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La storia di Misya: la passione per la cucina e la sua inaspettata popolarità

Siete a corto di idee per il pranzo di Ferragosto? Tranquilli ci pensa lei, la vulcanica Misya, con il suo sito di ricette per tutte le occasioni, con un archivio sempre in espansione. Le ricette di Misya sono per tutti, per chi si cimenta per la prima volta e per cuoche esperte. Ma non si tratta di un semplice sito di ricette, c'è una molto altro dietro il suo successo.
Il popolarità delle sue ricette ha portato a una creazione di una community attiva su due pagine facebook (Le ricette di Misya, Noi le misyane) con più di centocinquanta mila iscritti. Due pagine in cui ci si confronta sulle ricette proposte da Misya, si chiedono consigli e suggerimenti, ma soprattutto dove si è creato un legame umano fortissimo tra i partecipanti più attivi, si condividono i primi successi in cucina o la delusione per una ricetta non riuscita. La possibilità di scambio di ricette supera il confine geografico, a volte persone che da bambini hanno assaggiato pietanze nei luoghi d’origine chiedono le ricette per ricreare a distanza di anni. Lì non ci si sente mai soli, soprattutto quando la sera, dopo una giornata di lavoro ci ha voglia di rilassarsi un po’ per annotarsi qualche ricetta o impastare un dolce per il mattino seguente.
Ogni giorno viene proposta una ricetta del giorno, con le fotografie passo passo, che subito diventa un vero e proprio tormentone sui gruppi facebook. Le persone che realizzano la ricetta condividono la foto e gli accorgimenti sul procedimento, le opinioni sul sapore o abbinamento con altre pietanze. Inoltre per gli iscritti alla newsletter ci sono delle raccolte settimanali con ricette sempre nuove e di successo.
Inoltre è nato “ I menù di Misya. Le migliori ricette per ogni occasione”un libro edito da Mondadori, che raccoglie ottanta ricette pratiche, economiche e dal risultato garantito con sedici menu completi per tutte le occasioni, composti da cinque portate dall'antipasto al dolce.
Ma chi si cela dietro lo pseudonimo di Misya? Lei è la partenopea Flavia Imperatore, e con grande piacere, l’abbiamo intervistata per Recensito.
Quando hai deciso di sostituire il tuo nome di battesimo, Flavia Imperatore, con Misya? E perché?
Devo essere sincera, non ricordo il momento in cui ho deciso di sostituire il mio nome con quello di Misya anzi, Misia, infatti è un nomignolo che arriva ben prima della nascita del mio blog, quando ho iniziato per la prima volta a frequentare il web, ed ero ancora molto legata al nome della protagonista di un libro di Andrea De Carlo che amavo leggere da adolescente.

Il tuo sito è un archivio molto ricco di ricette, dall’antipasto al dolce, per tutte le festività e scelte alimentari. Da dove trai ispirazione per la creazione di ricette sempre nuove?
L’ispirazione vive sempre intorno a me, in ogni cosa che vedo, che assaggio e che sperimento. Ho anche la fortuna di avere tante persone care che spesso me le suggeriscono, come mia madre e le ragazze che lavorano con me, che anche quando vanno fuori a pranzo o a cena, mi mandano sempre tanti selfie e tante foto di piatti che provano e che mi spingono a sperimentare al più presto. E per finire io stessa leggo molto, mi informo e mi metto alla prova.

La tua pagina facebook "Le ricette di Misya" ha 150.000 mila iscritti che si sommano ai quindici mila iscritti di "Noi le misyane". Le tue ricette diventano veri e propri tormentoni realizzate da numerose “cuochine”, che discutono sul procedimento, sulle dosi, sulle modifiche in caso di allergie. È una comunità molto interattiva, pronta sempre a rispondere alle domande di ogni tipo, dalla misura dello stampo necessario ai consigli per conquistare la suocera. Ma non solo, i numerosi iscritti condividono la soddisfazione che la cucina offre ogni qual volta si stupisce o sorprende qualcuno a cui si vuole bene. Ti aspettavi tutto questo seguito? Qual è la soddisfazione più grande che hai ricevuto dal tuo successo?
A dire il vero non mi aspettavo questo successo e questo seguito, ma ne sono estremamente felice. Il bello è che è nato tutto come un hobby e mi barcamenavo per gestire il blog nel week end. Io mi occupo di contabilità e della gestione delle risorse umane della società di mio marito e non volevo lasciare questo lavoro perché mi piaceva molto e mi piaceva che quello del blog fosse un hobby. Posso dire sicuramente che la soddisfazione più grande che ho ricevuto da questa passione è essermi creata un lavoro nel quale sono il capo di me stessa, che non è poco!

Uno dei tuoi punti di forza è la creazione di ricette semplici e alla portata di tutti, ma soprattutto la riproduzione “homemade” di prodotti industriali, come le merendine, i biscotti e i gelati per i bambini. Come giungi alla realizzazione di prodotti gustosi e genuini, pur conservando il loro sapore, offrendo un’alternativa sana per tutti? Quanto tempo dedichi alla sperimentazione in cucina?
Sono sempre più convinta che l'importante sia usare ingredienti di qualità senza manipolarli troppo, restando sempre legati alla stagionalità e ai prodotti del nostro paese. Per quanto riguarda invece il tempo che dedico alla cucina e alla sperimentazione, direi che posso dire che tra l’idea, la sperimentazione e l’effettiva realizzazione della ricetta in sé, quasi la metà delle mie giornate ha come oggetto il cibo. Non male direi!

Come si svolge la tua giornata tipo?
La mia giornata tipo è sicuramente molto frenetica, sveglia presto, corse per arrivare in ufficio presto e poter iniziare a organizzare la giornata sulla base di quello che c’è da fare al momento. Da quando la mia bimba frequenta la scuola sono un po' più libera, per cui dopo averla accompagnata all’asilo, corro in ufficio e inizia la mia giornata lavorativa. Dopo un bel caffè comincio a rispondere alle email, i messaggi, le telefonate, etc.
Poi mi divido tra la cucina e il pc per fare, fotografare e scrivere le ricette e curare la parte amministrativa della società di mio marito. A fine giornata, ceno e mi butto sul divano con mio marito e mia figlia, quando la piccola si addormenta, pianifico il lavoro per il giorno successivo e così via.

Qual è la prima cosa che hai cucinato? E per chi?
Ricordo con piacere una dei primi piatti che ho preparato quasi per gioco. Fino all’anno 2007 il mio cavallo di battaglia in cucina era la pasta al sugo, grazie al sugo preparato da mia mamma. Poi un giorno mi trovai a casa del mio fidanzato (Ivano, attuale marito) e avevamo voglia di pizza, questa volta decisi che non sarebbe stata d’asporto ma l’avrei preparata io, così decisi di andare su internet e cercare qualcosa di semplice da preparare, e così è iniziato tutto...una bella storia vero?

Gerarda Pinto 13/08/2015

Recensito incontra Pamela Villoresi: una vita per e nel teatro

Giorgio Strehler la definì "talento naturale e prediletto". Sono passati quasi quaranta anni dal debutto ne Il Campiello e Pamela Villoresi è fermamente convinta di aver dato e ricevuto dal teatro la vita. Ripercorrere la sua carriera vuol dire parlare della storia del teatro italiano, dagli anni al Piccolo Teatro di Milano alla direzione artistica del Festival Arie di Mare a Orbetello. Grande protagonista del teatro e del cinema italiano, ha interpretato, per citarne alcuni, Clarice nel celeberrimo "Arlecchino Servitore dei due padroni" di Giorgio Strehler, Nina ne "Il Gabbiano" di Marco Bellocchio e la facoltosa borghese Viola ne "La grande Bellezza".

Una carriera a tutto tondo dal teatro, al cinema alla televisione ai recital omaggio alla poesia italiana (Petrarca, Mario Luzi, Giosuè Carducci, Pier Paolo Pasolini, Dante, Leopardi) e alle figure mitologiche e mistiche femminili.
Mancano pochi giorni all'inizio del Festival Arie di Mare di Orbetello e noi di Recensito abbiamo incontrato Pamela Villoresi per intervistarla.

Perché l'edizione 2015 del Festival Arie di Mare è dedicata al mondo femminile?

"È un tema che si è molto dibattuto nellíanno in corso; a giudicare dalle cronache, abbiamo pensato fosse necessario e doveroso dedicarlo al mondo femminile, per ricordare le tappe del processo di evoluzione, di emancipazione della donna, per il rispetto che si deve al genere femminile, che non è a completamento di quello maschile, ma che ha diritto alla sua dignità, ai suoi spazi. Una tranquillità di vita che a volte è negata, i casi di femminicidio ci riguardano da vicino.
Questo sarà un Festival estivo, i temi saranno affrontati con molta leggerezza e ironia, però pareva irrinunciabile dedicarlo all'altra metà del mondo e poi c'è la grande occasione dei cinquecento anni dalla nascita di Santa Teresa DíAvila, prima donna Dottore della Chiesa, e che per essere stata un po' troppo avanti nei tempi e intransigente rispetto alle cose in cui credeva, come riformare l'ordine dei Carmelitani, riportarlo alla regola iniziale di contemplazione, ha subito due processi dalla Santa Inquisizione.
Lei l'ha fatta, ha fondato trentotto conventi, ha realizzato questa riforma, ha scritto tantissimi libri, è un bell'esempio di forza e sostegno a non scoraggiarsi. Ci sarà uno spettacolo teatrale che si chiama Tacchi Misti, affronta tutti gli stereotipi in cui la società ha chiuso le donne, da Eva in avanti. Ho visto questo spettacolo in primavera e sono uscita con le lacrime agli occhi dalle risate, e ho chiesto di rifarlo per noi, anche se non era prevista una ripresa estiva, con la regia di Ferdinando Ceriani, quattro bravissime interpreti. Inoltre tre spettacoli musicali, uno dedicato a Fabrizio De Andrè, che ha dedicato la sua opera alle donne, scavalcando tanti stereotipi, santificando le eterne maledette, a partire da Bocca di Rosa in avanti. Le canzoni le sentiremo da uno dei suoi più autorevoli interpreti di Mimmo de' Tullio. E ancora Officina Zoè, con uno spettacolo nuovissimo che si chiama Mamma Sirena dedicato al mare come madre, come si dice in francese la "mer" che è anche la matrigna. Ci saranno tutti i canti dei popoli che il mare nostrum bagna, lo dico per ultimo ma sarà il primo, a un'approfondita ricerca di canti popolari, con il coro de Le Donne di Magliano, ricordando le storie e la forza delle donne di questa terra che ospita il Festival e di tutto il Centro Italia.

Nel programma del Festival c'è uno spettacolo "Un castello nel cuore" nel quale interpreta Teresa D'Avila. Quando ha deciso di portare in scena la storia di questa religiosa spagnola?
Ero in tournée in Spagna con il Teatro d'Europa, fittai la macchina e capitai ad Avila, a parte la bellezza del posto, delle chiese romaniche, delle rocce rosse, rimasi colpita dalla statua di Santa Teresa all'ingresso del paese, che rappresenta una donna forte solare potente. La chiesa cattolica non ci ha abituato a questa iconografia, lessi le biografie, rimasi folgorata, ha raggiunto dei livelli altissimi di illuminazione nella mistica mondiale, ed è da allora che voglio fare uno spettacolo, sono pù di venti anni, sono stata caparbia anche io, ci siamo riusciti proprio per l'anniversario dei cinquecento anni dalla nascita.

Riesce a conciliare la laicità del teatro e alla religiosità dei temi?
Anche questo è uno stereotipo, l'arte sgomita da tutte le parti. Il teatro ha una sacralità laica ma è un rito quindi può parlare di qualunque cosa, che riguarda il pensiero religioso o laico e la cultura. Il confine è labile, tutto il mondo del pensiero e della spiritualità è un grande mare, nella mia carriera ho fatto altre figure mistiche, Lalla Arifa, una persiana del 1300; ho fatto uno spettacolo su Edith Stein. Per anni mi sono occupata di un festival sulla spiritualità a Roma e a New York, Spiritualmente Roma e Spiritualmente New York, che hanno tagliato, perché dicono che non si sente la necessità di un festival sulla spiritualità. Ho commissionato vari spettacoli e vari recital a tema religioso, come l'Arca di Noè. Nel corso dei miei quarantatrè anni di carriera c'è un filo che prosegue, che riguarda la spiritualità.

Com'è stato il suo esordio al Piccolo Teatro di Milano e il suo incontro con Giorgio Strehler?
Ero a Milano per lo spettacolo Marco Visconti, ho compiuto la maggiore età mentre ero impegnata in quel lavoro. Ho cominciato a quindici anni, il libretto di lavoro è datato 1972. Giorgio Strehler mi chiese di fare un provino per Il Campiello e lo feci. Lui cercava tre ragazze, poi mi disse che mi aveva preso per tutte e tre, e aggiunse che a seconda di come trovava le altre due, mi avrebbe detto quale ruolo avrei fatto. Fu amore a prima vista.

Quale insegnamento di Giorgio Strehler custodisce gelosamente?
Lui studiava per anni, non lasciava niente al caso. Non era mai cialtrone, era attento all'approfondimento di ogni singola parola di ogni spettacolo. Conservo incorniciato il biglietto che mi scrisse per il debutto del primo spettacolo che era proprio Il Campiello, mi scrisse: Talento naturale prediletto, un augurio a te per un successo che ti meriti, e devo dire che è stato un augurio andato a buon fine.

Quali sono i suoi progetti futuri?
A settembre andrà in onda su Rai 3 una serie che finiamo di girare venerdì (ndr. 14 agosto) a Torino, "Non uccidere", io sarò la protagonista della decima puntata. Sono in scena a Roma, a novembre, con lo spettacolo Zoo di vetro, nei panni di una donna fascinosa, inquieta croupier tedesca ne Il mondo non mi deve nulla di Massimo Carlotto.

Cosa si sente di un aver dato al teatro e cosa le ha dato il teatro durante la sua carriera?
La risposta è uguale: la vita.

Gerarda Pinto 12/08/2015

Recensito incontra Giorgio Pasotti all'Ariano International Film Festival

Giorgio Pasotti ci parla del suo “Io, Arlecchino”, un film omaggio alla Commedia dell’Arte e alla riscoperta delle proprie origini. durante la terza serata dell'Ariano International Film Festival.
Una grande carriera da attore, dagli esordi cinematografici a Hong Kong alla recente prova nel ruolo del poliziotto integerrimo in Nottetempo, Giorgio Pasotti, sulla soglia dei quaranta anni, debutta dietro la macchina da presa, con il film “Io, Arlecchino”, una storia universale sul recupero del rapporto padre figlio e sulla ridefinizione della propria identità. Il film distribuito in Italia nel mese di giugno ha già avuto un favorevole riscontro dal pubblico francese ed è stato venduto anche negli Stati Uniti.

Oltre al legame geografico con la maschera bergamasca di Arlecchino, perché hai deciso di inserirla in un progetto cinematografico?

Il mio film non è solo un omaggio voluto alla Commedia dell’Arte, che considero essere un patrimonio storico culturale di noi attori e della tradizione italiana. Il protagonista del film interpretato magistralmente da Roberto Herlitzka, ha preso ispirazione da Feruccio Soleri, attore dell’Arlecchino servitore di due padroni con la regia di Giorgio Strehler, un grandissimo interprete, che per tutta la vita ha portato in scena Arlecchino, il nostro più grande Arlecchino, il più famoso, il più conosciuto e anche il più prolifico. Detto questo, la mia operazione è stata quella di raccontare una storia, un rapporto di un padre e di un figlio che si ricuce, lo scenario sullo sfondo è la Commedia dell’Arte e tutte le maschere che la compongono. È una volontà, la mia, di descrivere la riscoperta delle proprie radici, non intese solo come appartenenza ad un luogo, ma anche a una cultura che è stata facilmente dimenticata; oggi, più che mai, è importante il passaggio, come di padre in figlio, dell’intero patrimonio culturale.

Come è nata l’idea di questa storia? Ci sono elementi autobiografici?

È una storia scritta da uno sceneggiatore inglese Maurice Caldera, sulla base di un soggetto che io avevo collaborato a scrivere. Non ci sono elementi autobiografici, non ho assolutamente un rapporto malsano con mio padre e nemmeno la Commedia dell’Arte mi appartiene, come esperienza lavorativa. L’autobiografico è un bastone tra le ruote, è difficile parlare delle cose che ti riguardano.

Davide Antonio Bellalba  05/08/2015

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