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Milano: alle Gallerie d’Italia di Piazza della Scala una mostra completa su Hayez, il maggior interprete del Romanticismo

Gallerie d’Italia – Piazza Scala
dal 7 novembre 2015 al 21 febbraio 2016
Hayez
Mostra a cura di Fernando Mazzocca

A Milano, Intesa Sanpaolo inaugura, presso le Gallerie d’Italia – Piazza Scala, sede mussale della Banca a Milano, Hayez, una sensazionale mostra interpretata come una completa monografia dell’artista veneziano che ha contributo insieme al genio di Leonardo a fare del capoluogo lombardo, una città d’arte. Oggi si parla tanto di recupero della memoria storica e di certo il nome di Francesco Hayez rientra, insieme a Manzoni e Verdi, nella triade che, ciascuno nel proprio ambito, contribuì alla formazione della coscienza nazionale italiana. Non a caso Mazzini definì Hayez genio democratico, un figlio del popolo cha ha fatto la Storia del nostro Risorgimento. Hayez nasce infatti da una famiglia poverissima nel 1791 a Venezia e viene dato in adozione ad un zio antiquario che intuendo le doti pittoriche del nipote, vorrebbe si dedicasse al restauro di quadri antichi. Così dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti a Venezia, si reca a Roma, considerata il centro propulsore dell’arte moderna, entrando in contatto con il grande Canova e conoscendo quella che sarebbe divenuta sua moglie, la romana Vincenza Scaccia, dalla quale non ebbe mai figli. L’incontro con Milano ed i suoi ambienti culturali avverrà nel 1812, anno in cui vince con il Laocoonte il primo premio al Grande Concorso di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Da questo momento Hayez inizierà il suo percorso civile, imponendosi nel corso degli anni come uno dei più grandi interpreti delle speranze e delle delusioni del Romanticismo. Non ci furono infatti salotti che rifiutarono la sua presenza, anzi fu trattato sempre alla pari. E’ nei suoi primi anni milanesi che conobbe Gioacchino Rossini, l’amico di tutta una vita, che immortalerà in un ritratto a distanza di due anni dalla morte, avvalendosi di una sua fotografia, tecnica rara per Hayez che utilizzerà solo in un altro caso, quello della tela dedicata alla piccola Contessina Antonietta Negroni Prati Morosini. L’esigenza di fare una mostra su Hayez è riconducibile a svariati motivi: pittore straordinariamente prolifico e di livello, già apprezzato dai suoi contemporanei, un uomo dal forte senso civico prima che un artista da prendere come modello per riscuotere le povere coscienze che compongono la società odierna, un artista nella cui produzione assistiamo alla consacrazione della vita in tutte le sue sfaccettature e a più livelli. In molti si sono ispirati ai suoi quadri, come “Il Bacio”, nel celeberrimo bacio tra Granger e Valli in “Senso” di Luchino Visconti del 1954, nel pieno del Realismo Storico. Sempre fedele alla verità, principio fondamentale del Romanticismo, in Hayez riscontriamo l’amore per la realtà, le donne, soggetto prediletto delle sue pitture in cui ci s’imbatte in odalische, bagnanti, ritratti di nobildonne della Milano a lui contemporanea, come Cristina di Belgioioso, personaggio controverso del Risorgimento Italiano. La riscoperta e la grandezza di Hayez sono riconducibili alla sua capacità tecnica sbalorditiva, dovuta non solo alla miriade di ritratti su commissione ma grazie alla sua grandiosa capacità di entrare in empatia con i personaggi dei suoi ritratti. Un artista prolifico, che attinse indubbiamente alla pittura del Rinascimento superando la stessa fama di un Tiziano come la regina Vittoria sovrastò Elisabetta I. Pittore instancabile, lavorò alle sue tele fino alla fine e la mostra delle Gallerie d’Italia è un tributo a questo straordinario personaggio, che iniziò la sua lunga carriera decorando le Lunette della Borsa di Venezia all’interno di Palazzo Ducale, per poi passare ai suoi celebri ritratti, all’Orientalismo ed alle opere di alto impegno civile. La mostra rimarrà alle Gallerie di Piazza Scala fino al 21 febbraio 2016. Un’occasione, oltre per vedere opere che non sono state più esposte dal 1823 come “Giulietta e Romeo” e dal 1827 come “La salita al patibolo di Maria Stuarda”, per non dimenticare ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati, perché sempre per citare il buon Mazzini, “senza passato, non c’è futuro” e da un pittore che ha cavalcato quasi un secolo di vita, c’è molto da imparare per saper fare.

Adele Labbate 08/11/2015

Gli “Sdolcinati” una webserie che unisce il talent, la promozione, i creativi e i golosi

Due giovani, al loro primo appuntamento, programmano di andare a cena fuori, ma lei si ricorda, all’ultimo minuto che quella stessa sera ci sarà la finale di un talent show di cucina.
Senza rinunciare all’incontro i due decidono di vederlo insieme, a casa, sfidandosi sulla preparazione di dolce. Sicuramente non manca la dolcezza nella nuova webserie di 6 puntate prodotta e realizzata da PourFemme in collaborazione con Paneangeli e l’agenzia creativa BrandMade, per la parte grafica e video, che a partire dal 4 novembre sarà visibile sul sito www.pourfemme.it.
Silvia Contenti e Matteo Munari sono gli “Sdolcinati”, alle prese con la loro passione per la cucina e la nascente storia d’amore. In ogni puntata le loro vicende personali si alternano alla scoperta di un dolce sempre nuovo realizzato (in realtà) dallo Chef “Alessandro Capatosti”, noto grazie al programma “Mamma che torta!”, qui nelle vesti anche di direttore artistico. Nel primo episodio tra piccoli battibecchi e frecciatine, i due preparano una torta paradiso al mascarpone, facilmente replicabile, perché la webserie è inoltre corredata da un cookbook di quindici foto-post di ricette di dolci realizzate dallo chef.
Gli Sdolcinati sono un progetto nuovo che unisce la comunicazione digitale, attraverso una strumento sempre più diffuso, quello delle webserie, la pubblicità dei nuovi prodotti Paneangeli “Decora con” e i tutorial per la realizzazione di dolci.

Gerarda Pinto 08/11/2015

“Bestia da stile”: Recensito incontra Fabio Condemi

Il Maestro Giorgio Barberio Corsetti parlando di Fabio Condemi, allievo regista dell'Accademia Nazionale D'Arte Drammatica Silvio d'Amico, ha affermato: «ha una mano delicata e consapevole. È attratto dalla poesia e ha una grande sensibilità nel percorrere le strade oscure di un linguaggio denso e turbolento, come quello di Pasolini». Ed è proprio di Pasolini il testo che Fabio Condemi ha scelto per il suo saggio di diploma. Lo spettacolo “Bestia da stile” debutterà il 9 novembre al Teatro Studio "Eleonora Duse" di Via Vittoria e vede tra gli interpreti gli attori diplomati dall'Accademia Gabriele Portoghese, Valeria Almerighi, Arianna Di Stefano, Paolo Minnielli, Xhuljo Pethushi e gli allievi Carmelo Alù ed Emanuele Linfatti. A pochi giorni dal debutto, Recensito ha incontrato il talentuoso regista, Fabio Condemi per intervistarlo.

Il 9 novembre debutta al teatro Studio "Eleonora Duse" lo spettacolo Bestia da stile con la tua regia. Vuoi raccontare ai nostri lettori come è nata l'idea di questo spettacolo?

“Lo scorso anno accademico io e altri miei colleghi, attori e registi, abbiamo fatto un laboratorio sulle opere di Pasolini, coordinato dal maestro Giorgio Barberio Corsetti. Ci siamo dedicati prima alla lettura dei testi, in seguito abbiamo presentato il nostro lavoro alla “Pelanda”. Il progetto consisteva in cinque studi diretti da cinque registi diversi guidati dal M° Corsetti, che ha offerto al pubblico l'occasione di assistere a “Bestia da stile”, “Porcile”, “Orgia”, “Manifesto per un nuovo teatro” e ''Carne e cielo', attraversando i bellissimi spazi della Pelanda. Il mio studio era, appunto, su “Bestia da stile” e , finito il lavoro sia io che gli attori abbiamo cominciato a chiederci come sarebbe stato provare a metterlo in scena integralmente. Da questo progetto è nata, dunque, l'idea di farne il mio saggio di diploma.

Pasolini non è un autore “facile”. Come ti sei avvicinato al suo testo?
“Il mio approccio è nato dall'amore che nutro verso questo autore, quindi non saprei dire se è un autore più o meno ''facile''.

Perché hai scelto di mettere in scena proprio questo testo di Pasolini? Cosa ti ha colpito maggiormente?
“Prima del laboratorio con il M° Corsetti avevo letto tante cose di Pasolini dal teatro ai saggi alle raccolte poetiche, ma non “Bestia da stile”.
Per curiosità ho cominciato a sfogliarlo e mi è sembrato un testo molto interessante. Pasolini in questo testo teatrale ha racchiuso tutta la sua biografia poetica e umana: raccontando di un poeta cecoslovacco, vengono rievocati vari episodi cardine della vita dello scrittore di Casarsa: le domeniche friulane, le passioni politiche e qulle poetiche, quella per Rimbaud su tutte, il dolore, come quello provocato dalla morte del fratello Guido,il rapporto con l'eros e gli incubi”.

Quali emozioni, sensazioni hai provato nel leggere Pasolini e anche nel portarlo in scena?
“È molto bello quando gli attori sono così vicini all'autore che stanno interpretando, in questo caso Pasolini e sentono come proprie queste parole così meravigliosamente disperate”.

Come è stato lavorare con il maestro Giorgio Barberio Corsetti ?
“Il M° Corsetti è stato un bellissimo incontro; ci ha guidati con una intelligenza e una competenza rare. Ha fatto in modo che ci confrontassimo con un grandissimo autore che, però, a differenza di altri affrontati in Accademia, è prima di tutto un poeta.
Questo, come regista e come attore, ti spinge a porti molte domande e a metterti un po' a nudo. Un altro grande insegnamento del Maestro è stato quello di averci consigliato, durante il periodo di laboratorio, di studiare il teatro di Pasolini partendo dai suoi film, dai suoi romanzi e dalle sue poesie per comprenderne la complessità e la ''disperata vitalità'' ”.

Pasolini voleva un teatro di Parola, soprattutto in questo testo. Per te, in quanto allievo della più importante Accademia di teatro italiana, cos'è il teatro, cosa rappresenta? Dai più importanza alla parola e quindi al testo o alla messa in scena?
“Non credo che le due cose siano così facilmente scindibili. Per quanto mi riguarda l'idea di mettere in scena qualcosa nasce in me sempre a partire da un testo, che non è necessariamente teatrale”.

In ultimo, come valuti la tua formazione in accademia, considerandola come esperienza formativa propedeutica a cominciare una carriera in un momento complicato per la cultura in Italia.
“In Accademia ci sono le persone, gli incontri, i maestri, i compagni. Queste cose sono state e sono molto importanti per me”.

Krizia Ricupero 6/11/2015

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