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Un secolo di storia della Ditta Bruno Corsini: i confetti di San Jacopo, di Pinocchio e di Fellini

È tempo di dolci e di carbone. Per scoprire i prodotti dolciari italiani che riempiranno le calze della Befana, ho seguito il sentiero percorso dal più famoso dei burattini. “Dopo mezz’ora di strada, arrivò a un piccolo paese detto Il paese delle Api industriose. […] ti darò un bel confetto ripieno di rosolio. – Alle seduzioni di quest’ultima ghiottoneria, Pinocchio non seppe più resistere.”
Come Pinocchio nemmeno io ho resistito alle ghiottonerie della Ditta Bruno Corsini a Pistoia, famosissima per i confetti a riccio e per l’esclusivo Panforte di Pistoia Glacè. Appena entrata nel negozio di Piazza San Francesco a Pistoia sono stata accolta dall’elegante Giorgia Baroni Corsini, pronipote del fondatore, il Cav.Umberto Corsini, che è stata molto disponibile e felice di presentarmi i suoi prodotti.
Io, che mi sentivo proprio nel Paese dei Balocchi, ero rapita dai porta confetti in vetro allineati dietro al bancone, con vari tipologie di confetti, ma non solo, c’erano delle vetrine con dei piccoli vassoi con vari tipi di cioccolatini precisamente allineati, varie confezioni natalizie e le bellissime scatole con il Duomo di Pistoia con una cornice dorata contenenti la loro specialità: il Panforte di Pistoia Glacé.
Nel negozio, che si trova in un ex convento, ci sono anche le macchine per la produzione di caramelle e le “bassine di rame” necessarie per la realizzazione dei confetti e che gli conferiscono una forma particolare, irregolare, tonda, a riccio (birignoccoluto), il risultato di una lavorazione di dieci ore; ogni confetto bianco è diverso e ha un peso che varia dai 5 grammi ai 15 grammi, rivestito da uno sciroppo di acqua e zucchero.
Basta alzare lo sguardo per vedere una foto incorniciata in bianco e nero che risale al periodo della fondazione e che ritrae gli operai di quegli anni mentre lavorano lungo una fila di bassine.
Il quel luogo meraviglioso, dove il tempo sembra essersi fermato, e dove l’aroma del cioccolato è persistente e inebriante, la signora Giorgia dopo aver riconosciuto il mio accento irpino, terra da cui provengono “le nocelle”per i confetti, mentre mi fa assaggiare i confetti, mi racconta la loro origine. Una storia che risale al 1372 quando in occasione della festa di San Jacopo, patrono della città, gli “anici confecti” furono offerti alle autorità cittadine. Il fondatore rimase fedele alla tradizione pistoiese servendosi di una ricetta tramandata dal Medioevo. Il figlio di Umberto, Bruno Corsini, dopo la guerra ripristinò l’azienda, e grazie al suo impegno, l’ha trasformata in una ditta consolidata che oggi porta il suo nome. Era la quantità confetti che gli sposi lanciavano ai ragazzi sul sagrato della chiesa a decretare la suntuosità dei matrimoni, fino a non molti anni fa; una tradizione che è ritornata in auge negli ultimi anni, in ogni cerimonia, e in particolare durante i matrimoni, i confetti arricchiscono il banchetto. Proprio per rispondere a questa esigenza, insieme al più antico confetto anacino o coriandolo ci sono anche alla nocciola, mandarla, candito, cioccolato, la nocellina e la bacca di cacao.
In questa storia di grande tradizione, di legame con il proprio territorio e di una famiglia molto unita, non mancano degli aneddoti preziosi, e con soddisfazione e velata malinconia la signora Giorgia Corsini, mi ha raccontato che anche Federico Fellini, si ingolosì per i loro confetti tanto da volerli su una tavola in una scena del film Casanova.
L’atmosfera“amarcord” che si respira entrando in quel posto è solo un valore aggiunto, la Ditta Corsini offre un’ampia scelta di cioccolatini e praline, di vari gusti, con i cereali, le varie miscele di cioccolato aromatizzato e speziato, peperoncino, cannella, noce moscata, con creazioni molto recenti come la linea di Tartufi e le praline all’Aceto Balsamico di Modena, infine le amarene sciroppate ricoperte di cioccolato bianco: le mie preferite.

Gerarda Pinto 05/01/2016

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