Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Indovina chi (ri)viene a cena? In Italia torna a diffondersi l’uso della canapa a scopo alimentare

Si potrebbero fare agghiaccianti giochi di parole come «le stupefacenti proprietà della canapa in cucina», oppure basterebbe affrontare la realtà: l’ingrediente in questione è ricco di omega 3 e 6, sali minerali, antiossidanti, amminoacidi essenziali, vitamine e fa pure bene al cuore.
Soprattutto, dopo secoli di gastronomico silenzio, la notizia è che la cannabis sta tornando in auge nelle ricette nazionali sottoforma di olio, semi e farina. Ri-tornando? Ebbene sì, non serve cercare nel libro di ricette natalizie di Snoop Dogg (esiste? Non ancora? C’è speranza di poterlo regalare un giorno a qualche nonna per salvarla dal bipolarismo Clerici/Parodi?): prove dell’uso della canapa in cucina esistono già nei libri rinascimentali come ad esempio il “De arte coquinaria” (1467) del Maestro Martino o il “De honesta voluptate e et valetudine” (1475) di Bartolomeo Sacchi, detto Platina. Grazie a queste testimonianze, pare infatti che nelle tavole italiane di seicento anni fa fosse comune imbattersi recens1in piatti come la minestra di canapuccia, la suppa de lacte de seme de canape o il ministrum de canapa accompagnato da pane grattugiato, spezie e uvetta. Non solo brodi e minestrine però – anche se questo rende affascinante un ipotetico momento storico in cui i genitori insistevano per dare la canapa agli adolescenti e questi la rifiutavano perché sottoforma di minestra di verdure – nei vecchi ricettari nostrani compaiono anche degli ambiziosi tortelli con fiori di canapaccia (da cuocersi rigorosamente nella pancia del maiale) o una più semplice focaccia di canapa; quest’ultima però non viene pubblicizzata benissimo visto che l’autore – sempre il Platina – ne sconsiglia il consumo con una discreta veemenza: «sta alla larga da questa vivanda quanto più ti è possibile perché nutre poco e male, provoca nausea, mal di stomaco e di ventre e indebolisce la vista». Lette queste parole, viene in mente che per trovare di nuovo un accanimento gastronomico del genere bisogna aspettare il nostro secolo e TripAdvisor.
In attesa della prima faida social a tema però, si può ingannare l’attesa con grissini, pane, pizza, biscotti, formaggi, gelati, yogurt, creme spalmabili e persino un pesto, rigorosamente base di canapa e derivati.
Secondo la direttiva ministeriale del 2009 che ne regola l’uso alimentare, ovviamente, i livelli di Thc presenti sono in percentuali minime e non consentono alcun effetto collaterale. Quindi no, difficilmente un biscottino al forno a base di cannabis rende la serata con gli amici e la casa libera indimenticabile ma, in compenso, rilascia un delicato aroma di nocciola.

Eliana Rizzi 10/07/2016

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

#musica @danielecelona in #abissitascabili: un album/fumetto per i supereroi del nuovo millennio Giorgia Groccia https://t.co/FRbaVw7KVO

Digital COM