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Stas’ Gawronski e Domenico Galasso raccontano il loro spettacolo “Abitare la possibilità”

È in scena, dal 13 al 15 ottobre, presso il Teatro Cometa Off, Abitare la Possibilità, spettacolo di Stas’ Gawronski e Domenico Galasso, prodotto da Sycamore T Company e Piccolo Teatro Orazio Costa.
Abitare la possibilità è un’appassionante performance teatrale ispirata da un verso di Emily Dickinson – I dwell in Possibility – che chiama in causa alcuni autori e personaggi della grande letteratura per rappresentare la prova fondamentale che ogni uomo deve affrontare nel corso della propria esistenza: il drammatico confronto tra l’invito a credere nella misteriosa bellezza e bontà della vita e la tentazione del Nulla, la sfida tra un’esistenza vissuta con uno sguardo aperto alla meraviglia e il vivere il proprio tempo nel disincanto e nella disillusione.
In questa intervista sulle pagine di Recensito, Stas’ Gawronski e Domenico Galasso ci guidano alla scoperta di uno spettacolo che tratta di una vera e propria tempesta esistenziale con uno sguardo aperto alla meraviglia.

Questo lavoro trae origine da un celebre verso di Emily Dickinson e quindi dalla letteratura. Com’è nata questa ispirazione?

Stas’ Gawronski: “Ho conosciuto questo verso di Emily Dickinson – I dwell in possibility – grazie ad Antonio Spadaro SJ, critico letterario e fondatore del laboratorio di espressioni creative “Bombacarta”, che per me è stato un grande maestro. Mi ha insegnato che la letteratura va vissuta come un incontro con una persona, pronti a lasciarsi sorprendere, toccare, spiazzare, coinvolgere, lasciando che questo incontro generi qualcosa di nuovo e inatteso. Questo spettacolo teatrale è nato da una lunga frequentazione di questo verso e altri testi di poesia e prosa tratti dalla grande letteratura che hanno suscitato in me e Domenico Galasso l’urgenza di portarli in scena. “Abitare la possibilità

“Abitare le possibilità” è uno spettacolo sulla vita, sull’esistenza, sul modo di vederla e concepirla. Può essere definito così?

S.G.: “Questo verso della Dickinson esprime una scelta di campo, quella di vivere la propria esistenza restando saldi nella possibilità di essere sorpresi, in ogni momento, dalla bontà e dalla bellezza intrinseca della vita, nonostante tutto. Facile, se non fosse che ognuno di noi deve fare i conti con la tentazione di vivere il proprio tempo nel disincanto, nella disillusione o nella desolazione provocata dal pensiero di essere prigionieri della propria vita e che tutto è destinato a dissolversi nel nulla. “Abitare la possibilità” mette in scena il viaggio di un uomo che prende coscienza di questo contrasto profondo e della posta in gioco attraversando le visioni e le storie di alcuni grandi scrittori e poeti come Eugenio Montale, Italo Calvino, Wyslawa Szymborska, Franco Fortini, Cesare Pavese, Elena Bono, Cormac McCarthy, Umberto Fiori, Claudio Damiani, Albert Camus e Raymond Carver.”

Dal punto di vista registico come sta operando? Come verrà trasposto il testo in scena?

Domenico Galasso: “Ogni testo ha un suo respiro e genera uno spazio e un tempo. Ogni testo conduce il lettore attraverso un sentiero più o meno arduo in un altrove governato da una gravità diversa, con un’atmosfera di altra densità. Il nostro gioco è frequentare, vivere questo altrove e ripeterlo, poi, in scena, offrendolo agli spettatori. La peculiarità di questa operazione non canonica consiste nella composizione drammatica di testi e autori diversi che ci sbalzano da una condizione all’altra. Buona parte dei materiali è costituita da poesie. Tentare di rivivere la speciale qualità poetica di ogni composizione è rigenerare poesia in scena: questa è la nostra aspirazione. In fondo, la poesia è uno dei modi attraverso cui l’uomo investiga il reale. Gli altri brani sono tratti da romanzi o racconti: niente, dunque, che sia stato scritto per il teatro. Allora, il gioco, per noi, consiste nella verifica di quale sia la disponibilità scenica di una materia che parrebbe, formalmente, non pensata per il teatro.”

Un lavoro che parte dal passato per parlare di riflessioni e tematiche quasi eterne, che coinvolgono l’uomo da sempre, a maggior ragione al giorno d’oggi. Cosa spera possa colpire e arrivare al pubblico?

D.G.: “L’attitudine ad inventare analogie tra noi e ciò che ci circonda, l’attitudine mimesica, da un lato, e, dall’altro, la necessità di comunicare - cioè mettere in comune - la nostra esperienza, sono alla base di ogni forma di espressione in genere e di ogni forma d’arte in particolare. E sono, dunque, il fondamento dei legami. Nell’epoca della facile connessione, scopro quanto sia difficile costruire relazioni reali: tutto, per comodità, è dato per scontato, tutto è raggiungibile senza sforzo, senza un percorso; tutto, in realtà, pare dimenticato, posto in stand by, condizione che pare una modalità nuova della morte, la morte della morte, quasi. Riscoprire le possibili relazioni è atto di primaria importanza, azione necessaria, luogo di generazione e rigenerazione di senso.”

Maresa Palmacci 16-10-2017

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