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Alfonsina Panciavuota a Primavera dei Teatri: intervista a Fabio Marceddu e Antonello Murgia

In occasione della partecipazione dello spettacolo Alfosina Panciavuota a Primavera dei Teatri lunedì 27 maggio al Teatro Sybaris, abbiamo incontrato Fabio Marceddu e Antonello Murgia che ci hanno parlato dello spettacolo, dei progetti di Teatro Dallarmadio e della necessità di una narrazione per la scena che “non è solo una storia, ma la sintesi di tante grida inascoltate”.

Qual è la storia di Alfonsina Panciavuota e come è stata ridotta per la scena?

La storia di Alfonsina, non è solo “una storia”, è forse la sintesi di tante storie, di tante donne, di tante voci di tante “grida inascoltate”, le grida degli ultimi e delle ultime, che nel corso dei secoli e nei più recenti dopoguerra del mondo occidentale, dopo aver subito angherie e molestie di ogni tipo, con l’accondiscendenza sociale e dell’ordine costituito, si ribellano e trovano un modo per riscattarsi. Sono storie che si ispirano alle vite delle donne nate nel 1932, che “casualmente” è l'anno di nascita della nostre madri: Ausilia e Paola. Donna di città una, e donna di paese l’altra, entrambe hanno vissuto gli orrori e gli stenti della guerra, chi sfollando dalla città, chi accogliendo nella campagna. Nella costruzione della tessitura drammaturgica, siamo partiti da una Narrazione che poi è diventata tragedia, con una costruzione in tre atti.

Primavera dei Teatri è una manifestazione importante, necessaria: come vede/vedete la situazione del circuito teatrale italiano, inteso in senso ampio e includendo anche i diversi festival?

Non è semplice rispondere a questa domanda. Il fatto stesso di essere presenti in questo festival ci apre al desiderio e all'urgenza di circuitare, cosa non semplice per le compagnie che decidono faticosamente di vivere nel lusso di una autentica libertà. L'arte e le sue opere, prima ancora degli artisti, hanno il diritto di arrivare alla gente. Perché, nonostante i tempi siano davvero duri e il “pubblico generalista” sia davvero ormai venduto al riverbero degli schermi e relativi abbonamenti televisivi domestici, il teatro rimarrà per sempre una necessità ritualistica che sopravviverà anche a tutti gli orrori transitori della storia e può avere il potere di ritornare alla gente e dovrebbe esercitare il dovere di interrogarsi sulla distanza dalla gente. Bisogna essere liberi, liberi dentro. C’è un bel movimento off a livello italiano, c'è posto per tutti, e piano piano le porte si aprono. Ci piace pensare ad un teatro aperto, dove non ci siano postazioni da difendere, ma artisti da far esplodere, circuitare. L’arte non è necessariamente utile, ma anche se apparentemente è fine a se stessa, può essere un incidente di percorso necessario. L’arte se si “imbriglia” nelle maglie burocratiche diventa addomesticata, ricattabile, corruttibile e di regime, esaurisce la sua carica rivoluzionaria, diventa estetica e elitaria. Eppure fino a ieri, l’esperienza di Peter Brook, è stata un faro, in un universo borghesizzato e stantìo. Bisogna vigilare su noi stessi, per non correre il rischio di diventare ciò che si denuncia!Alfonsina Panciavuota

C’è stato un tempo in cui “i figli si vendevano come bestie”. In che misura questa affermazione trova pertinenza ancora oggi?

C’è stato un tempo? E se quel tempo fosse oggi? E se ancora oggi si vendessero quei figli? Magari in luoghi diversi, in contesti diversi, abbiamo già dimenticato quelle madri che hanno offerto al Parioli le loro figlie a “stimati” professionisti? Oppure pensiamo a quello che si racconta nell’Afghanistan de Il cacciatore di aquiloni dove una madre che si prostituisce per fame, è costretta a far abusare anche il suo figlioletto maschio, per soddisfare le turpi voglie del “compratore” di turno! Noi raccontiamo il nostro passato, per non dimenticarci il presente. T.S. Eliot nei Quattro quartetti scrive: “Il tempo presente e il tempo passato son forse presenti entrambi nel tempo futuro. E il futuro nel passato.” E Vico nella Scienza Nuova, parla di corsi e ricorsi! Noi aggiungiamo: Corsi Ri-corsi e mi Persi. Forse dovevamo perderci di nuovo per ritrovarci. Parallelismi ce ne sono sempre per rispondere alla domanda in senso stretto. L’uomo è diventato sedentario solo nei libri di storia, in realtà non si è mai fermato! E’ in continuo movimento. E se prima c’erano i nuovi mondi da scoprire, dopo la luna ora si punta alla conquista di altri pianeti. E poi oggi conosciamo la conquista dell'infinito spazio virtuale. Il movimento umano, è in moto perpetuo; è simbiotico col movimento dei pianeti, e non può essere fermato. E’ una mera Utopia fermarlo. Per questo crediamo che il “supercitato” e abusato Pasolini nella sua profezia, sintetizzata in Ali dagli occhi azzurri, dove cita anche la Calabria e Palmi, come luogo di sbarchi, sia stato più che profetico, Messianico, e forse Mimmo Lucano è un mancato martire laico, cantore degli ultimi, e ambasciatore di vita, in un mare di morte.

Cosa può fare uno spettacolo, oggi, in termini di consapevolezza civile, umana e storica?

Le definizioni secondo noi de-finiscono. Ci può essere gioia nel dolore e viceversa. Bellezza nell’orrore e orripilanza nella bellezza. Uno spettacolo può fare tanto. Ma dipende anche tanto dai luoghi dove lo si rappresenta. Mario Mieli andava in fabbrica a fare le sue rivoluzioni. Disturbava. Come artisti dovremo avere il coraggio di osare, di rischiare di confrontarci dove il confronto è negato. Pensiamo che Danio Manfredini sia il più alto esempio di coraggio sociale e civile e poetico. Una libertà totale che parla agli ultimi con gli ultimi, senza barriere, senza filtri. Anche Pippo Delbono, secondo noi, riesce sempre ad essere sempre Arte. L’arte può tanto. Ma bisogna darle palchi, tempi. Spazi e luoghi di ricerca. L’arte non va mai zittita. E invece spesso il bavaglio lo mette chi meno te lo aspetti. Quando ti spengono i riflettori, piuttosto che preoccuparti del perché, dovresti sicuramente alzare la testa, la voce per affermare il tuo diritto ad esprimerti, ma vivere quell' affronto non come una minaccia, ma come una conferma che si sta lavorando nella direzione giusta. Noi non giudichiamo, abbiamo sempre pensato: se non c’è nessuno che ci ospita ci faremo noi una stagione, se non c’è circolarità in Sardegna, o in Italia, circoleremo in Europa e nel mondo. E così è stato. Partendo nel 2007 vincendo al di là di ogni previsione il Festival di Lugano, FIT, con uno spettacolo Bestie feroci, che in 15 anni ha fatto oltre 300 repliche e poi il Premio Ustica; rimettendoci sempre in gioco, e confrontandoci con tutti i Premi possibili, per non smettere mai di metterci in discussione.

Teatro Dellarmadio è un progetto di ricerca costante e attenzione ai temi sociali e civili: com’è nato il vostro sodalizio e dove sarà possibile incontrarvi dopo Primavera dei Teatri?

Nasce ad un incontro, in cui in fretta abbiamo compreso che eravamo in corrispondenza di “Sentimenti artistici e Amorosi Sensi poetici” e diversi come due gocce d’acqua. La necessità di raccontare un tema piuttosto che un altro è che a volte sono loro a chiamarti. Prossimamente saremo con Alfonsina Panciavuota a Cagliari al family festival delle Lucidosottile, sono in via di definizione le date di San Marino, New york e Lugano. Tutte le informazioni sui notri progetti sono disponibili su http://www.teatrodallarmadio.com.

Adriano Sgobba

26/05/2019

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