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La famiglia, trasferitasi nell’appartamento di Corte San Lorenzo dal 1815 (dopo la morte del nonno Domenico) vive lì per anni, accogliendo la nascita di Giacomo il 22 dicembre 1858 davanti agli occhi dei genitori, della nonna e delle sorelle.

Puccini, dopo i primi studi musicali iniziati in famiglia li prosegue all’Istituto musicale di Lucca, dove si diploma nel 1880 in composizione (le sue prime composizioni tra cui “Preludio a orchestra” e “Messa a 4 voci” risalgono a questi anni)

Vive qui gli anni dell’infanzia e della prima giovinezza, dopo la morte della madre Albinia (17 luglio 1884) la casa viene data in affitto dato che Giacomo e Michele jr. risiedevano prevalentemente a Milano e le sorelle erano sposate.

Dopo la rinuncia all’eredità da parte delle femmine di casa, la casa rimane di proprietà dei fratelli che nel 1889 la vendono al cognato Raffaello Franceschini garantendosi la possibilità di riacquistarla.

La riuscita di “Manon Lescaut” nel 1893, primo dei suoi più grandi successi che seguiranno, permette a Giacomo di riacquistare la casa che rimane di sua proprietà e degli eredi.

La nuora Rita Dell’Anna nel 1974 dona poi la casa natale alla Fondazione Puccini con l’intento di trasformarla in un museo, inaugurato poi il 28 ottobre 1979.

Oggi, grazie ad un restauro del 2011, a casa ci appare come all’epoca in cui il maestro vi abitava. Entrando dalla porta del palazzo dopo qualche rampa di scale, il visitatore può vedere oltre alla mobilia del tempo, anche documenti originali autografi di Puccini, parti di scenografia ricostruiti, suoi abiti, ritratti, il pianoforte “Steinway & Sons” sul quale compose molta della sua musica, oltre ad altri oggetti di cui curiosare in alcuni cassetti apribili.

Delle 12 stanze non c’è cosa che non colpisca, una su tutte la ricchezza del costume di scena per il II atto di “Turandot”: donato da Maria Jeritza come ricordo del primo allestimento dell’opera alla Metroopolitan Opera House di New York (nel 1926). Realizzando il celebre figurino di Umberto Brunelleschi, tessuto operato laminato color oro, decorato con applicazioni a ricamo in fili di seta policroma, si fonde con molti elementi colorati ed un imponente mantello in velluto di seta nero, foderato in raso rosso, con mantellina rigida, sormontato da un copricapo in metallo traforato con vetri colorati.

Il divieto di scattare foto oltre a quello di toccare alcuni arredi per ragioni di sicurezza e conservazione, impreziosisce una visita che ogni appassionato non può che portare dentro di se.

 

Gli orari per visitare il museo sono i seguenti:

Dal 1 al 30 aprile: 10:30 - 18:00 con chisuura il martedì.
Dal 1 maggio al 31 ottobre: 10:00 - 19:00 tutti i giorni
Dal 1 novembre al 31 marzo: lunedì, mercoledì, giovedì: 10:00 - 13:00; venerdì: 10:00 - 16:00; sabato e domenica: 10:00 - 18:00.

 

Rimane chiuso il martedì (tranne festivi) ed il 25 dicembre.

 

Dal 13 al 22 marzo 2015 in occasione di Dance Meeting, Lucca Film Festival e Lucca Effetto Cinema l'orario di apertura della Museo: 10:00 - 18:00

 

Sito ufficiale del museo

 

(Federico Catocci)

La mostra, all’archivio di stato (ex Macelli) di Lucca, è una sorta di omaggio/rivendicazione per la passione di Cronenberg per i motori, in un ambiente che potrebbe benissimo essere un salone per auto.
Dopo “Crash” (1996) il regista scrisse la sceneggiatura di “Red Cars”, volendone fare un film con Mel Gibson, nel ruolo del protagonista, e prodotto dalla Warner Bros. Un’idea mai andata in porto nonostante la propensione per le competizioni di auto e moto che il regista aveva fin da bambino.
Nel 2005 il progetto si trasforma sia in un libro d’artista - edito da Volumina e presentato alla Mostra del cinema di Venezia nel 2008 - sia un'installazione multimediale al Palazzo delle Esposizioni a Roma.
La sceneggiatura, contenuta nel libro, è ambientata nel 1961 e racconta delle rivalità tra Phil Hill e Wolfgang Von Tips. Ma non è solo un racconto delle storie dei piloti (uno americano e l’altro tedesco), è anche e soprattutto un gesto di ammirazione verso la Ferrari 156 F1, soprannominata “Sharknose” per via di quel suo muso di squalo entrato nella leggenda.
Il libro rappresenta corpo e motore della macchina raccogliendo fotografie storiche dell’archivio Ferrari, tracciati di circuiti e foto tecniche dettagliate (dettagliando?) il tutto in un design basato sulle riviste automobilistiche anni ’60.
Una storia che avrebbe voluto portare sullo schermo, soprattutto per dare un’immagine del paradosso e della passione incarnate da Enzo Ferrari - essere umano complesso e potente - anche senza avere a disposizione le macchine perché letteralmente “fatte a pezzi”, usati magari come ricambio o componenti per altre vetture.
Raccontando fatti realmente accaduti e rivisitati artisticamente, la sceneggiatura di "Red Cars" era forse troppo sovversiva, come sovversive sono le arti che vanno a pescare maggiormente nell’inconscio; motivo, quest'ultimo, che ha spinto Cronenberg a non realizzarne mai un film.
Con il libro - oggetto a lui familiare visto che nella casa dove è cresciuto c’erano addirittura corridoi di libri - realizza un prodotto unico con una sceneggiatura che lui stesso definisce leggibile correttamente solo da pochi registi.
“Red Cars” è fusione tra testo e immagine, con copertina in alluminio che collega a un sito web e a una mostra, è un libro mutazione di se stesso.
La “versione esposizione” nella città toscana riporta foto di spaccati di sceneggiatura, di motori e di corse, immagini care a Cronenberg e inserite nell’opera cartacea, più videoinstallazioni a corredo di quel mondo che voleva indagare con quello che potrebbe essere stato un film.
 
(Federico Catocci)

Creata dal Toronto Film Festival e ospitata presso la Fondazione Ragghianti per questo Lucca Film Festival, con una speciale sezione intitolata “M. Butterfly” distaccata dentro il Puccini Museum – Casa Natale - la mostra si impone come la più ricca e rappresentativa del repertorio di Cronenberg.

Curata dal direttore del festival canadese Piers Handling e Noah Cowan (primo direttore artistico del TIFF Bell Lightbox che ne inaugurò la prima mondiale nel 2013), ci trasporta nell’universo del regista attraverso materiali di scena, appunti, costumi, plastici, spezzoni di film, filmati inediti e tabelloni attraverso i quali scandagliarne il percorso.

L’oggetto più imponente e curioso è forse la macchina teletrasportatrice di “La mosca”, vicino alla quale sono riportati i disegni e miniature della trasformazione del protagonista nelle varie fasi del film.

Nel percorso troviamo, attraverso l’indagine delle invenzioni di Cronenberg, anche le sue elaborazioni fatte film sui percorsi evolutivi umani (mutazioni comprese), le influenze del sociologo canadese Marshall McLuhan (rintracciabili sempre in “Videodrome” ad esempio) ed i suoi interessi come quello per i media, per i videogame, o per temi come la psicanalisi (nel film “A Dangerous Method”) e politica/economia (in “Cosmopolis”).

La mostra Evolution si allarga con un distaccamento-allargamento all’interno del Puccini Museum – Casa Natale dove si trova una sezione dedicata a “M. Butterfly” (1993), pellicola del maestro candese che ruota attorno alla celebre opera di Puccini: per questo gli è stato destinato un corner nella casa natale del maestro lucchese.

Lì si trovano altri oggetti provenienti dal film oltre a cimeli e documenti autografi propri del museo e di Puccini, disposti in tutta la casa.

Definitiva guida all’interno del repertorio e della mente di Cronenberg, “Evolution” con “M. Butterfly” rimane mostra culto sia per gli appassionati sia per chi si avvicinare al mondo del regista.

 

(Federico Catocci) 

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