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Cosa intendiamo per #foodporn?

Su Twitter, Facebook, Instagram & co. sono anni ormai che l’hashtag #foodporn accompagna foto sapientemente angolate e illuminate di tutti i piatti sulle nostre tavole, dall’anatra all’arancia sul letto di mandorle tostate all’uovo al tegamino. Il foodporn non è più (o meglio, non è solamente) una categoria tra il divertente e il disgustoso rintracciabile su quei sitacci su cui nessuno di noi, ovviamente, è mai andato. Il termine compare per la prima volta nel libro del 1984 “Female Desire: Women’s Sexuality Today” della scrittrice Rosalind Coward e indicava la stretta correlazione, nella sessualità femminile, che intercorre tra cibo e sesso. Secondo la Coward, a stimolare la fantasia erotica della donna, più che il sapore del cibo, è il modo in cui un piatto viene presentato. In altre parole, non serve assaggiare il cibo per gustarlo, basta semplicemente guardarlo.
Il successo del cibo negli ultimi anni, che ha portato i programmi di cucina a fiorire sui nostri canali in maniera incontrollata, è legata strettamente a questo principio. Schiere di fan di “Masterchef Italia” hanno contestato la vincitrice dell’ultima edizione, Erica Liverani, senza avere mai, ovviamente, assaggiato uno dei suoi piatti. È la parte più controversa del successo che la gastronomia ha ottenuto nei tempi recenti: il giudizio di un piatto non passa più per il gusto, ma per l’estetica, per il modo in cui un cameraman e un fotografo hanno ripreso un piatto dalla giusta angolazione, con la giusta luce, capace di stimolare in noi delle reazioni che nulla hanno a che fare con le papille gustative.
Il foodporn non contempla il gusto del cibo, ma la presentazione e la sua preparazione. Si pensi a uno dei micro-foodvlog più cliccati al mondo, “Tasty”. Il vlog, presente su YouTube, Facebook, BuzzFeed, Twitter e Instagram, presenta delle ricette di piatti che ti faranno chiudere gli occhi, reclinare la testa e sussurrare “yeeeees” – dalla descrizione del canale YouTube – e consiste in una telecamera fissa dall’alto che inquadra delle mani intente a mischiare (grossolanamente) degli ingredienti per ideare piatti che, senza dubbio, da italiani e amanti della buona tavola non mangeremmo mai (a dimostrarlo, il recente Carbonara-gate).
Nella sua forma base, il foodporn oggi consiste nella pratica di fotografare il cibo con lo smartphone. Fastidiosa per alcuni, fondamentale per altri, le nostre bacheche social sono letteralmente invase da foto di piatti di ogni tipo. Perché? Per lo stesso motivo per cui si fotografa la Torre Eiffel se si è Parigi, o il Colosseo? La semplice testimonianza di ciò che si sta guardando-mangiando? Oppure c’è di più, un desiderio di condividere qualcosa che consideriamo non cibo ma vera opera d’arte, come un giapponese di fronte la Gioconda?
È interessante notare come la food-photography abbia contaminato la cultura di massa: pensiamo alla fortunatissima serie Tv “Hannibal”. Ideata da Bryan Fuller per la NBC, la serie racconta del rapporto tra Will Graham, profiler del FBI sull’orlo della follia e Hannibal Lecter, che non ha bisogno di presentazioni. Crime eccellente, noto soprattutto per gli elaborati omicidi messi in scena, è diventato famoso anche per le “ricette” preparate magistralmente dallo psicologo cannibale, interpretato da Mads Mikkelsen. Basta guardarlo alle prese con la preparazione di un ossobuco con una gamba umana e poi provare ad ammettere di non avvertire il desiderio di mangiarlo.
Anche il mondo del design non è stato immune al fascino del foodporn: il creative designer David Schwen ha ideato un progetto dal titolo “Pantone Pairings” in cui ha creato degli accostamenti di “cibi – pantone”, ispirandosi appunto alle tavole dei colori pantone. Il risultato è una serie di deliziosi accostamenti che sottolineano l’insistenza sul cibo anche da parte delle altre arti.
È stato Ludwig Feuerbach a scrivere che “l’uomo è ciò che mangia” (“Il mistero del sacrificio”, 1862). Intendeva dire che il cibo, che si tramuta in sangue e carne, è fondamentale non solo per la vita e la salute umane, ma anche per la sua morale, per il suo spirito. Insomma, per assicurare la sopravvivenza dell’uomo, il cibo deve evolversi insieme a lui. L’equilibrio tra estetica e gusto è sempre stato delicato, tendendo a favore ora dell’uno, ora dell’altro. È innegabile che in tempo di guerra l’estetica dovesse necessariamente venire messa da parte, mentre in periodi della storia più pacifici si è data un’attenzione maggiore alla presentazione del cibo. Il foodporn sembra essere la frontiera ultima della battaglia dell’estetica contro il gusto e quasi a dimostrazione di ciò, basti guardare all’ultima novità culinaria che sta facendo “impazzire New York”, almeno secondo quanto riportano i giornali.
Uno chef americano di origini giapponesi, Darren Wong, ha ideato la “Raindrop Cake” (Mizu Schingen Mochi in giapponese), una torta che appare come una goccia d’acqua, completamente trasparente, leggerissima e praticamente insapore. A base di agar, un gelificante naturale, la torta viene servita con sciroppo di zucchero scuro e noci tostate e va mangiata entro mezzora dalla preparazione, prima che si sciolga proprio come una goccia d’acqua.
Viene da chiedersi perché mangiare una torta che, dalle parole di chi l’ha provata, è indistinguibile dall’acqua e zucchero. Ma, insomma, guardiamola: non è bellissima?

Giuseppe Cassarà 17/04/2016

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