, poi ha preso una strada completamente diversa”.

“Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole” cantava De Andrè in “Un matto”. Sul suo palcoscenico, invece, la parola è capace di raccontare la realtà e i vari mondi possibili. Che importanza le conferisce? Pensa che il teatro possa dare una voce a chi non ce l’ha?
“Il teatro non puoi vederlo sullo schermo di un computer e tantomeno sullo smartphone. C’è qualche esperienza di teatro in televisione che può essere una maniera interessante di avvicinarsi allo spettacolo e al lavoro dell’attore, ma lo spettacolo teatrale è dal vivo. Ciò implica che lo spettatore esca di casa e vada nel luogo dove gli attori recitano. Questo atto dello spettatore rende il teatro un’esperienza unica.
Non so se il teatro può o deve dare voce a chi non cel’ha. Ma so che la voce nel teatro è un’esperienza umana con meno mediazioni. Più concreta”.

Nelle sue performance è solitamente solo sul palcoscenico. Vuole simboleggiare qualcosa, ad esempio la solitudine del singolo, l’individualismo della società contemporanea?
”No, è una modalità di lavoro. Scrivo da solo e porto in scena le mie storie. Le scrivo soprattutto nella testa e spesso passano solo accidentalmente attraverso la parola scritta. E mi piace tenermi la libertà di poter cambiare le mie storie anche ogni sera. Per questo motivo mi trovo bene quando lavoro con i musicisti. Io seguo la loro musica e loro la dinamica sonora del mio racconto, ma il significato delle parole spetta a me anche quando le cambio”.

celestini01Le sue conclusioni non sono mai consolatorie o rassicuranti. Qual è la sua visione del futuro?
“Non credo che un artista debba per forza occuparsi del futuro. Mi pare già molto se riesce a scavare nel presente”.

Oltre al teatro, si è dedicato a libri, televisione e cinema. Perché ha deciso di sperimentarsi in queste altre forme espressive?
“Sono maniere simili di raccontare le storie. Hanno un terreno comune: le immagini. Nel cinema le immagini ci stanno davanti agli occhi, nel mio teatro e nei libri le immagina il fruitore. Ma parliamo comunque di linguaggi vicinissimi”.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
“Il 30 maggio comincio a Marsiglia le prove per uno spettacolo coprodotto con Belgio e Francia. Il titolo è “Spaesamento”. Subito dopo passerò alle prove della versione francese di Laika con l’attore belga David Murgia che interpreta da tre anni in francese il mio Discorsi alla Nazione”.

Angela Ruzzoni, Giulia Zanichelli 15/05/2016

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM