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Entrare a Cinecittà significa intraprendere un viaggio nella fabbrica dei sogni, a metà strada tra finzione e realtà, tra studios e set all'aperto che seducono gli sguardi. Dal 18 aprile e fino al 20 settembre 2015 si può compiere un altro viaggio, attraversando paesi e culture diverse, dall’India alla Birmania, dall’Afghanistan alla Cambogia, dal Giappone all'Italia, dal Brasile all'Africa grazie all'obiettivo di Steve McCurry e alla sua nuova mostra fotografica, "Oltre lo sguardo".

Il fotografo americano, conosciuto in tutto il mondo per i suoi toccanti ritratti e reportage realizzati nei paesi più difficili del pianeta, torna protagonista di una personale con oltre 150 foto attraverso le quali conduce il visitatore nel suo universo, popolato da tanti volti di uomini, donne e bambini stravolti dalla guerra, che in realtà appare solo come uno sfondo su cui far emergere le persone che hanno vissuto e continuano a vivere queste esperienze di sofferenze.

Ogni fotografia di Steve McCurry è caratterizzata dalla ricerca di quel qualcosa che conduca lo sguardo “oltre”, attraversando porte e finestre per raccontare il mondo che ci circonda; in ogni suo scatto è racchiuso un complesso universo di esperienze ed emozioni, trasmesse al visitatore anche attraverso le parole e alcuni video dedicati ai suoi viaggi e al suo modo di concepire la fotografia: «In fotografia credo che bisogna solo aspettare e avere pazienza per ottenere infine lo scatto giusto».

Oltre alle opere più importanti dell’artista, come il ritratto della ragazza afghana dagli occhi verdi o quello dell’anziano della tribù Rabari, simbolo di questa mostra, ci sono anche i lavori più recenti, quelli che ripercorrono i suoi primi viaggi e alcune opere inedite, come gli scatti effettuati a Cinecittà fra set e magazzini della surreale città del cinema e quelli per il calendario Lavazza 2015, che ritraggono i contadini africani che lavorano il caffè.

La rassegna allestita presso il Teatro 1 di Cinecittà è curata da Biba Giacchetti e Peter Bottazzi, che hanno voluto raccontare attraverso le sue opere, l’avventura della vita di McCurry seguendo il filo delle sue passioni, e conoscere la sua tecnica ma anche la sua voglia di condividere la prossimità con la sofferenza e talvolta con la guerra, con la gioia e con la sorpresa.

Una passione quella per la fotografia che McCurry ha trasformato in professione, di cui ama « il senso di meraviglia che provo mentre esploro il mondo e scopro le cose che differenziano o accomunano le persone» - viene spiegato nell'audioguida data in dotazione.

La stessa esperienza di scoperta che attraversa i visitatori della mostra che nelle sue fotografie possono riconoscere un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, possono anche riconoscere se stessi.


(Krizia Ricupero)


Treccani festeggia i suoi 90 anni con una mostra. Fino al 24 maggio, a Roma, nella sala della Gipsoteca del Vittoriano, sarà possibile viaggiare nella storia dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, sorto nel 1925 grazie allo sforzo dell’industriale Giovanni Treccani e al contributo di Giovanni Gentile.

L’obiettivo di realizzazione dell’Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti, per contribuire alla crescita culturale degli italiani, fu raggiunto con la collaborazione di notevoli studiosi internazionali, varie edizioni e un poderoso sforzo economico.

Accanto alla storia documentata con materiali originali, foto, illustrazioni e incisioni, corre una parete con novanta parole che seguono, anno per anno, la crescita della Treccani: tra le ultime ovviamente spiccano “bosone” (2012), “selfie” (2013) e “tinder” (2014).

Due documentari, con materiale proveniente da vari archivi trai quali duelli della Treccani e Luce, vengono proiettati in due salette mentre lungo il percorso il visitatore può trovare, accanto a tutti i libri finora pubblicati, dei pannelli interattivi coi quali giocare e navigare in alcuni contenuti tematici dell’enciclopedia come alimentazione, arte e storia italiana.

Una linea della storia Treccani densa di cultura e impegno visibile attraverso documenti datati ed autografi, porta il visitatore verso i recenti impegni dell’Istituto.

Oltre alla produzione di piccole collane tematiche, l’utilizzo del portale web e la concessione pubblica di alcune risorse online a titolo gratuito, sono considerati strumenti con i quali far fronte alle nuove sfide (e a fette di pubblico sempre più grandi e variegate) che la “nuova era” gli mette di fronte. Sfide alle quali Treccani non può, e non deve, rinunciare.

 

(Federico Catocci)

La famiglia, trasferitasi nell’appartamento di Corte San Lorenzo dal 1815 (dopo la morte del nonno Domenico) vive lì per anni, accogliendo la nascita di Giacomo il 22 dicembre 1858 davanti agli occhi dei genitori, della nonna e delle sorelle.

Puccini, dopo i primi studi musicali iniziati in famiglia li prosegue all’Istituto musicale di Lucca, dove si diploma nel 1880 in composizione (le sue prime composizioni tra cui “Preludio a orchestra” e “Messa a 4 voci” risalgono a questi anni)

Vive qui gli anni dell’infanzia e della prima giovinezza, dopo la morte della madre Albinia (17 luglio 1884) la casa viene data in affitto dato che Giacomo e Michele jr. risiedevano prevalentemente a Milano e le sorelle erano sposate.

Dopo la rinuncia all’eredità da parte delle femmine di casa, la casa rimane di proprietà dei fratelli che nel 1889 la vendono al cognato Raffaello Franceschini garantendosi la possibilità di riacquistarla.

La riuscita di “Manon Lescaut” nel 1893, primo dei suoi più grandi successi che seguiranno, permette a Giacomo di riacquistare la casa che rimane di sua proprietà e degli eredi.

La nuora Rita Dell’Anna nel 1974 dona poi la casa natale alla Fondazione Puccini con l’intento di trasformarla in un museo, inaugurato poi il 28 ottobre 1979.

Oggi, grazie ad un restauro del 2011, a casa ci appare come all’epoca in cui il maestro vi abitava. Entrando dalla porta del palazzo dopo qualche rampa di scale, il visitatore può vedere oltre alla mobilia del tempo, anche documenti originali autografi di Puccini, parti di scenografia ricostruiti, suoi abiti, ritratti, il pianoforte “Steinway & Sons” sul quale compose molta della sua musica, oltre ad altri oggetti di cui curiosare in alcuni cassetti apribili.

Delle 12 stanze non c’è cosa che non colpisca, una su tutte la ricchezza del costume di scena per il II atto di “Turandot”: donato da Maria Jeritza come ricordo del primo allestimento dell’opera alla Metroopolitan Opera House di New York (nel 1926). Realizzando il celebre figurino di Umberto Brunelleschi, tessuto operato laminato color oro, decorato con applicazioni a ricamo in fili di seta policroma, si fonde con molti elementi colorati ed un imponente mantello in velluto di seta nero, foderato in raso rosso, con mantellina rigida, sormontato da un copricapo in metallo traforato con vetri colorati.

Il divieto di scattare foto oltre a quello di toccare alcuni arredi per ragioni di sicurezza e conservazione, impreziosisce una visita che ogni appassionato non può che portare dentro di se.

 

Gli orari per visitare il museo sono i seguenti:

Dal 1 al 30 aprile: 10:30 - 18:00 con chisuura il martedì.
Dal 1 maggio al 31 ottobre: 10:00 - 19:00 tutti i giorni
Dal 1 novembre al 31 marzo: lunedì, mercoledì, giovedì: 10:00 - 13:00; venerdì: 10:00 - 16:00; sabato e domenica: 10:00 - 18:00.

 

Rimane chiuso il martedì (tranne festivi) ed il 25 dicembre.

 

Dal 13 al 22 marzo 2015 in occasione di Dance Meeting, Lucca Film Festival e Lucca Effetto Cinema l'orario di apertura della Museo: 10:00 - 18:00

 

Sito ufficiale del museo

 

(Federico Catocci)

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