Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 615

Creata dal Toronto Film Festival e ospitata presso la Fondazione Ragghianti per questo Lucca Film Festival, con una speciale sezione intitolata “M. Butterfly” distaccata dentro il Puccini Museum – Casa Natale - la mostra si impone come la più ricca e rappresentativa del repertorio di Cronenberg.

Curata dal direttore del festival canadese Piers Handling e Noah Cowan (primo direttore artistico del TIFF Bell Lightbox che ne inaugurò la prima mondiale nel 2013), ci trasporta nell’universo del regista attraverso materiali di scena, appunti, costumi, plastici, spezzoni di film, filmati inediti e tabelloni attraverso i quali scandagliarne il percorso.

L’oggetto più imponente e curioso è forse la macchina teletrasportatrice di “La mosca”, vicino alla quale sono riportati i disegni e miniature della trasformazione del protagonista nelle varie fasi del film.

Nel percorso troviamo, attraverso l’indagine delle invenzioni di Cronenberg, anche le sue elaborazioni fatte film sui percorsi evolutivi umani (mutazioni comprese), le influenze del sociologo canadese Marshall McLuhan (rintracciabili sempre in “Videodrome” ad esempio) ed i suoi interessi come quello per i media, per i videogame, o per temi come la psicanalisi (nel film “A Dangerous Method”) e politica/economia (in “Cosmopolis”).

La mostra Evolution si allarga con un distaccamento-allargamento all’interno del Puccini Museum – Casa Natale dove si trova una sezione dedicata a “M. Butterfly” (1993), pellicola del maestro candese che ruota attorno alla celebre opera di Puccini: per questo gli è stato destinato un corner nella casa natale del maestro lucchese.

Lì si trovano altri oggetti provenienti dal film oltre a cimeli e documenti autografi propri del museo e di Puccini, disposti in tutta la casa.

Definitiva guida all’interno del repertorio e della mente di Cronenberg, “Evolution” con “M. Butterfly” rimane mostra culto sia per gli appassionati sia per chi si avvicinare al mondo del regista.

 

(Federico Catocci) 

Inserita come mostra nell’omaggio che Lucca Film Festival ed Europa Cinema hanno dedicato a David Cronenberg, è una rassegna dedicata interamente alla produzione cartacea dei suoi film.

Posizionata all’interno dell’Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca include manifesti, locandine, foto e buste rare che appartengono alla carriera del regista canadese.

Si articola su due piani e riporta materiale ottimamente conservato specialmente per quanto riguarda le locandine dei film.

Lo spazio espositivo, non troppo ampio, è compensato dalla grande ricchezza di materiale che riguarda soprattutto i lavori meno recenti di Cronenberg. Forse anche per il fatto che manifesti e locandine di pellicole come "Videodrome", "Rabin", "Il pasto nudo" o "Crash" gridano tutt’oggi forse più di "Cosmopolis" o "Maps to the Stars", che hanno anche una scarsa rilevanza all'interno della mostra.

Un vero e proprio tuffo nella storia del regista e del cinema, quindi, fatto di contasti di colori cupi e vivi per manifesti e locandine di pellicole che nel corso del tempo hanno segnato non solo il destino di Cronenberg, ma anche l’audiovisivo fruibile di una generazione, a volte riproposto in TV ancora oggi, a dimostrazione di una produzione artistica non limitata al suo tempo.

Curata dal saggista, collezionista e critico di cinema horror Paolo Zelati assieme a Stefano Giorgi e Federico Ghivizzani del Lucca Film Festival, è visitabile fino al 22 marzo tutti i pomeriggi con orario 15:30 – 19:30; sabato e domenica è aperta anche le mattine dalle 10:00 alle 13:00.

 

(Federico Catocci) 

A poche settimane dall'inaugurazione a Milano di EXPO 2015, il Museo dell'Ara Pacis di Roma ricostruisce le vicende che hanno segnato la storia della grande esposizione che la Capitale avrebbe dovuto ospitare nel 1942. La mostra, curata da Vittorio Vidotto e aperta fino al 14 giugno 2015, si intitola infatti "Esposizione Universale Roma. Una città nuova dal fascismo agli anni '60".

Fra disegni, fotografie, progetti, sculture, manifesti e filmati d'epoca, nelle sale del museo prende corpo la complessa storia che, nel corso di circa quattro decenni, interessa progettazione, nascita, abbandono e recupero del quartiere EUR, chiamato inizialmente E42. Nato alla periferia sud della città proprio per ospitare la grande esposizione – mai realizzata a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale – il quartiere è in stato di pieno degrado dopo la caduta del fascismo e sarà poi rivitalizzato dai progetti legati alle Olimpiadi del 1960 e i successivi interventi urbanistici, diventando nel corso del decennio un'importante zona residenziale nonché sede di uffici, ministeri e aziende.

La data del 1942 non era casuale: il regime fascista l'aveva fortemente voluta per celebrare il ventennale della Marcia su Roma, dunque l'intero progetto avrebbe dovuto dimostrare, con chiaro intento propagandistico, le conquiste nelle arti, nella tecnica e nell'industria sotto il governo di Mussolini. Come ha scritto infatti Vidotto, "Accanto al Foro Mussolini (oggi Foro Italico) […] la progettazione dell’E42 rappresenta il momento più significativo, per intenzione e per dimensioni, della rappresentazione dei trionfi del regime e della raggiunta affermazione dell’Italia come potenza imperiale". 

Molte le personalità coinvolte nella progettazione già dalla metà degli anni '30 e ben documentate in mostra, dall'architetto Marcello Piacentini - coordinatore degli aspetti architettonici e urbanistici, che annoverano i maggiori architetti italiani del momento, fra cui Libera, Ponti, Moretti, per citarne alcuni - a Cipriano Efisio Oppo, regista invece dei progetti decorativi, fra cui si annoverano i nomi di Severini, Funi, Prampolini, Depero.

Occupato dai tedeschi prima e dagli alleati poi, rifugio per i profughi e gli sfollati della guerra, l'Eur ispira nel 1948 Luigi Squarzina per il dramma "L'esposizione Universale" (un testo inedito che Piero Maccarinelli porterà al Teatro di Roma a giugno prossimo), mentre tornerà a rinascere - come si diceva - solo negli anni '50, sotto la guida di Virgilio Testa, grazie ai progetti architettonici per le Olimpiadi, che ne faranno sede di strutture importanti come il Velodromo (demolito pochi anni fa) o il grande Palazzo dello Sport di Nervi e Piacentini, collocato nel luogo cardine del quartiere, lì dove doveva sorgere l'arco monumentale in alluminio di Adalberto Libera, mai realizzato.

Con gli anni '60 il quartiere diventa inoltre luogo di interesse anche per il cinema - vi abiteranno registi come Pasolini e Sergio Leone, e saranno ambientati numerosi film – e per la fotografia – sono esposte infatti foto fra gli altri di Franco Fontana, Hans-Christian Schink e Andrea Jemolo.

Tutto questo è ricostruito nella mostra dell'Ara Pacis, con un'attenzione ai documenti e alle fonti che rende questa esposizione un'importante tappa per comprendere, attraverso le significative vicende dell'Eur, un pezzo decisivo della storia artistica e culturale del XX secolo in Italia. 

 

(Marco Pacella)


Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM